Aeon Zen Enigma 2013

Pubblicato: marzo 9, 2013 in Saranno famosi
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frontSempre più spesso cercando nel “sottobosco” si riesce a trovare qualcosa di veramente valido: è questo il caso di Enigma, terzo album per Aeon Zen, band inglese dedita al Prog Metal. Un quintetto che viaggia davvero forte, con palesi riferimenti a Dream Theater ed anche a certi Queensrÿche (con i quali tra l’altro prossimamente divideranno il palco). E’ interessante notare come in effetti l’ Inghilterra, nel vasto panorama di genere, non abbia prodotto poi tantissimo, almeno a livello di gruppi affermatisi universalmente: Threshold, Enochian TheoryTesseracT Haken.

Qualche altro nome noto giusto ai fedelissimi (Sikth, Rolo Tomassi, To-Mera) e poco altro; l’ascesa degli Aeon Zen dunque sarebbe davvero propizia.

Come detto sono cinque gli elementi che compongono il gruppo ma tutto è nato e ruota intorno ad un idea di Rich Hinks; mente compositiva, produttore e polistrumentista in quanto suona basso, chitarra, tastiere, batteria, sax alto e all’occorrenza canta. Il ruolo del vocalist è in effetti ricoperto da Andi Kravljaca, mentre Matt Shepherd (chitarra), Steve Burton (batteria) ed il nuovo arrivato Shaz (tastiere) completano l’organico.Dopo il disco d’ esordio (A Mind’s Portrait 2009) ed un secondo album (The Face of the Unknown 2010) che ha visto la partecipazione canora di Nick D’Virgilio in un brano, tornano alla ribalta con Enigma. Si tratta di un lavoro molto interessante, a tratti entusiasmante: il gruppo di Cambridge riesce ad unire alla perfezione la potenza e la velocità con un buon gusto melodico, mai banale ed accattivante. Su questo punto ci tengo a soffermarmi perché troppo spesso infatti molti gruppi cadono nella tentazione di fare ricorso a refrain quasi ovvi e questo finisce per andare a detrimento dell’intero pezzo. Riuscire invece a centrare lo spunto melodico che riesce ad emozionare, controbilanciando le parti di pura potenza e rapidità trovo sia una grande qualità.

Ed un ulteriore contributo alla caratterizzazione di questo aspetto lo danno anche tre cantanti presenti come ospiti e cioè Nate Loosemore (Lost In Thought), Atle Pettersen (Above Symmetry) Jonny Tatum (Eumeria). Nove pezzi tirati e travolgenti, caldi e vibranti, dove la levatura si mantiene sempre buona e spesso la tecnica viene messa al servizio della musica e non viceversa.

Brani come Artificial SoulStill Human, Eternal Snow e Warning (intro spettacolare) illustrano meglio di molte parole quella che è la proposta di Aeon Zen; ampio ricorso alla melodia, ben congegnata e sviluppata, sullo sfondo di un atmosfera quasi soft oppure metallica e pesante, fatta di innumerevoli riff. Ora privilegiando un versante, ora l’altro, in uno scenario comunque destinato a mutare continuamente e spesso con soluzioni impreviste riescono a infondere anche il giusto mood nella loro musica.

D’altra parte è  anche possibile imbattersi in un pezzo come Seven Hills, intenso e delicato, dove la voce ed il piano conducono l’ascolto su un piano puramente emozionale. Molto bello e suggestivo il solo, quasi conclusivo, di sax.

Il lato più pesante è ben presente e rappresentato, ad esempio da tracce come Divinity, trionfo delle chitarre a sette corde che sparano (letteralmente) riff a mitraglia e dove non manca nemmeno il growl. Velocità di esecuzione entusiasmante.

Turned to Ash (qualche richiamo ai Dream Theater) e Downfall sono pezzi che spingono ma ancora una volta…alla maniera dei Aeon Zen; Downfall in modo particolare mette in risalto maggiormente il lato più estroso del songwriting di Hinks cui va senz’altro un plauso per la poliedricità.

Ed infine, anche se si tratta della traccia che apre l’album, una menzione per la crescente ed epica Enter the Enigma.

Ci sono vari modi di comporre e suonare del prog metal e meno male, altrimenti avremmo troppi “doppioni”. Aeon Zen presentano un album vario, frizzante, non annoia mai ed anzi, incuriosisce sempre più. Per me promosso a pieni voti, fatelo vostro e non ve ne pentirete !

Max

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