Depeche Mode Delta Machine 2013

Pubblicato: marzo 24, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontDelta Machine 
non è solo il tredicesimo album per i Depeche Mode ma anche quello che va a chiudere la “trilogia” che ha visto la produzione del noto Ben Hillier e cioè Playing The Angel (2005) e Sounds of the Universe (2009). Negli ultimi 20 anni i DM hanno pubblicato dischi con una cadenza esatta e puntuale, uno ogni quattro anni, prendendosi tutto il tempo necessario tra un’uscita e la successiva. Hanno sempre fatto incetta di premi e riconoscimenti, scalando inevitabilmente le classifiche ad ogni colpo, mantenendo una buona qualità complessiva dei loro lavori (forse globalmente superiore in quelli di qualche tempo fa).

Delta Machine si inserisce dunque nell’ultimo filone ma a ben vedere, a mio avviso, se ne discosta in modo abbastanza netto e con risultati non proprio esaltanti. La ricerca di sonorità elettroniche, in taluni casi quasi datate, da parte di Martin Gore e soci si è fatta ancora più radicale, direi quasi ossessionante e questo alla fine diventa un pò un limite; inoltre c’è da dire che contrariamente alle ultime uscite mancano i due “pezzoni” trascinanti, che conferiscono il marchio di fabbrica al Cd.A ben vedere forse il solo Heaven dispone di queste caratteristiche e alla resa dei conti può non bastare; nota positiva, anche se non è altro che una ulteriore conferma, è la presenza vocale dell’ottimo Dave Gahan, in grado di personalizzare e rendere vivi anche brani di non elevato spessore o, in taluni casi, persino ostici.

L’intera impalcatura sonora messa in campo da Martin Gore e Andy Fletcher si rivela ben presto quasi avvolta su sé stessa e tranne che in pochi casi richiede una certa pazienza e dedizione per svelarsi; il mood creato spesso è volutamente freddo, quasi gelido e l’unico contraltare teso a “umanizzarlo” è proprio la voce di Gahan.

Non è certo la prima volta che la band riesce a spiazzare con un sound diverso dal passato, basti ricordare Ultra (1997) che personalmente considero tuttora una delle loro cose più riuscite in assoluto; è anche vero però che pure in quel caso, nonostante il senso di irrequietezza e disperazione che lo pervadeva, c’era sempre un filo conduttore e suadente offerto da delle melodie da brivido. Oppure, d’altro canto, sono sempre state presenti due (se non tre tracce) che a conti fatti fungevano perfettamente da battistrada; in Delta Machine, ribadisco, c’è poco di entrambe le opzioni.

Scendendo nei dettagli posso riassumere in questo modo; i 13 brani che costituiscono Delta Machine si possono dividere in due parti: la prima metà vede contenute tracce più “morbide” ed accessibili mentre la seconda tende a perdersi spesso in un minimalismo sonoro che probabilmente fa capo a Gore ma che si ripiega eccessivamente su sé stesso.

Suoni industrial inaugurano la buona Welcome To My World dove Gahan riesce da subito emozionare con il suo timbro; su modalità simili la seguente Angel, dominata ancora una volta da sonorità elettroniche e l’inconfondibile voce del singer.

Heaven è il primo singolo tratto dall’album e credo mai scelta sia stata più felice: uno dei pochi momenti in cui finalmente un tratto melodico riesce a fare da conduttore in modo netto, grazie ad un’atmosfera tipica della band e (mi devo ripetere) alle capacità di interpretazione del front man. Resterà però, a mio avviso, un episodio pressoché isolato.

Secret to the End gronda malinconia ed angoscia, My Little Universe consegna il suono alle glaciali visioni post-industrial di Gore & Fletcher. Bellissimo episodio, sensuale e surreale allo stesso tempo, Slow è a tutti gli effetti un blues trasportato in una dimensione moderna ed elettronica nella quale sono la voce e la chitarra a cucire il passato con il futuro.

Lentamente la tensione emotiva sfuma, le sonorità tendono ad irrigidirsi e Broken prima e sopratutto The Child Inside poi sono gli ultimi sussulti realmente coinvolgenti. Soft Touch/Raw Nerve pare catapultata direttamente dal passato e musicalmente accusa il peso del tempo. Should Be Higher si adagia mollemente su un ritmo usuale per i DM, quasi cantilenante, sul quale ancora brilla l’interpretazione di un Gahan in gran forma.

Alone ha il potere di trasmettere drammaticità ma musicalmente non “morde”. Soothe My Soul, secondo singolo estratto, si segnala per essere il pezzo più mosso di tutto il lavoro,  mentre la conclusiva Goodbye saluta a tempo di blues sulle note della chitarra di Martin Gore; le tastiere provvedono a trasportare il blues nel mare dell’elettronica con i loro interventi.

Si tratta di un album spigoloso, austero, assolutamente non immediato e che poco regala ad un ascolto frettoloso e distratto. Consapevole di attirarmi le ire dei supporters confesso però che nella sua globalità non riesce ad entusiasmarmi, pur riconoscendo una buone dose di coraggio al trio.

Max

commenti
  1. Oberkhorn scrive:

    Che delusione Delta Machine..ma mi chiedo con che coraggio tutte le critiche siano positive…mi sorge un dubbio: o che sono tutti fan integralisti incapaci di intendere e di “giudicare in modo critico o che non abbiano ascoltato con attenzione i brani del nuovo album…”per me che sono un loro coetaneo, che sono cresciuto con loro, che ho vissuto i mitici anni ’80 e raffinato le orecchie con la musica meravigliosa di quegli anni, è davvero difficile digerire che i Depeche possano avere fatto un LP così brutto, monotono, poco curato sotto il profilo delle sonorità e delle melodie…l’unica salvezza per il gruppo è che Alan Wilder ritorni nella band..e veramente ci aspettavamo che Alan ritornasse già nella produzione di questo ultimo LP..e invece niente e il risultato si vede: un altro LP deludente, degno solo di un gruppo moderno emergente di periferia….

  2. massimo ceschi scrive:

    Caro Max, ho paura che la tua conoscenza dei Depeche sia piuttosto sommaria…io li ascolto dal 1983 e posso dirti con tutta tranquillita’ che Delta Machine e’ il miglior album che hanno pubblicato negli ultimi vent’anni..trovo che abbiano ritrovato una vena creativa paragonabile a quella di Songs of faith and devotion, probabilmente il loro miglior album (datato, ahime’, 1993…)
    Quanto alla mancanza di hit trainanti permettimi di dissentire: heaven, should be higher e welcome to my world sono pezzi di assoluta qualita’ (con un gahan ispiratissimo) mentre soothe my Soul e’ il classico pezzo alla depeche che sara’ remixato in tutte le discoteche del mondo e fara’ ballare gli stadi nel loro prossimo tour…al quale saro’ presente, come sempre negli ultimi trent’anni…

    • Oberkhorn scrive:

      senti guarda non puoi dire a me che ho una conoscenza sommaria dei Depeche, visto che io sono un loro coetaneo e sono cresciuto con loro…e guarda mi dispiace molto sentire che vi siano persone come te che pur di sentire qualcosa marcato Depeche osino dire “bene” di un album del genere….perchè se è vero che sei anche tu della generazione anni ’80 non puoi assolutamente dire che Delta Machine sia un buon LP…se hai raffinato le orecchie con la meravigliosa musica degli anni ’80 (tra cui anche i brani dei Depeche con Alan Wilder nel gruppo) non puoi osare sostenere che Delta Machine sia un buon LP..i brani sono noiosi e monotoni, poco curati sotto il profilo melodico e delle sonorità (ci sono solo sonorità elettroniche sporche prive di atmosfere e di pathos), carente anche sotto il profilo della batteria…è un LP tecnologicamente minimale e freddo incapace di sucitare emozioni e visioni…prova a riascoltarti gli LP degli anni ’80 e inizi ’90 e confontali con Delta Machine….e sentirai che pugni alle orecchie….i gusti sono gusti, ma bisogna essere oggettivi e critici. essere fan non vuol dire essere accecati, sordi e integralisti, accettando e gradendo qualsiasi cosa che i Depeche hanno propinato in questi anni (senza Alan Wilder) e propineranno in futuro….perchè se i fan non fanno capire ciò che non viene gradito, i Depeche continueranno per la propria strada (e non matureranno ulteriormente) e vorrò proprio vedere se, diopo essere traghettati all’orribile blues con Delta Machine, magari in futuro i Depeche proprineranno l’heavy metal , la mazurka di periferia o il bossa nova…..a tutto c’è un limite e anche alla decenza. Mi sollevail fatto che ciò che sto scrivendo è condiviso da tanti amici e fan con cui ho parlato che la pensano come me…siamo figli degli anni ’80 e avendo le orecche raffinate da quei mitici anni non possiamo accettare e gradire o accontentarci di una robaccia come Delta Machine che è anche peggio di Exciter…

      • massimo ceschi scrive:

        Guarda Oberkhorn, io sono un ’65, ho iniziato ad ascoltare i depeche ai tempi del liceo, avevo il loro poster in camera quando in Italia ad ascoltarli eravamo una sparuta minoranza (pensa che conservo un bootleg in vinile di un loro concerto a Manchester del 1981…)
        E’ chiaro che se penso a quegli anni, gli anni della gioventu’, dei softcell, dei primi Cure e Simple Minds, dei primi U2….beh e’ difficile darti del tutto torto…
        Pero’ io credo che il giudizio vada sempre contestualizzato, e’ ingiusto mettere sullo stesso piano due epoche, oserei dire due mondi diversi…
        De gustibus non disputandum est, quindi potremmo anche avere ragione entrambi..ma penso che la tua critica sia più fondata se riferita alla produzione depeche post Ultra, non a Delta Machine
        Io continuo a pensare che sia un album (non Lp dai, usciamo dagli ’80!) di pregevole fattura, in cui ho risentito una scintilla creativa che temevo essersi spenta..
        E in tutta franchezza, anche la contaminazione di generi musicali, le venature soul e blues, il mix acustico/elettronico non denotano superficialita’ ma evoluzione costante, work in progress
        Lo stile rimane inconfondibile

  3. cinnamon scrive:

    no Delta Machine non è un capolavoro ma un passo avanti rispetto a PTA(2005) e SOTU(2009) direi proprio di si. Questo si deve riconoscerlo.
    E’ ufficiale! non stanno facendo la fine degli U2 o di altre band storiche. Non ancora. Sono ancora sul pezzo !
    E’ un buon lavoro per una band che è in giro da + di 30 anni. D’altra parte sarebbe stato più semplice per loro andare a ripescare le loro vecchie sonorità e da questo punto di vista si deve elogiarli poiché non tutti hanno questo coraggio di reinventarsi.
    Indipendente dalla produzione però la qualità dei pezzi è inferiore rispetto al glorioso passato, cioè da black celebration a ultra.
    Però un gran bel sussulto rispetto a sounds of the universe che è stato il loro punto + basso insieme a speak&spell.

  4. Oberkhorn scrive:

    Ciao Massimo, grazie per la risposta. Io sono del 1962, quindi coetaneo dei Depeche. Sono d’accordo che non si possono confrontare 2 epoche diverse (magari fossimo ancora nei favolosi e mitici anni’80)..contestualizziamo pure come dici tu, però il fatto che ora viviamo in un epoca decadente, buia, semplificatrice e povera di creatività non può essere l’alibi per giustificare LP (continuiamo pure a chiamarli così, è un modo per contraddistinguersi..) diciamo non all’altezza (per non dire brutti, via..). Gli anni ‘80 non ci sono più (purtroppo e si vede infatti il panorama squallido che ci circonda) e nessuno credo desideri che i Depeche continuino a fare LP uguali a Black celebration, MFTM, Violator o SOFAD, per carità…però un altro conto è “rinnegare e abbandonare” le proprie radici gloriose, che affondano appunto agli anni ‘80, cambiando sound e stile musicali. Ci credi se ti dico che è la prima volta che mi capita di ascoltare 1 volta un nuovo LP dei Depeche e non desiderare più di ascoltarlo? E ho sentito altri miei amici che hanno sperimentato lo stesso effetto…non mi era capitato nemmeno con Exciter (altra brutta occasione di un LP poco curato come sonorità e di cambiamento musicale verso lo stile “country”..). Ciò vuol dire che i nuovi brani non hanno fatto breccia nè nelle mie “raffinate orecchie” (da buon figlio degli anni ‘80) nè nel mio spirito…e non era mai successo prima. Non so se sia dovuto all’eccessiva lentezza e monotonia dei brani, o alla mancanza di melodie orecchiabili e di sonorità maestose e d’atmosfera (a favore invece di suoni elettronici acidi e rumorosi) o al fatto che i brani hanno un’impronta blues (genere che non mi piace…), ma sta di fatto che Delta Machine mi ha fatto questo effetto: dopo averlo ascoltato 1 volta non sento più il desiderio di ascoltarlo…ma perchè cambiare sound e stili? Si possono fare cose nuove e innovative mantenendosi ancorati alle proprie radici, ossia il pop- poprock-new wave/dark- post punk, senza per questo snaturarsi, come invece hanno continuato a fare i Depeche da Ultra in poi….speriamo solo in una rinascita e ciò sarà possibile solo se Alan WIlder rientrerà nella band. A proposito: ormai circolavano voci sempre più insistenti sul riavvicinamento e ritorno di Alan nella band, e tutti ci aspettavamo un suo coinvolgimento già nell’ultimo LP..tu sai cos’è successo e perchè non è stato coinvolto Alan sin da ora? Ciao.

  5. alevis scrive:

    …mi sa che qui siamo tutti ragazzi maturi…nel senso che anche io seguo i DM dai tempi del liceo che coincidono con gli esordi del gruppo. Certo che in una trentina di anni ci sono cose che suonano meglio ma questo disco va ascoltato con attenzione perché è molto complesso…non è un lavoro di “facile beva”, non è piacione, non è commerciale e già questo vuol dire molto.

    Ascoltare meglio…è come un film di Kubrick: ad ogni riascolto apprezzi sempre di più, escono nuovi particolari, sonorità.

    Sperimentale: non è poco per un gruppo che potrebbe campare di rendita con qualche canzonetta elettropoppeggiante e invece si rimettono in gioco, con grande coraggio.

  6. Frank scrive:

    Sono anche io della generazione dei “maturi” …. 🙂
    Delta Machine é quello che IO mi aspetto da un EP dei nostri DM….non solo la canzone da cantare al primo ascolto, ma sempre qualcosa di “nuovo”/”diverso”. Certo di “Never let me down again” se ne scrive una ogni venti anni, ma credo che ci sia molto di buono in questo EP. Direi un ritorno al passato sotto certi versi con prospettive di elettronica futuribile/futurista… e comunque il mix Gore/Gahan per ME, é sempre vincente. Da ascoltare e riascoltare…. Buon DM a tutti !
    Frank

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