Alternative Rock è da anni un termine, un’ etichetta dal significato piuttosto vago e non meglio definito; certa critica lo ha citato in più occasioni, talvolta forse anche a sproposito, andando a comprendervi band dalle estrazioni più disparate. Sino a che, come spesso accade, anche l’ Alt Rock è pian piano divenuto appannaggio del mainstream con gli inevitabili pro e contro.

Soffermandomi sul versante inglese non c’è dubbio che volendo citare alcuni dei più noti esponenti del filone i nomi che vengono di getto sono almeno tre e cioè, in rigoroso ordine alfabetico, ColdplayMuse Radiohead. Per anni le riviste specializzate hanno cercato di creare una rivalità, stile Beatles/Rolling Stones per capirci, azzardando paragoni, similitudini, primigeniture dalle quali sono poi derivate ispirazioni, o peggio, copie; basta anche rovistare sulla rete per rendersene conto rapidamente.

Quel che è certo è che i Radiohead sono stati (tra i tre in esame) innegabilmente i primi a imporsi sulla scena e a proporre un tipo di sonorità moderna, capace di catalizzare in sé varie anime, dal progressive all’ indie pop, dal brit pop al rock; ad un certo punto poi, a mio parere, ognuno dei tre gruppi in questione è riuscito a rendersi nettamente identificabile.Tre anni dopo il celebratissimo e pluri premiato The Resistance tornano i Muse con il loro sesto lavoro in studio intitolato The 2nd Law; registrato in California vede la produzione della band, affiancata in un solo brano dal duo dubstep inglese Nero. I testi di due dei tredici brani di cui è composto sono stati scritti dal bassista Christopher Wolstenholme, tutto il resto è appannaggio della penna del frontman Matthew Bellamy. Secondo le anticipazioni e le dichiarazioni dei protagonisti The 2nd Law doveva essere un album diverso, che tirava una linea con il passato appropriandosi di sonorità nuove e anomale per il gruppo, nel tentativo appunto di dare una spinta evolutiva al loro sound. In realtà questa aspirazione, a mio avviso, si è concretizzata solo in parte nel senso che il trio ha oramai un proprio suono definito; giusto Follow Me, co-prodotto con i Nero, denota una certa diversità di arrangiamento; per il resto i fans del gruppo del Devon possono stare tranquilli, sono sempre loro.

Probabilmente rispetto a The Resistance il sound forse si è fatto più variato pur mantenendo il lirismo ma, vuoi anche per l’inconfondibile voce di Matt, l’impianto musicale è pressochè inalterato; sono già stati tratti due singoli, Survival (sigla dei recenti giochi olimpici) e Madness.

Andando nel dettaglio tocca a Supremacy introdurre il disco, brano con qualche vaga connotazione Led Zep (Kashmir); il mood è epico, per certi versi marziale grazie al rullante di Dominic Howard, cupo e oscuro per merito del basso di Wolstenholme. Credo potrebbe tranquillamente aprire il live set.

Madness è colma di suoni elettronici, a suscitare un notevole contrasto con la voce del singer e chitarrista; giusto un intermezzo della sei corde crea una spaccatura nel brano, sin qui davvero monocorde, per donargli maggior respiro ed ampiezza. Ispirata e vibrante la parte cantata conclusiva.

Ritmo funky con linee di basso secche e decise e chitarra conseguente, questa è Panic Station, carina nel suo insieme ma che trovo di poca sostanza; da l’impressione di un bell’abito…di una taglia sbagliata.

Introdotta dalla breve Prelude giunge Survivalal momento forse il passaggio più noto dell’album. Caratterizzata dai cori e dal controcanto a duellare con la voce, tiratissima, di Bellamy, regala una sonorità piuttosto dura ed incalzante, quasi teatrale per un vero e proprio inno.

Dedicata al figlioletto da poco nato, Follow Me, è il tipico ed intenso passaggio di MB, punteggiato dalle tastiere e da un ritmo dance (!); cantato molto aperto che spesso mi ricorda il Midge Ure di una volta.

Pezzo centrale, esattamente a metà del lavoro, Animals segna come una divisione tra le due metà; la costruzione musicale si fa più articolata, con la chitarra finalmente in bella evidenza grazie a rapidi ed efficaci inserti mentre le pelli svolgono un lavoro a dir poco scolastico.

Explorers debutta in modo fiabesco, con il piano che dolcemente accompagna la voce “calda” del cantante; lentamente poi si dipana sostenuta dall’ingresso graduale della ritmica a comporre una lieve e romantica ballad.

Una maggiore carica ritmica pervade Big Freeze, inframezzata purtroppo da un ritornello al limite del banale; un solo di chitarra cerca di “risolvere” tardivamente, l’andamento oramai è tracciato.

Probabilmente si tratta solo di un caso ma il brano che più mi piace è Save Me, scritto e cantato dal bassista; pezzo autobiografico che narra della lotta contro l’alcolismo sostenuta da Wolstenholme, si distacca (questo sì) dal lotto dei brani precedenti. Finalmente la musica riesce a diffondere un pò di quella magia necessaria a coinvolgere, una traccia molto intensa e ben suonata, a mio parere di un livello superiore pur non essendo strabiliante.

Subito dopo, a doppiare, Wolstenholme concede il bis con Liquid State il cui titolo si commenta da sé; atmosfera cupa, ritmo sincopato, consente una ulteriore variante all’ impalcatura musicale e la trovo piacevole.

A completare la title track divisa in due parti; la prima più breve, sub titolata Unsustainable, vanta un’ opening da vera e propria colonna sonora, commento musicale epico che viene contrastato dall’arrivo di suoni industrial, programmati, al limite del noise, interrotti dalla voce altissima di Bellamy. La seconda parte, Isolated System, offre migliori emozioni tanto da risultare uno degli episodi più convincenti, facendo leva su degli accordi ostinati di piano e sulla tessitura delle tastiere, in un lento e robotico crescendo.

Dopo cinque ascolti interamente dedicati questo, a mio parere naturalmente, è quanto emerge: una prima parte piuttosto prevedibile e quasi scontata, una seconda meritevole di più attenzione e con qualche spunto degno di nota. Se nelle intenzioni c’era la volontà di ulteriori cambiamenti il bicchiere è mezzo vuoto altrimenti, se in realtà il desiderio era quello di cavalcare l’onda allora il bicchiere è mezzo pieno. Personalmente non ne sono rimasto affascinato più di tanto, anzi.

Max

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...