Dopo un silenzio durato ben undici anni, interrotto solo dall’album di cover Honkin’ on Bobo, tornano alla ribalta gli Aerosmith con Music From Another Dimension! 

Mai la band di Boston aveva attraversato un periodo così lungo senza pubblicare un nuovo disco e dunque la curiosità intorno a questa release è a livelli notevoli. Nel lasso di tempo così prolungato è successo un pò di tutto; tour, infortuni, operazioni, progetti solisti, collaborazioni. La “macchina” dunque è rimasta attiva ma evidentemente i tempi non erano mai maturi per la realizzazione di un nuovo progetto.

Finalmente, con la co-produzione del solito Jack Douglas e in misura minore di Marti FrederiksenSteven Tyler & Joe Perry sono in grado di presentare l’ultima fatica della band, album in studio n.15.

Va da sé che parte del materiale sia stato inciso strada facendo e dunque non tutto sia fresco degli ultimi mesi ma è comunque inedito; scritto davvero a più mani, pure da collaboratori esterni cosa non nuova per gli Aerosmith, vede anche la presenza di ospiti illustri quali Julian LennonRuss Irwin (tastiere), la cantante country Carrie Underwood, Mia Tyler (figlia), il chitarrista Rick Dufay ( già membro della band) e in un coro persino Johnny Depp.Rock, hard rock, pop-rock; da sempre il gruppo americano ha attraversato ripetutamente questi confini con estrema disinvoltura, venendo accostato in passato persino alla scena metal (personalmente l’ho sempre ritenuto un azzardo). Quintetto stabile e mostruosamente monolitico se si pensa che Tyler, Tom HamiltonJoey Kramer, Joe Perry e  Brad Whitford sono tutti i membri originari ! Indubbiamente questa è sempre stata la forza d’urto della band che in carriera ha raccolto un’infinità di successi e di vendite, premiata da un numero esponenziale di dischi di platino e d’oro.

Sulla qualità della proposta musicale, astratta dai riscontri di critica e di pubblico, a parere mio invece qualche riserva c’è sempre stata; spesso gli Aerosmith hanno alternato ottime prove ad altre fin troppo “easy”, disimpegnate e questo più volte mi ha lasciato perplesso. Ripeto, è solo una mia personale valutazione che comunque fa salva la personalità e le doti di Steven Tyler & Co.

Music From Another Dimension! si presenta come un lavoro per certi versi monumentale: quindici brani per una durata complessiva di quasi un’ora e dieci lo pongono all’attenzione come un vero e nutrito compendio delle attuali possibilità del quintetto.

Bisogna subito intendersi, nel senso che analizzando un disco degli Aerosmith è logico che non ci si può aspettare più chissà quale innovazione, oramai parliamo di una band con un seguito stellare ed in una tale posizione di forza da potersi permettere qualsiasi scelta o non scelta; questa ultima release si presenta come una vera e propria raccolta anche se stiamo parlando di inediti.

Probabilmente, vuoi a causa del lungo periodo di inattività in studio, vuoi per un esigenza tendente ad accontentare un pubblico sempre più vasto, Tyler e soci non si sono fatti mancare nulla; ballate strappalacrime, rock molto radio-friendly, qualche brano più tirato e corposo, qualche pezzo di levatura inferiore inserito magari come riempitivo. Come spesso accade essere più sintetici probabilmente sarebbe stato premiante ma, evidentemente, i nostri avevano la volontà di comunicare molte cose.

Tra le immancabili ballad che hanno reso celebre l’ugola di Steven Tyler voglio segnalare What Could Have Been Love, un vero e proprio nuovo standard per il gruppo, carica di enfasi, perfetta come tema per una eventuale colonna sonora.

Can’t Stop Loving You, duetto eseguito con Carrie Underwood che regala un buon impasto tra le due voci su di una struttura musicale piuttosto semplice, molto F.M.

We All Fall Down dove Tyler si accompagna al piano su di un testo scritto da Diane Warren, per un brano che gira tondo e senza sbavature sino al classico finale in crescendo.

Closer è più mossa, con variazioni di tempo e l’immancabile chitarra di Joe Perry in buona evidenza, molto belli i cori delle seconde voci.

La conclusiva Another Last Goodbye punteggiata da accordi cadenzati del piano e da intensi vocalizzi del singer.

Sul fronte dei brani più rock senza dubbio Legendary Child è assolutamente il più trascinante, quello in cui gli Aerosmith sfoderano davvero gli artigli e proiettano il sound più pesante. Ritmica aggressiva, gran lavoro delle chitarre con un gustoso solo di Perry, un pezzo ben costruito.

Beautiful nella quale si esibisce come seconda voce pure Mia, figlia di Tyler, è un classico brano rock della band, mai troppo ruvido o sporco, simile probabilmente a molti altri ascoltati ma ha il merito di scorrere liscio.

Out Go The Lights regala ancora emozioni pur rimanendo ancorata completamente ai dettami sonori più cari alla band ma, come accade in questi frangenti, ciò che sanno fare gli Aerosmith lo fanno bene !

Veloce e stringato rock’ n roll quello di Lover Alot dove un plauso particolare va al basso a sei corde suonato per l’occasione da Joe Perry.

I rimanenti sei brani scorrono via in modo abbastanza neutro, non credo lasceranno tracce indelebili pur mantenendo una qualità dignitosa. Tra questi una menzione a parte la merita Street Jesus perché comunque è una song piuttosto variata e composita, in grado di spuntare qualche bella accelerazione.

Oh Yeah da ricordare perché moto “stones” nel riff principale.

L’ennesimo ritorno di questo 2012, da salutare senz’altro con piacere. Gli Aerosmith sono un gruppo in giro ormai da 40 anni, di loro si sa tutto e non penso (musicalmente) ci sia più da scoprire alcunchè; questa nuova fatica dunque credo vada accolta con favore e rispetto, riconoscendone pregi e difetti, virtù e limiti.

Max

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