Radiohead Arena Parco Nord Bologna 25 settembre 2012

Pubblicato: settembre 28, 2012 in Recensione Live Shows
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Mi risulta strano recensire i Radiohead, il mio rapporto con loro non è per niente facile.

Prima di essere presa a sassate da chi invece li ama incondizionatamente, premetto che ne riconosco l’innegabile valore: negli ultimi vent’anni hanno probabilmente dato alla musica stimoli nuovi come pochi altri, possiedono una spiccata personalità, tanto da non imitare nessuno, ma essere al contrario imitatissimi, sono testimoni di una modernità per molti aspetti alienata e alienante che fornisce una delle più precise e interessanti letture musicali dei nostri tempi e infine, come se non bastasse, Thom Yorke è un genio, un artista completo, dotato di una voce straordinaria che usa in modo assolutamente unico.

Di fronte a tanta perfezione mi piacerebbe poterli almeno detestare per partito preso, invece non mi riesce di farlo, perché amo troppo la buona musica per non apprezzare quella rosa di pezzi del loro repertorio che, anche per una vecchia rockettara dura e pura come me, sfiorano l’assoluto.

Avrei vita più facile se mi stessero antipatici, invece non è neanche così anzi, al contrario, dopo quest’ultimo concerto al Parco Nord di Bologna, la seconda volta che li vedo dal vivo, provo per loro una sincera simpatia.

Eppure non mi catturano mai più di tanto, li percepisco piuttosto algidi e non riesco ancora a comprendere, dopo otto dischi che ho ascoltato molto spesso, se questa distanza emotiva è esattamente l’effetto che hanno in mente di ottenere quando compongono, è un  quadro di malinconia e alienazione che dipingono così bene, da non farti accorgere che ti hanno catturata, oppure se sono io  che non li capisco.

Un concerto sofferto questo del 25 settembre: prima spostato di sede, poi rimandato, ha visto il Parco Nord invaso da almeno venticinquemila persone, con le strade d’accesso quasi bloccate fin dal primo pomeriggio e un’atmosfera da grande evento che a Bologna non si respirava da molti anni.

L’impatto con il palco è stato subito di grande effetto: molto tecnico, un emiciclo ingabbiato in una possente struttura metallica, sovrastato da una serie di sei grandi schermi in grado di scomporre le immagini dei musicisti come di produrre effetti di luce. Sul palco stesso un’altra dozzina di schermi sospesi, sorretti da cavi in grado di cambiarne la disposizione in modo estremamente suggestivo.

Thom Yorke appare subito in gran forma, insolitamente vivace, tenta persino un essenziale scambio di saluti con il pubblico in italiano che mi stupisce molto positivamente:  non è uno che ci marcia a fare lo schivo, è uno autentico così e devo ammettere che lo stimo perché odora di chi non cerca compromessi o benevolenza. E’ concentratissimo, come sempre e questo, unito alla sua voce, è un punto di forza a suo favore.

Sembra quasi voler invitare il suo pubblico a restare altrettanto concentrato, perché non si preoccuperà di chi non lo segue e resta indietro.

La band, arricchita di una seconda batteria con Clive Deamer dei Portishead, e con un basso  veramente potente, costruisce fin dall’inizio su ogni pezzo un tappeto ritmico con un forte effetto ipnotico, sul quale si inseriscono le ruvide sortite noise di John Greenwood, creando tutto lo spazio necessario a Tom Yorke per sviluppare le sue affascinanti armonie vocali.

Sono bravi sul serio, me ne accorgo subito, anche se non non è il genere di musica che amo, anche se non riesco ad emozionarmi con i loro brani al limite della techno music…

Però poi quando sento le prime note di Lucky, uno dei capolavori di quel capolavoro che è OK Computer, il brivido lo sento anche io: forse è per questi pezzi che continuo da anni ad ascoltarli ed è per questi momenti che riconosco ai Radiohead il grande merito di avermi regalato ritagli di assoluto.

I pezzi del nuovo disco si alternano a brani meno recenti, vengono eseguiti in modo impeccabile e chiusi senza alcuna concessione, delineando il tracciato di un progetto musicale netto, innovativo in modo assolutamente originale.

Quando inizia il ritmo tribale di There There, suonato come settimo pezzo in scaletta, sento che c’è un cambio di marcia e che il concerto sta veramente decollando: è un brano assolutamente geniale, costruito ed eseguito in modo magnifico.

Spero di poter mantenere questa sensazione fino alla fine, ma le emozioni ritornano così forti solo con i momenti più lenti e malinconici, nei quali le doti interpretative di Thom Yorke  regalano atmosfere struggenti: You and Whose Army?, per esempio, la meravigliosa Exit Music -momento da brivido, per me il più alto del concerto- Reckoner, House of Cards, ma anche Paranoid Android, capolavoro storico, o le acustiche Daily Mail e Give Up The Ghost.

Venticinque pezzi per quasi due ore e mezza di concerto, un passaggio attraverso vent’anni di carriera che hanno indubbiamente rivoluzionato la musica, con alcuni momenti altissimi e altri, per me che non amo il genere, forse un po’ ripetitivi, specie nei brani nei quali l’impatto elettronico è più massiccio e la perfezione esecutiva fa sembrare i Radiohead un po’ i primi della classe.

L’impressione che ne ho è che per quanto eccellenti siano i musicisti, per quanto gli arrangiamenti di Greenwood rappresentino in buona parte la cifra stilistica dei Radiohead, siano la personalità carismatica del frontman e la sua voce inimitabile a costituire l’essenza di questo gruppo, esattamente com’era per i R.E.M. di Michael Stipe, con l’effetto di renderli a tratti monotoni.

Un concerto bello, sicuramente memorabile per chi li sa amare meglio di me, che sono con i Radiohead in eterno conflitto, che mi emoziono con loro solo a intermittenza e per il resto li sento freddi, perfetti ma freddi.

Perfetti però, forse troppo.

Clara

Lotus Flower

Bloom

15 Step

Lucky

Kid A

Morning Mr. Magpie

There There

The Gloaming

Separator

Pyramid Song

You and Whose Army?

I Might Be Wrong

Planet Telex

Feral

Little by Little

Idioteque

Encore:

Exit Music (for a Film) (played instead of Airbag)

The Daily Mail

Myxomatosis

Paranoid Android

Encore 2:

Give Up the Ghost

House of Cards (not on setlist)

Reckoner

Everything In Its Right Place  (True Love Waits intro)

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commenti
  1. paolo ha detto:

    grazie per questa bella recensione, per chi come me ha rinunciato ad assistere a questa loro tournee, visti i prezzi veramente alti imposti in Svizzera e perdipiu` per una collocazione dalla logistica perlomeno discutibile (una cava di pietra in mezzo ad una valle).

  2. Clara ha detto:

    Paolo, come tu ben sai neanche l’Arena del Parco Nord è una location ideale…e quanto ai prezzi, all’inizio, quando sembrava che il concerto dovesse tenersi in Piazza Maggiore, i biglietti costavano cifre improponibili, già calate con la riapertura delle prevendite dopo lo spostamento al Parco Nord. La sera del concerto costavano la metà di quello che li ho pagati io in luglio con la prevendita. L’Arte dovrebbe essere più accessibile, specie per i giovani.

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