Van der Graaf Generator – House With No Door ( H to He, Who Am the Only One 1970)

Pubblicato: dicembre 23, 2012 in Recensioni Vintage
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L’ondata del nuovo movimento (poi chiamato progressive rock), vede tra gli altri, ormai lanciati, i Van der Graaf Generator, band fondamentale nata e cresciuta tra Manchester e Londra. Sono anni musicalmente effervescenti, uno zampillare continuo di idee e proposte che andranno a scrivere di li  a poco la storia del rock. In Inghilterra, l’eredità dei Beatles viene raccolta da alcuni gruppi che pur essendo alle prime armi mostrano da subito l’intenzione di volere ampliare gli orizzonti proposti dai Fab Four nella seconda parte della loro carriera. Questo processo di elaborazione e sperimentazione passa attraverso varie modalità, ognuna peculiare e diversa, tanto da divenire in breve uno stile, perfettamente riconoscibile.

Siamo verso la fine del 1970 e i VDGG, capitanati da quello che si rivelerà in tutto e per tutto uno dei musicisti essenziali ed imprescindibili (Peter Hammill) hanno già al loro attivo due album dal peso specifico notevole, ricchi di contenuti e di brani destinati a diventare di culto pur appartenendo ancora alla fase iniziale della loro discografia. Nel settembre del 1969 The Aerosol Grey Machine (il debutto) e solo 5 mesi più tardi l’uscita di The Least We Can Do Is Wave to Each Other riescono da subito a dettare le nuove coordinate indicate dalla band che come vedremo, hanno modo di distaccarsi stilisticamente in modo netto dagli altri gruppi coevi.

Sfruttando una vena compositiva che pare inesauribile e perennemente in fermento Hammill e soci pubblicano il loro terzo disco, H to He, Who Am the Only One giusto alla fine del 1970; se i precedenti avevano già fornito precise indicazioni e alcune perle rimaste poi nel firmamento del progressive, il nuovo album probabilmente è quello della crescita, quel grado di maturazione musicale e compositiva che spesso precede la consacrazione (meno di un anno dopo uscirà Pawn Hearts…).

Solo cinque brani compongono quello che rimane una pietra miliare del genere, due dei quali (Lost Pioneers Over c) sono in effetti delle mini-suite. Altri due brani splendidi come Killer The Emperor In His War Room e, incastonata tra loro come una gemma, House With No Door, brano più breve del lotto. 

Poco prima di concludere le registrazioni il bassista Nic Potter decide di lasciare la band ed il suo posto viene preso dal tastierista Hugh Banton che deve dunque sdoppiarsi nei ruoli; questa è proprio la formazione che incide House With No Door, con Guy Evans alla batteria, David Jackson funambolo dei fiati e la “mente” Hammill voce, chitarra e, nel caso in questione, piano.

Il testo, come tutti gli altri, è ad opera di Hammill e semmai ce ne fosse bisogno è una magistrale conferma di tutte le doti visonarie, le angosce, le ansie, gli incubi che Peter riesce a mettere nero su bianco con drammaticità e urgenza, riuscendo poi a fornire delle interpretazioni estremamente coinvolgenti.

La solennità introduttiva del piano, subito affiancato dal basso, i primi versi cantati da Hammill, sono da pelle d’oca; tutto l’andamento di quello che è una sorta di incubo viene caratterizzato dalla voce accorata del frontman, accompagnato dal piano. Linee essenziali e ben presenti del basso tendono a rimarcare il senso di angoscia e tristezza del pezzo, assecondate dal drumming asciutto e puntuale di Evans. Un lento e progressivo crescendo, evidenziato dall’ingresso del flauto di Jackson mai così dolce e sognante; quasi una pausa, una variazione lieve e malinconica, completata ed espansa dall’inserimento del sax. Questo prima della ripresa del tema iniziale che riporta improvvisamente in alto il pathos del pezzo, con Hammill che sale di tono con un timbro sempre più angosciato e disperato, verso un finale strumentale pregno di umori e sensazioni, evidenziate ancora una volta dall’ottimo lavoro di Banton.

Un brano di grande atmosfera, forse a suo modo una ballad, con un testo ben lontano da certi mood sognanti-onirici-favolistici; un vero e proprio incubo ad occhi aperti che segna e segnerà un’impronta, un marchio di fabbrica, nelle composizioni dei Van der Graaf Generator prima e di Hammill poi.

Max

There’s a house with no door and I’m living there
at nights it gets so cold and the days are hard to bear inside.
There’s a house with no roof, so the rain creeps in,
falling through my head as I try to think out time.
I don’t know you, you say you know me, that may be so,

there’s so much that I am unsure of …
You call my name, but it sounds unreal, I forget how I feel,
my body’s rejecting the cure.

There’s a house with no bell, but then nobody calls;
I sometimes find it hard to tell if any are alive at all outside.
There’s a house with no sound; yes, it’s quiet there …
there’s not much point in words if there’s no-one to share in time.
I’ve learned my lines, I know them so well, I am ready to tell
whoever will finally come in
Of the line in my mind that’s cold in the night, it doesn’t seem right
when there’s that little dark figure running …somebody help me

There’s a house with no door and there’s no living there:
one day it became a wall … well I didn’t really care at the time.
There’s a house with no light, all the windows are sealed,
overtaxed and strained
NOW NOTHING IS REVEALED BUT TIME
I don’t know you, you say you know me, that may be so,
there’s so much that I am unsure of …
You call my name, but it sounds unreal, I forget how I feel,
my body’s rejecting the cure …..
Won’t somebody help me ……?

 

commenti
  1. VdGG scrive:

    Gruppo e disco immensi, inutile aggiungere altro.
    Li rivedrò il 5 luglio a Pistoia insieme a Steven Wilson…che serata…

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