FrontAnche il 2013 si annuncia come un anno interessante e prodigo di uscite in ambito progressive e tra queste voglio senz’altro segnalare Lifesigns, gruppo che si presenta con l’album omonimo che sono certo potrà suscitare entusiasmo. Anche in questo caso si tratta di un project, non una band vera e propria e francamente è difficile dire con sicurezza se questo potrà avere un seguito o meno; il mio augurio, soppesata la qualità della proposta, è che ciò possa accadere.

A mio parere una gemma nell’attuale panorama new prog, per la qualità della musica, della struttura dei brani e per le doti degli interpreti. A proposito…gli interpreti principali sono tre, inglesi come da   copione di stretta osservanza e rispondono ai nomi di John Young (tastiere e voce, vera anima e “portabandiera” del progetto), Mr. Nick Beggs al basso e backing vocals (inutili le presentazioni) e MartinFrosty” Beedle (batteria, già con i Cutting Crew).

Il Cd esce per Esoteric Antenna e vede la produzione e la regia di Steve Rispin.

Chiare e indubitabili influenze delle grandi band progressive storiche si allacciano a efficaci soluzioni del nostro tempo, andando a confluire in uno splendido magma sonoro, ben riuscito e composto. E’ inoltre da segnalare il contributo significativo di presenze “ospitate” di gran peso come Steve Hackett, l’indomito Thijs Van Leer (Focus) ai fiati, Jakko Jakszyk (King Crimson) e Robin Boult (Fish) alla chitarra.

Un cast di primo ordine per presentare 5 tracce che vanno a formare un’opera superba, delicata, suonata con classe e gran gusto, dove nulla (o quasi) viene lasciato al caso.

Yes Genesis come probabili fonti di ispirazione per Young e compagni, tanti affreschi sonori nei quali trame avvolgenti riescono ad incidere e a suscitare emozioni; un esempio di questo è l’introduttiva Lighthouse, una mini-suite di circa tredici minuti nella quale da subito è possibile percepire la riuscita fusione tra suoni contemporanei e riverberi del passato. Rilevante e impossibile da tacere il lavoro di Beggs che si disimpegna come sempre tra Chapman Stick e basso tradizionale con linee e figure ardite ed imprevedibili. Nel brano si alternano fasi più frizzanti e ritmate ad altre sognanti e oniriche, nelle quali le tastiere e la chitarra recitano da protagonisti. Da sottolineare anche le belle parti vocali. Il sound scorre in modo fluido benchè l’impalcatura sulla quale si sviluppa non sia certo tra le più semplici.

Se l’inizio è di alta qualità il prosieguo non è da meno, anzi ! Telephone lascia il versante Yes per abbracciare maggiormente quello sponda Genesis ma non si pensi assolutamente all’ennesimo tributo, già sentito. C’è molto dei musicisti in questione, c’è una azzeccata commistione tra presente e passato che riesce ad elevare la qualità ben oltre molte altre band i cui passaggi possono risultare molto suggestivi ma meramente nostalgici. Questo, ripeto, trovo sia l’aspetto maggiormente indovinato dei Lifesigns.

Fridge Full of Stars conferma lo spessore del prodotto. Muovendosi su tracce diverse dalle precedenti, fa emergere anche qualche richiamo (plausibile) al lavoro di Nick Beggs con Steven Wilson. Splendido inserto del flauto di Thijs Van Leer che caratterizza come pochi l’atmosfera del pezzo; ogni strumento viene a turno messo sotto i riflettori, contribuendo a dare “corpo” e “sostanza” al brano. Le parti cantate, più che mai, ricordano nella loro coralità quelle degli Yes.

At the End of the World viene guidata dal piano e dalle tastiere di Young e dagli ottimi intrecci vocali. Atmosfera romantica e nostalgica, segnata da passaggi ritmici tesi a modificarne l’andamento senza alterarne eccessivamente il mood. Le linee di Nick Beggs ben si accompagnano al drumming incisivo ma mai sormontante di Beedle, per un brano sostanzialmente diviso in due fasi.

A completare troviamo Carousel e a mio parere è forse l’episodio più articolato; il tasso tecnico espresso rimane decisamente elevato, le acrobazie musicali si sprecano sopratutto da parte del “treccioluto” bassista. Le partiture paiono decisamente più complesse ed intricate, evidenziando doti compositive non comuni. Un bel dialogo tra piano e tastiere apre, verso la metà, una sezione più melodica nella quale, nuovamente, fa capolino il flauto di Van Leer. Il finale è di nuovo in crescendo, travolgente.

Non so se Lifesigns rimarrà un lampo isolato nel buio o meno, di sicuro questo è un disco che ho avuto modo di apprezzare sino in fondo, veramente; imperdibile per gli amanti del genere, sicuramente da ascoltare anche per chi non ha il prog come sua stella polare.

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...