frontNon è frequente assistere ad uno scioglimento e dunque ad un addio programmato con tale largo anticipo; due anni fa infatti i Cathedral, seminale band doom e stoner metal, hanno annunciato il loro ritiro dalle scene con un ultimo tour che ha visto il suo epilogo a Londra; questo avrebbe preceduto l’uscita del nuovo e conclusivo album. Il lavoro adesso è completato con The Last Spire, decimo e terminale capitolo della saga della band di Coventry.

Pochi gruppi sono riusciti ad incidere così profondamente nella scena, riuscendo ad indicare delle vere e proprie traiettorie sonore per le band a venire. Inutile che stia qui a dilungarmi sulla loro carriera ma non posso esentarmi almeno da citare il debutto (Forest of Equilibrium 1991), The Ethereal Mirror (1993) e The Carnival Bizarre ( 1995) come tre dischi imprescindibili per gli amanti del genere.

I Cathedral rimarranno il gruppo che forse più da vicino ha raccolto l’eredità dei Black Sabbath, ammodernandone e attualizzandone il sound; hanno poi attraversato fasi diverse musicalmente (tra sfumature e veri e propri azzardi) nell’ottica di una continua ricerca.

Dunque, dopo il monumentale The Guessing Game  (2010), decidono di tornare nell’alveo dal quale provengono.
The Last Spire quindi come saluto e come testamento, agli appassionati il lascito di una band che ha preferito non sfidare oltre l’incedere del tempo, preferendo cadere in piedi e con l’onore (completo) delle armi.

Il front man Lee Dorrian e il suo fido compare, nonché chitarrista della band, Garry Jennings ne hanno curato la produzione, coadiuvati da Jaime Gomez Arellano; sette tracce, sette macigni posti a perenne e vivo ricordo in cui Scott Carlson (basso) e Brian Dixon (batteria) si sono distinti per avere letteralmente martellato, con la loro ritmica, senza soluzione di continuità.

Registrato a Londra, esce per Metal Blade.

Sensazioni di smarrimento e paura, il gracchiare dei corvi mentre il vento fischia forte, rintocchi di campane ed un montare di rumori sinistri sempre più forte mentre una voce continua a ripetere ” Bring Out Your Dead”, sullo sfondo di urla disperate; questa è Entrance to Hell, traccia introduttiva dell’album, preludio a ciò che segue.

Pallbearer segna l’inizio vero e proprio ed è un chiarissimo biglietto da visita. Atmosfera doom al 100%, il timbro di Dorrian ancora leonino nonostante qualche decennio di attività. I riff di chitarra di Jennings sono sempre brutti-sporchi-cattivi come da copione e risultano ancora trascinanti; è proprio un giro di accordi di una acustica che spezza momentaneamente la trama che poi riprende più fitta di prima, mutando radicalmente tempo. Una delle prerogative migliori dei Cathedral è rimasta tale, i loro pezzi difficilmente annoiano.

Un vero colpo di maglio, Cathedral of the Damned vede la partecipazione alla voce di Chris Reifert, già primo batterista dei Death.  Brano denso, sporco, oscuro e grondante malignità, lacerato da un inciso pulito di Jennings oppure da un passaggio quanto meno atipico delle tastiere suonate da David Moore. 

Presentato come singolo Tower of Silence è a mio parere uno dei passaggi migliori, un vero concentrato di doom metal lento, inesorabile ed ossessionante. Grezzo, crudo, con un solo di chitarra assassino, il classico pezzo che non lascia scampo nel quale il tono di Dorrian si fa ancora più implacabile.

Infestation of Grey Death genera un mood analogo, giocata ancora una volta su una sensazione di eterna ed inesorabile condanna. E’ del tutto evidente che sin qui i Cathedral hanno voluto riappropriarsi in toto del loro sound originario, pur non rinunciando completamente ad alcune delle migliori “trovate” che hanno prodotto durante il loro cammino.

Un altro brano lungo, un’ altra autentica mazzata, An Observation si distende lenta e funerea, inarrestabile nel suo tortuoso e drammatico avanzare. Note gravi di archi e synth contribuiscono ad appesantire la già greve atmosfera del pezzo che nello svolgimento tocca forse più da vicino le ultime produzioni, con abbondante uso di tastiere.

Un brevissimo passaggio fatto di risate…(The Last Laugh) ha il solo scopo di preparare al colpo finale, cioè This Body, Thy Tomb. Questo è il pezzo conclusivo del disco e della carriera dei Cathedral; di nuovo fanno capolino quelle variazioni care alla band negli ultimi episodi della loro discografia, interludi sonori quasi prog cui ormai il quartetto inglese ci aveva abituato.

In una delle ultime interviste rilasciate Lee Dorrian, alla fatidica domanda se ci potesse essere spazio per un ripensamento, ha risposto “never say never”, lasciando intendere però che difficilmente potrà avvenire. Saluto con rispetto dunque questo ultimo lavoro che va a coronare una importante discografia, chiudendo il cerchio come meglio non avrebbero potuto.

Max

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commenti
  1. nxero ha detto:

    Grandi. L’ultimo concerto a Londra fu qualcosa di assolutamente memorabile, difficile aspettare l’uscita di questo disco!!!!

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