Tiamat The Scarred People 2012

Pubblicato: ottobre 29, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Doverosa premessa sull’eterno e amletico dubbio; è proficuo (e sensato) che una band ripeta fedelmente i propri stilemi, disco dopo disco, senza mai divagare o è preferibile ad un certo punto una virata alla ricerca di nuove ispirazioni ? Per parte mia credo che la risposta definitiva sia impossibile da trovare perchè molto legata e dipendente da troppe variabili. Non ultima quella che prevede quale tipo di innovazione o mutazione venga apportata, se e quanto efficace.

La domanda la lascio dunque aperta, sospesa ma è funzionale alla presentazione del nuovo album dei Tiamat, metal band svedese giunta alla decima uscita. Ho usato volutamente il termine generico metal perché sono note le trasformazioni che ha subito il sound del trio scandinavo; death, symphonic black, gothic. Fasi e lavori diversi, sempre comunque interessanti e stimolanti con alcune vette davvero importanti, cito “a caso” Clouds Wildhoney.

Da un certo momento in poi una svolta verso lidi gothic rock con la quale i Tiamat hanno preso decisamente le distanze dal loro florido periodo degli anni ’90; molti sono rimasti profondamente delusi, c’ è chi invece ha continuato ad apprezzarne la qualità, pur molto diversificata.Se con Amanethes (2008) i fans di vecchia data si sono sentiti in qualche modo traditi credo che con The Scarred People faticheranno nuovamente a ritrovare il feeling con il trio. A mio parere non si tratta in assoluto di un brutto lavoro ma ribadisco che con il vecchio filone musicale ha davvero pochissimo in comune; la band da tempo ha operato una scelta, discutibile o meno e conferma di volere proseguire il proprio percorso verso questo indirizzo.

Per Napalm Records e prodotto da Siggi Bemm, The Scarred People si compone di undici tracce che uniscono atmosfere più cupe e lugubri ad echi floydiani e ad inaspettate aperture melodiche  e ritmiche. Qualche raro momento epico si affaccia di tanto in tanto ed il risultato che ne scaturisce rimane su quanto espresso negli ultimi anni della loro discografia.

Johan Edlund, leader indiscusso del gruppo, confeziona dunque un disco che prevedere controverso mi pare sin troppo facile; vive di qualche disomogeneità, alternando momenti di fulgida bellezza quali Radiant StarThe Sun Also RisesLove Terrorists ad altri meno pregnanti ma comunque validi come Winter Dawn384 – Kteis, Tiznit The Red Of The Morning Sun.

Purtroppo fanno parte del lavoro anche passaggi obiettivamente opachi e scarni quali la title track, Messinian Letter Thunder & Lightning che colpiscono per la loro inconsistenza, non da Tiamat.

Edlund dispone del suo cantare basso ed enfatico in modo talvolta monocorde ma regala delle gioie con la sua chitarra (Radiant Star) oppure con delle melodie accattivanti (The Sun Also Rises); in ambedue i casi comunque è l’atmosfera creata a risultare decisiva e coinvolgente, due pezzi bellissimi e tra l’altro contigui. Anders Iwers (basso) e Lars Sköld (batteria) costituiscono ormai una sezione ritmica affiatata e precisa, forse sin troppo contenuta e ligia.

Molto più dinamica e tirata Love Terrorists dove non a caso lo spazio per l’armonia si dilata, si amplia, consentendo comunque ad Edlund di sciorinare uno splendido e fulminante solo con la sua sei corde.

Davvero buono lo spunto più duro e quasi dark di Winter Dawn; su una linea simile si snoda la seguente 384 – Kteis con un ritmo molto cadenzato e lento, lacerato da improvvisi inserimenti delle tastiere e della chitarra di Edlund.

Fa bella storia a sé Tiznit, acquerello giocato su lievi accordi della chitarra acustica; The Red Of The Morning Sun, pezzo conclusivo del disco, emana un profondo senso di tristezza e nostalgia, la voce di JE è qui forse più espressiva che in altre occasioni.

Tralasciando Before Another Wilbury Dies per la sua brevità (comunque un buon filler) i rimanenti tre pezzi, come detto, non mi sembrano all’altezza proprio per fragilità e banalità intrinseca.

Dunque, riassumendo, una prova difficile da collocare; nel complesso sufficiente (ove si eccettuino le cadute evidenziate), c’è pure qualche lampo di grana fina ma rimane un senso di delusione, come di un appuntamento importante mancato. Le scelte radicali difficilmente vengono condivise in toto, quando si effettuano se ne assumono anche i rischi ed in questo caso l’impressione è che l’ultima direzione intrapresa dai Tiamat non possa portare ancora molto lontano.

Max

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