frontSono trascorsi tre anni da X, album degli Spock’s Beard che vedeva ancora tra le proprie file tutto il talento di Nick D’Virgilio nella doppia veste di batterista e cantante; poi Nick ha optato per altra band (Big Big Train) e altri progetti e così i californiani si sono trovati nelle condizioni di dovere rimescolare le carte. Si ripresentano oggi annunciando il loro undicesimo lavoro in studio, Brief Nocturnes and Dreamless Sleep, che registra significative novità all’interno della formazione: al microfono troviamo Ted Leonard, noto agli appassionati del new prog per essere stato il front-man degli Enchant.

Dietro le pelli invece ha preso posto Jimmy Keegan, già presente in X nel ruolo di corista; ma le novità non finiscono qui perché, a beneficio dei più nostalgici, va rilevata pure la presenza di Neal Morse nel ruolo di co-autore in due brani ( in uno di questi contribuisce anche come chitarrista aggiunto). La regia è affidata ad uno staff oramai collaudato: Rich Mouser e  John Boegehold (collaboratore di N.Morse) curano la produzione insieme ad Alan Morse, l’etichetta è la consueta Inside Out.

Questi cambiamenti nella line up non sono da poco perché, al di la dei gusti personali, vanno a delineare delle differenze nelle sonorità del gruppo: nella voce di Leonard non c’è la drammaticità di Neal Morse, né forse quel tratto vagamente nostalgico del canto di D’Virgilio. Ma il suo timbro lievemente più squillante e incisivo conferisce uno spruzzo di grinta in più.

Quanto al drumming di Jimmy Keegan ne va riconosciuta la varietà e la duttilità; forse la tecnica non è affinata come quella di ND’V ma la spinta propulsiva che è in grado di offrire non pare da meno.

Con Hiding Out comincia l’album ed è un’apertura da subito grintosa ed efficace: il suono ritmato dell’organo di Ryo Okumoto scandisce il tempo, coadiuvato da una ritmica pesante del duo Keegan-Dave Meros. Si tratta del brano di esordio per Ted Leonard (oltretutto qui anche autore) che mostra di essere da subito a suo agio al centro della scena. Ripetuti cambi improvvisi di tempo non lo colgono mai in difficoltà; nella seconda parte la chitarra di A.Morse si fa incandescente mentre Meros al basso compie numeri d’alta scuola.

I Know Your Secret, a firma Meros-Boegehold, da modo al batterista di scatenare tutta la sua potenza in un’ intro molto ritmata cui contribuisce nuovamente Okumoto; un riff duro e cupo della chitarra scandisce il brano, coadiuvato da un basso straripante. C’è veramente tanta energia in questa nuova versione degli SB, un gran tiro e la piacevole sensazione di percepire le idee zampillare. Ritmo indiavolato e circolare, rotto da squarci fiammeggianti di tastiere e/o chitarra.

C’è lo zampino di Alan Morse nella successiva A Treasure Abandoned che si apre in modo piuttosto largo, quasi orchestrale, rimandando ai suoni di un tempo; Leonard canta sostenuto da bei cori e del resto gli Spock’s hanno sempre potuto contare su backing vocals di buon livello. La ricerca dello spunto melodico in questo caso però si rivela un pò più fragile, easy; musicalmente parlando invece devo nuovamente sottolineare come Ryo si muova egregiamente tra mellotron, synths e qualsiasi altra tastiera, una vera colonna portante del gruppo.

L’episodio più breve, Submerged, è ancora farina del sacco di Ted Leonard; traccia molto corale, una ballad in piena regola che quasi guarda verso un A.O.R. di livello. Buon impatto, il pezzo scorre molto bene, impreziosito da un bellissimo ricamo di Alan Morse. In definitiva però, ferma restando la qualità indiscutibile, mi colpisce per la sua atipicità, per il suo uscire con decisione da confini più naturali.

Ad “aggiustare” le cose, se così si può dire, giunge Afterthoughts, che vede in azione anche la mano di Neal Morse; il pezzo è qualcosa più di un ponte con Thoughts Part 5 (contenuta in Momentum) ed è improntato su una ritmica devastante contrappuntata, al solito, dalle onnipresenti tastiere. Se nella prima parte il canto è affidato per lo più al singer, successivamente cominciano una serie di splendidi vocalizzi in stile “gigante gentile” che fungono appunto da collegamento con il brano di Neal Morse. Di qui in poi il tema principale viene interrotto da numerose variazioni, molte delle quali guidate dalla chitarra. Finale dedicato alla polifonia.

John Boegehold è l’autore di Something Very Strange, dove si disimpegna anche con il vocoder. Uno dei migliori passaggi del disco, dove sale di nuovo alla ribalta la potenza del duo ritmico del gruppo. Le tastiere e l’organo sono sempre una sorta di faro, di guida nell’economia del pezzo e il versante melodico, segnato dalla voce del cantante, si esalta in questa sorta di battaglia verso un muro armonico così compatto. Ci sono moltissime e mutevoli soluzioni curate da tastiere e chitarra alternativamente che mettono in risalto una struttura, una trama fitta ed intricata.

Chiude il brano più lungo, Waiting for Me, scritto a quattro mani dai fratelli Morse; Neal in questo caso presta anche la sua opera come ulteriore chitarrista. E’ innegabile che il tocco del vecchio leader sia riconoscibile e ben presente; il brano diviene da subito arioso e richiama da vicino lo stile degli Yes, con Meros e Keegan sugli scudi. Tanto tiro grazie a giri di basso corposi e possenti e un drumming che ben vi si sposa. Una seconda parte enfatica dove invece sono prima le chitarre a recitare da protagoniste con sonorità di scuola Gilmour e poi si affiancano loro le mirabolanti tastiere di Okumoto. In assoluto il brano che più mi è piaciuto, con una conclusione epica e trionfale impossibile da non riconoscere !

Band rinnovata dunque, con un sound coriaceo e tosto; i nuovi arrivi mi pare si siano ben integrati e quel che ne esce è un album al solito innervato di una tecnica impeccabile. Il prog statunitense è abbastanza diverso come pasta da quello inglese (e/o comunque europeo): con gli Spock’s Beard attuali troviamo un suono molto più dinamico, una grandissima cura e scelta nelle armonie e meno concessioni sinfoniche o rapsodiche. Il contributo di Neal Morse poi ha la capacità di restituire anche quel tocco “d’antan” che può solo fare piacere.

Max

commenti
  1. Aleister93 scrive:

    Ciao, ho scoperto proprio oggi questo blog e lo trovo molto molto interessante, data anche la vicinanza ai miei gusti musicali! Ho ricevuto da pochi giorni questo disco e deve ancora uscire dal mio player! Ho temuto quando Neal lasciò, ho temuto quando NDV lasciò, ma ancora una volta gli SB hanno saputo reinveintarsi e piacevolmente sorprendermi! Seguo questa band dal lontano 2000 quando me ne innamorai vedendoli di supporto ai Dream Theater a Firenze e da allora fu caccia a tutta la loro discografia. Non mi hanno mai deluso e questo nuovo capitolo, sia musicale sia della loro storia non fa eccezione. Sicuramente, per quel che mi riguarda, il primo topo album del 2013! Ottima recensione!

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