Klaus Schulze Shadowlands 2013

Pubblicato: marzo 6, 2013 in Recensioni Uscite 2013
Tag:, , , , , , ,

frontUna carriera mostruosamente longeva e prolifica, un precursore ed innovatore, il sound spaziale ed elettronico dei Tangerine Dream (come batterista!) e poi Ash Ra Temple sino a Stomu Yamashtauna serie interminabile di collaborazioni e album solisti. Questo è Klaus Schulze, uno dei pionieri del cosmo, uno dei più noti “corrieri cosmici”.

Nel 2007 l’ultimo Cd a suo nome, il sorprendente Kontinuum; oggi si ripropone con Shadowlands, quarantunesimo titolo solista a suo nome (ha inciso anche con lo pseudonimo Wahnfried). Cosa si possa scrivere di nuovo su questo musicista francamente non lo so, oramai è stato detto tutto; di certo rimane fedele nei decenni ad un approccio musicale di tipo esplorativo e meditativo, di contaminazione tra suoni etnici ed elettronici, in una ricerca che pare non avere mai fine.

Alla “tenera” età di quasi 66 anni procede imperterrito nel suo affascinante e tortuoso percorso musicale, che da sempre ha diviso critica ed appassionati in due nette fazioni, tra chi lo adora e chi lo detesta ritenendo troppo algida e gelida la sua musica.Di certo si potrebbe definire apparentemente obsoleta la proposta di Schulze, perché monotona e ancorata rigidamente entro certi schemi; sarebbe però un’analisi superficiale e fuorviante. Autore negli anni’ 70 di album imprescindibili per il genere quali Irrlicht, Blackdance, Timewind, Mirage, Moondawn ha compiuto in realtà poi un lungo cammino che lo ha portato, con il suo bagaglio, a toccare con mano altre tipologie e fonti musicali, favorendo come detto la contaminazione con mondi molto distanti da Berlino.

Probabilmente non tutti gli esperimenti sono riusciti alla perfezione, ci sono stati alcuni passaggi a vuoto ma va anche considerato che muovendosi strettamente in ambito electronic prima e ambient poi il rischio di ripetersi è dietro l’angolo.

In ogni caso, per non smentirsi, Shadowlands si presenta come un vero monolito, sopratutto nella limited edition che prevede ben due CD ( e quando si parla di Klaus Schulze due Cd non sono poco…). Scritto, suonato e prodotto da KS, l’album è come sempre molto evocativo, impregnato di immagini e sensazioni ipnotiche, tribali. Il galleggiare nello spazio, l’assenza di peso, il vuoto e l’oscurità tutte intorno: tutte immagini e percezioni espresse magnificamente dalla dilatata Shadowlights, oltre quaranta minuti di un viaggio tra le galassie e gli abissi più profondi, tra echi lontani di voci e ritmi ipnoticamente ripetuti in sottofondo, tra suoni di violini (Thomas Kagermann) e percussioni elettroniche. A prima vista un brano che pare interminabile, da bollare come noioso ma non è assolutamente così. Shadowlights ha ancora il potere di afferrare la mente e condurla per un lungo cammino, a patto di essere disposti a farsi guidare. Come sempre la musica di Schulze si accompagna istintivamente ad un lento e perenne scorrere di immagini, di luoghi, di volti, suscitando incredibili suggestioni.

In Between ha il sapore, il mood dell’ultimo viaggio; l’avventurarsi tra l’oscurità verso la luce, abbagliante. L’assenza di gravità, il nulla ed il silenzio circostanti verso la speranza; ci sono riferimenti allo Schulze di tanto tempo fa, in particolar modo nella prima parte.

Licht und Schatten (Luci e ombre) è il terzo e conclusivo atto del primo Cd; la voce di Lisa Gerrard (Dead Can Dance) in lontananza anche in questo caso contrassegna in modo indelebile un brano che tende però ad avvitarsi su sé stesso, mancando della profondita della maestosa suite iniziale.

Il bonus Cd si compone di due “sole” tracce, l’infinita ed interminabile suite The Rhodes Violin (poco meno di un’ora) e Tibetan Loops. Il trionfo dei synth, dei sequencers, suoni liquidi ed onirici si intersecano in infiniti loop atti a scandagliare la mente, con visioni illimitate di spazio, tempo e quantità. Voci che ripetono frasi come mantra, richiami ed invocazioni in un lontano crescendo, il violino di Kagermann che da solo recita da contraltare alla miriade di sonorità messe in campo da Schulze. The Rhodes Violin è immensa nella sua portata, nella durata, nel suo dipanarsi e svilupparsi, potrebbe essere un album di per sè ma manca della immediatezza di Shadowlights finendo per perdersi.

Tibetan Loops consegna all’ascolto il lato più ambient ed etnico di KS (il titolo è esaustivo), qui decisamente distante dalle sonorità del primo periodo; una litania reiterata e probabilmente ripetitiva, senza sbocchi.

Un disco che restituisce all’ascolto un musicista ancora nel pieno delle sue capacità, con ancora diverse frecce al proprio arco. Musica di elezione in un certo senso, può essere immediata seppur priva di melodie determinanti. Credo di potere dire che la versione su singolo Cd sia assolutamente di rilievo, molto particolare e ancora intrigante; il secondo CD (bonus) alla lunga diventa di troppo e pesante.

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...