Neil Young with Crazy Horse Psychedelic Pill 2012

Pubblicato: ottobre 29, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Tuttora quando mi trovo davanti ad un album nuovo di Neil Young la prima cosa che faccio è ringraziare “lassù” che dopo tutto questo tempo “the loner” sia ancora qua, a raccontarci le sue storie con quella voce nasale inconfondibile e la sua chitarra dal suono sporco. Nonostante questo sia già il trentacinquesimo (!) capitolo solista della sua lunghissima carriera ogni volta si accende l’emozione per scoprire che cos’altro, quali vicende, abbia ancora da narrare il canadese.

Premetto che a fronte di una discografia così imponente è inevitabile sottolineare che anche il buon Neil qualche passaggio a vuoto lo abbia compiuto, non tutta la musica che ha composto e suonato potrà rimanere negli annali del rock. Ritrovare però ancora tutta questa energia, questa voglia disperata di comunicare in un rocker oramai di 67 anni è sempre un gran bel sentire.

Il 2012 rimarrà per Young un annata particolare; un vigore ed una ispirazione ritrovati, il sodalizio nuovamente cementato con i “suoi” Crazy Horse hanno dato alle stampe ben due album.In prima battuta Americanauna rivisitazione di songs di genere tradizionale ed ora questo doppio Psychedelic Pill, sorprendente nel formato e per certi versi imponente.

Va detto subito che essenzialmente troviamo un Neil Young elettrico, con una verve quasi furiosa che rimanda piacevolmente ai tempi di Live Rust (1979); anzi, direi un “Nello” inaspettato a questi livelli, molto rock e poco country. Di rimando, i vecchi compagni di avventure non sono certo da meno : Billy Talbot, Ralph Molina Frank Sampedro menano veri e propri fendenti a dispetto dell’età, non proprio da rookies.

Un album sostanzioso nel quale Young letteralmente si scatena, sfoderando una prestazione per me del tutto imprevista; l’andamento delle ultime uscite, in particolare l’incensato ma controverso Le Noise (2010), non faceva prevedere uno scatto di reni simile.

Con lui i Crazy Horse si riappropriano totalmente del loro vecchio sound sul filone più graffiante ed elettrico, sfoderando ancora gli artigli con brani ora lunghi, ora quasi infiniti e le sensazioni, le emozioni, sono ancora quelle forti e saporite di un tempo.

Quattro brani nel primo Cd, cinque per il secondo, per una durata complessiva che sfiora l’ora e mezza !

Cd1

Una partenza incredibile, un brano acido, lunghissimo (più di 27 minuti) che riporta non solo al NY di vecchia data ma addirittura denota un mood quasi alla Grateful Dead. Una sorta di jam interminabile, dilatatissima; questa è Driftin’ Back. Una  breve fase introduttiva acustica che richiama il Neil più intimo lascia presto spazio ad uno sviluppo elettrico. I suoni col passare del tempo vanno sempre più “sporcandosi”, note lunghe e quasi dissonanti per una serie di solo chitarristici senza fine. La ritmica di Talbot e Molina funge da supporto al servizio di Young, a suo volta sostenuto e doppiato dalla chitarra di Sampedro; tutto lo svolgimento fa pensare ad una improvvisazione, un qualcosa nato su pochi accordi e poi espanso all’infinito sull’onda di ottime sensazioni dei musicisti. I cori dei Crazy Horse restano sempre avvolgenti e discreti, un pezzo assolutamente particolare e da gustare tranquillamente. Se posso muovere un appunto è sulla durata che può risultare sconcertante.

Psychedelic Pill, la title track, si presenta in due versioni. La prima è quella originaria, grande uso di flanger e riverberi, per un pezzo di nuovo nella versione più aggressiva del canadese. Il titolo è una garanzia, matrice psichedelica al 100% ma soffre un pò l’inevitabile contrasto con il moloch precedente.

Poco male comunque perchè la band cala sul tavolo un asso, Ramada Inn, che con i suoi 17 minuti regala ancora grandi emozioni; un lento e graduale svolgersi, come da decenni ci ha abituato ad ascoltare “the loner”, vira progressivamente su sonorità più ruvide. Siamo comunque ben distanti dalla cupezza di Le Noise ed invece molto più vicini ai vecchi standard musicali. Pur se in modo più contenuto anche per Ramada Inn permane questa sensazione di immediatezza, di improvvisazione che è presente in Driftin’ Back, tanto da fare sembrare l’album quasi un live piuttosto che un disco in studio. Ne esce un qualcosa che per impatto fa tornare addirittura ai tempi di Everybody Knows This Is Nowhere.

Born In Ontario chiude il primo disco; un tributo alla terra d’origine mai dimenticata, un passaggio a volo radente sulle tappe salienti della propria vita e segnatamente al trasferimento negli Stati Uniti ed al conseguente successo. Le radici canadesi però non sono mai state dimenticate.

Cd2

Twisted Road con la voce di Young in primo piano apre il secondo Cd. Pur rimanendo in ambito elettrico, il pezzo è venato si sfumature country frammiste a blues e rock. Una ballata quasi tradizionale per un omaggio al Bob Dylan di Like a Rolling Stone.

Una vera e propria perla è rappresentata da She’s Always Dancing, nella quale lo Young più ispirato e coinvolgente rapisce e travolge con una ballata strepitosa. Il feeling con la band è allo zenith e la chitarra di Neil graffia i cuori con le sue note distorte e lancinanti. Passano gli anni ma la voce, particolare più che bella, rimane inalterata con il suo carico di urgenza e disperazione, con il suo alone invisibile di grandezza. Un vero ponte con un passato lontano per un presente incredibilmente vivo, sottolineato pure da uno struggente solo di chitarra.

For the Love of Man restituisce il lato quasi crooner del musicista, per un pezzo classico nel suo repertorio. Arrangiamento orchestrato dalle tastiere di Sampedro, un andamento lento e sognante che se non aggiunge niente di particolare fa apprezzare ancora di più il lato intimistico e sensibile dell’uomo di Toronto.

C’è ancora spazio per un rock lunghissimo e bollente; punteggiato da una melodia fischiettata Walk Like a Giant offre nuovamente uno spaccato quasi live, per intensità, da parte della band. La quantità di energia emanata dalla musica è incredibile ed è la riprova che talvolta andare alla ricerca della novità fine a sè stessa non sempre è necessario. Ascoltare la Gibson di Neil in azione è più esplicativo di molte parole, torrenziale !

Psychedelic Pill (Alternate Mix) chiude i giochi e risulta una versione più convincente dell’originaria, più briosa.

Un disco incredibile, registrato col piglio di un incisione fatta in garage davanti a pochi intimi, improvvisando e variando su temi suscettibili di ogni sviluppo. Grande intensità, suoni inconfondibili e ancora tanta ma tanta voglia di rock.

Grande Neil !

Max

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