frontGiusto due anni fa usciva Elysium, album che pur non facendo gridare al miracolo mostrava almeno una ritrovata verve e la consueta onestà da parte degli Stratovarius i quali, va detto, cominciavano a mostrare un pò la corda. Elysium funzionava però a strappi, a momenti, alternando spunti pregevoli ad altri troppo prevedibili, denotando perlomeno la volontà di recuperare lo smalto perduto; ed il tema della prevedibilità è quello che spesso, dal mio punto di vista, si può accompagnare ad un genere come il power metal che forse più di altri, nel tempo, ha subito questo contraccolpo.

Neanche a farlo apposta Nemesis, quattordicesimo album della band finlandese, esce poco dopo il nuovo titolo degli Helloween (Straight Out of Hell, di cui ho avuto modo di scrivere proprio di recente) e anche per i maestri tedeschi, capiscuola del genere, il tempo trascorso ha lasciato qualche segno evidente ed innegabile. Molti gruppi della prima ondata del power, di quella storica-primigenia per intendersi, si sono trovati a dovere fare i conti con questo problema e bene o male nessuno ne è uscito indenne. Come sempre c’è chi ha pagato dazio in modo più salato e chi (forse)come gli Stratovarius è riuscito se non altro a contenere i danni.

Il nuovo disco è stato preceduto dall’uscita di Unbreakable, primo singolo estratto; prodotto dal chitarrista Matias Kupiainen, alla sua terza prova dopo la partenza di Timo Tolkki, si compone di undici tracce e prevede la collaborazione di Jani Liimatainen (ex Sonata Arctica) nella veste di co-autore in due brani e di chitarra acustica per la title track.

Potenza e melodia sono i due pilastri sui quali poggia l’architettura musicale dei finlandesi e ciò, una volta di più, viene confermato con questo ultimo lavoro; grande attenzione e sostanza nelle parti corali, una ricerca più puntuale nelle melodie ed un suono complessivamente più grintoso e moderno fanno senza dubbio di Nemesis un passo avanti rispetto alla produzione precedente. I riff di chitarra suonati da Matias Kupiainen hanno acquisito a mio avviso maggiore corpo ed energia; il timbro di Timo Kotipelto si conferma quanto mai adatto alla necessità mentre la sezione ritmica composta da Lauri Porra (basso) ed dal nuovo arrivato, il giovane talento Rolf Pilve (batteria) garantisce una propulsione granitica e continua. Nè vanno dimenticate le tastiere di Jens Johansson, vero collante del quintetto e autore per intero di due brani.

Trovo una rinnovata energia nel gruppo, come la voglia di scrollarsi di dosso quel senso di ripetitività che spesso finisce col coincidere con la “morte” artistica; non bisogna immaginarsi chissà quali rivoluzioni ma tra le pieghe emergono volontà di rinnovamento. Un esempio perfetto può essere rappresentato da One Must Fall che riesce ad unire con successo i tratti tipici power ad altri fatti di sonorità decisamente più fresche, concretizzandosi in una sorta di ballad up-tempo davvero significativa. Credo che anche il tipo di drumming di Pilve abbia contribuito, almeno in parte, a questa attualizzazione del sound.

Come detto in apertura gli Stratovarius meritano rispetto per la loro onestà, non tradiscono le loro origini e tutto quanto li ha condotti ad una carriera di successi ma, giustamente, cercano di guardare anche oltre la siepe per non rimanere irrimediabilmente fossilizzati.

E così passano da una tipica, potente ed evocativa power ballad come If the Story Is Over nella quale la voce di Kotipelto esplode in tutta la sua drammaticità (a firma Liimatainen), a brani più tipicamente del loro repertorio come la title track (trascinante), la citata Unbreakable con i consueti aumenti di tonalità o le sonorità talvolta parossistiche di Stand My Ground.

Di brani come Halcyon Days probabilmente ne hanno scritti a decine ma c’è qualcosa di diverso, di più fresco; riff di chitarra durissimi, taglienti, una ritmica velocissima ma ammantata di un velo cupo, suoni di contorno quasi noise, una grinta e una cattiveria che da tempo non si sentivano.

Ritmo incalzante e serrato quello impresso da Out of the Fog, una delle migliori prove di tutta la band su questo album dove tra l’altro Kupiainen si scatena alla chitarra; altro passaggio da segnalare è Castles in the Air, cori possenti fanno da traino ad una melodia di per sé non indimenticabile ma che viene impreziosita e rinvigorita dalla carica musicale di tutta la band.

Abandon, traccia iniziale, mostra un volto quasi inedito degli Stratovarius, un lato più cattivo e graffiante con il lavoro del batterista in grande evidenza che conferisce una notevole aggressività.

Non ho parlato di un capolavoro e quindi ci sono anche momenti che mi hanno meno convinto, quali Fantasy e Dragons, legate ancora troppo al solito canovaccio e dunque scontate, rasentando nei refrain la banalità.

Detto questo Nemesis ci riconsegna una band tornata a buoni livelli e disposta a mettersi in gioco, almeno in parte, per evitare ripetizioni tendenti all’infinito. Il progetto di Kotipelto & Co. alla fine va in porto, a mio parere, nel senso che pur non raggiungendo vette ineguagliabili offre la fotografia di un gruppo vitale e che ancora può dire la sua. Sicuramente il livello si è elevato rispetto alle due prove precedenti e questo da un combo attivo dal 1989 è di certo un buon segnale, da salutare con gioia.

Max

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