frontIl melodic death metal è una diramazione piuttosto particolare; per i più duri e puri, per i fans più “oltranzisti” può peccare in parte di aggressività a causa delle concessioni melodiche. Personalmente lo trovo un genere capace di entusiasmare, in particolar modo quando viene interpretato da band come i Soilwork.

Dopo il buon successo di vendite con The Panic Broadcast (2010) la band di Helsingborg torna sulle scene con un album doppio intitolato The Living Infinite che esce per Nuclear Blast ed è prodotto da Jens Bogren. La novità principale riguardo il gruppo svedese risiede nell’ abbandono (il secondo) dello storico ed originario chitarrista Peter Wichers, al cui posto è subentrato David Andersson. Un rapporto, quello di Wichers con la band, che negli ultimi anni era divenuto evidentemente tormentato e, forse, inconciliabile.

Guidati dall’inamovibile singer Björn “Speed” Strid e dal bassista Ola Flink (membri superstiti della formazione originaria) i Soilwork hanno dato alle stampe nove album che, a dispetto del tempo, sono riusciti a mantenere pressoché intatta la loro freschezza e la forza d’urto.Seguendo l’evoluzione musicale del gruppo è facile notare una propensione ad un maggiore impianto melodico, in particolare negli ultimi lavori. Questo se da una parte allontana in buona parte il sound da ciò che era un tempo riconosciuto come l’ondata svedese, da un’altra testimonia il desiderio dei Soilwork di non fossilizzarsi su un suono che può divenire stereotipato, cercando invece soluzioni più attuali e contaminazioni con sonorità non strettamente in ambito scandinavo.

Su questo tema ci sono varie scuole di pensiero ed è giusto che ognuno, serenamente, faccia le proprie valutazioni. Da parte mia sento di dire che : premesso che il passato non ritorna questo mi sembra un presente degno e più che accettabile. Sicuramente c’è spesso la ricerca, il ricorso, ad una melodia “catchy”, immediata, sulla quale far girare un intero pezzo; con ogni probabilità manca almeno un pizzico di quella “cattiveria” del tempo che fu ma a conti fatti l’impatt0 sonoro è ancora importante e coinvolgente.

E’ un modello, questo del nuovo corso della band, che in realtà non è immune da rischi, non ultimo quello di ripetersi; credo che l’unica salvezza sia rappresentata proprio dalla forza con la quale i sei riescono musicalmente ad esprimersi.

CD 1

Blast beat a profusione in Spectrum of Eternity, dove il martellante drummer belga Dirk Verbeuren prende subito in mani le redini del ritmo per un pezzo che più di altri rimanda al vecchio materiale della band.

Brani molto riusciti per l’alchimia creatasi tra ritmica e melodia sono Memories Confined, Tongue (dove il refrain però strizza l’occhio all’A.O.R.), Vesta, aperta e corale, The Windswept Mercy che vede il contributo del cantante Justin Sullivan dei New Model Army.

Altre tracce degne di nota sono This Momentary Bliss che vede in buona evidenza le due chitarre di Andersson e di Sylvain Coudret; la prima parte della title track, aperta un pò a sorpresa da una solitaria chitarra acustica. Realm Of The Wasted, vero assalto frontale in cui “Speed” offre un’ottima prova vocale.

Con Let The First Wave Rise pare di essere catapultati indietro nel tempo, ritrovando i Soilwork di tanti anni fa; velocità, potenza e cattiveria. Whispers And Lights chiude il primo Cd ed è il passaggio meno riuscito, un ibrido poco convincente che a mio parere avrebbe potuto essere tranquillamente omesso.

CD 2

Long Live The Misanthrope è un altro episodio nel quale c’è un ottimo equilibrio tra durezza e melodia, un esempio di come gli svedesi, volendo, siano in grado di fondere le sonorità di una volta con quelle più attuali.

Drowning With Silence rilancia quelle che sono le più recenti coordinate del combo. Antidotes In Passing giocata su di un’atmosfera sospesa, una buona ballad. Leech di nuovo si dipana potente e veloce, convulsa e frenetica.

La seconda parte della title track si sviluppa mantenendo alto il ritmo e l’aggressività, interrotti talvolta da inserti melodici forse un pò easy. Loyal Shadow, breve ed efficace brano strumentale, conduce verso il trittico conclusivo. Rise Above The Sentiment è nuovamente giocata sulla dicotomia tra ritmo incalzante e improvvise aperture melodiche.

Parasite Blues si muove sulla stessa falsariga, accentuando forse il contrasto tra i due elementi. Owls Predict, Oracles Stand Guard chiude il cerchio in modo abbastanza sorprendente, risultando uno dei pezzi più atipici dell’intero lavoro, alternando parti death ad altre quasi doom.

Dunque un grosso lavoro di songwriting da parte di Björn Strid con il primo Cd forse più aderente alle ultime prove del gruppo ed un secondo senz’altro più spigoloso e duro. Non so se si possa interpretare come un tentativo di recuperare, pur aggiornandolo, parte dello spirito iniziale; in ogni caso ne esce fuori un buon lavoro, godibile, magari sotto certi aspetti lievemente pretenzioso considerando il doppio formato.

Max

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