frontEravamo rimasti tre anni fa sulle note di 7 Sinners, disco non proprio esaltante che comunque si era attestato su di un livello superiore alle prove precedenti; ora ci riprovano e quando si parla degli Helloween gli appassionati sono in fermento. Band seminale e sicuramente caposcuola del power metal, ad ogni uscita scatena entusiasmi e, da qualche anno, anche molti dibattiti e qualche critica. I motivi sono ben noti, inutili ripercorrerli in dettaglio e comunque fanno capo all’allontanamento del grande cantante Michael Kiske (stiamo parlando ormai di 20 anni fa)  e ancor prima (!) all’abbandono dell’ottimo chitarrista e cantante Kai Hansen.
Come spesso accade quando simili pezzi da novanta lasciano un gruppo, i sostituti sono destinati a duri paragoni e sovente ad una vita grama, salvo poi riuscire col tempo a conquistare la fiducia e l’affetto dei fans. Oltretutto, va ricordato, che avendo i ragazzi di Amburgo al loro attivo titoli come Walls of Jericho e i due capitoli di Keeper of the Seven Keys, vere pietre miliari del genere, hanno lasciato una pesante eredità a coloro che si sono succeduti.

(Resta inteso che quanto appena detto va interpretato solo come una rapidissima carrellata storica e nulla più, a beneficio di chi magari è meno a dentro alle cose “metalliche”).

Poi è cominciata l’era-Deris e, pur se con alterne fortune e vicende, i tedeschi sono andati avanti ed oggi presentano Straight Out of Hell, quattordicesimo album della loro discografia; alfieri di un genere ancora bello ma che forse sconta in parte il tempo trascorso.

Cd sostanzioso (un’ora secca la durata), composto da tredici pezzi da ascoltare tutti d’un fiato; prodotto al solito dal navigato Charlie Bauerfeind mostra a mio parere i tedeschi ancora in grado di dire la loro, riuscendo a mediare tra vecchi riferimenti e qualche spunto innovativo e moderno. La sensazione è che gli Helloween abbiano in parte recuperato un pò di freschezza.

Ad accompagnare la voce (comunque notevole) di Andi Deris troviamo dunque Michael Weikath (chitarra) e Markus Großkopf (basso), ambedue da sempre nel combo tedesco e gli ormai collaudati Sascha Gerstner (chitarra) e Daniel  Löble (batteria); ad eccezione del drummer ognuno ha lasciato la propria firma nella stesura dei brani.

Il tratto migliore del lavoro è che, pur essendo chiaramente orientato, mostra una discreta varietà di tematiche; così si parte con Nabataea, primo singolo estratto, chiaramente ispirata al mitico regno dei Nabatei; offre un riuscito connubio tra power metal e qualche lontana influenza mediorientale. Si tratta probabilmente solo di una suggestione tesa a collegare la trama con la musica, il pezzo gira molto bene, abbastanza variato e convincente. Le due chitarre hanno modo di scatenarsi in inseguimenti senza fine mentre la ritmica, implacabile, forgia il ferro. Molto piacevole pure un deciso cambio nella parte conclusiva.

Segue World of War dall’incedere indiscutibilmente power, per poi guadagnare in cattiveria e solidità, prima di tornare su di un indirizzo tipico della band che si esprime a velocità siderale.

Live Now! rappresenta un altro tipico esempio dell’amore dei tedeschi per il loro genere, pur se con la volontà di modernizzarlo così da renderlo più attuale.

Far from the Stars (davvero troppo old fashioned), Wanna Be God (brutta e con strani echi dei…Queen), AssholeYears (scontata) sono brani troppo legati ai vecchi schemi e di questo, inesorabilmente, ne risentono; potendo li avrei esclusi dalla selezione.

Meglio con Burning Sun che pur se ancorata sugli antichi dettami mostra una gran cattiveria e regala un ottimo solo di chitarra, una rasoiata. I cori si susseguono, in tonalità sempre più alte mentre va notato come la voce di Deris abbia modo di tenere con piglio e decisione la scena. Probabilmente non ha l’estensione vocale del predecessore ma è comunque potente e secco.

Note di piano introducono Waiting for the Thunder, una delle tracce più riuscite che ha le credenziali per divenire un anthem ed incendiare il palco. Gran tiro, basata su una melodia immediata con un ritornello trascinante.

Ottima ballad, linea melodica indiscutibile e coinvolgente, Hold Me in Your Arms è un altro pezzo in cui gli Helloween fanno centro.

La title track risulta un buon brano power. anche se il livello non è eccelso; è indubbio che quando la band (in modo onesto, va riconosciuto), si adagia ancora sul filone originario i risultati non possono più essere quelli di tanto tempo fa. Oltre al velo di polvere emerge anche una certa ripetitività.

Make Fire Catch the Fly recupera e sprigiona una maggiore energia e forse più convinzione; qualche stacco, alcune variazioni tese a spezzare la trama, riescono a conferire propellente e varietà ad un brano altrimenti destinato a rimanere piatto.

Chiude un brano/denuncia, Church Breaks Down, introdotto da cupe note di organo per poi evolvere in una travolgente cavalcata nella quale, nuovamente, vorrei sottolineare la buona prova al microfono di Deris.

Gli Helloween ci sono ancora, eccome; la carica, l’energia sono presenti in abbondanza, tra un”asshole” e un “motherfucker”! Straight Out of Hell è sicuramente un buon lavoro, con ogni probabilità uno dei migliori e vivi che abbiano inciso negli ultimi anni. Qualche perplessità se mai rimane intorno al genere che, ripeto, a distanza di decenni mi pare abbia perso freschezza.

Ad ogni modo ci sarà modo di poterli vedere in azione il prossimo marzo a Bologna, credo che non mancherò..

Max

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commenti
  1. Simone ha detto:

    Ottimo album, decisamente migliore rispetto a 7 Sinner, sullo stesso ottimo livello di Gambling. Le tracce migliori: Years (motivetto orecchiabile, glorioso e epico), Straight out of Hell (sembra la Starlight del 2013), World at war e Far From The Stars (l’happy metal che ci hanno insegnato ad amare, canzoni positive e molto potenti), Burning Sun (chiara dimostrazione dell’estro musicale di Michael Weikath). Le altre non mi sono piaciute, poco incisive, scontate, noiose. Se compro un album degli Helloween voglio sentire il sound degli Helloween, quindi power metal super veloce, fatto con stile, positivo e energico. Songwritters come Derris e Garstner ultimamente non mi dicono niente.

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