Comedy Of Errors Fanfare & Fantasy 2013

Pubblicato: marzo 25, 2013 in Saranno famosi
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frontVengono dalla Scozia e sono giunti al loro secondo lavoro; i Comedy Of Errors presentano Fanfare & Fantasy che arriva a due anni a distanza da Disobey, album di esordio. In realtà il gruppo di Glasgow proviene dagli anni ’80 e dunque dalla scena new prog inglese ma all’epoca ebbero modo di registrare solo dei demo ed un mini album.

Successivamente se ne sono perse le tracce, salvo poi ricomparire e di nuovo eclissarsi a più riprese; solo nel 2011 l’ultima ed attuale configurazione della band ha stabilmente ripreso l’attività e se Disobey mostrava davvero buone credenziali, a mio parere, queste vengono superate da Fanfare & Fantasy.

Marillion, Pendragon ma più ancora IQ e Pallas; i riferimenti sono chiari ed inequivocabili, sono quelli ben noti e coevi al combo scozzese che pur mantenendosi su quella falsariga riesce a non fare suonare vecchia la propria proposta (e questo è già un gran merito).

Poco più di un’ora di prog sognante e tipicamente di stampo inglese per un lavoro inciso in Scozia dal quintetto capitanato da Jim Johnston, tastierista, “mente” della band e autore dei brani. Keyboards molto spesso in primo piano dunque e quanto meno alla pari della voce di Joe Cairney, appassionato cantante.

In uno schema simile non possono mancare però precisi e squillanti inserti di chitarra ai quali provvede con gusto e tecnica Mark Spalding, il quale almeno su disco si disimpegna pure al basso.  Bruce Levick (batteria) John Fitzgerald (seconda voce) vanno a chiudere la formazione. Quest’ultimo è divenuto poi in pianta stabile il bassista del gruppo ma si è aggiunto solo in seguito.

Raramente mi è capitato di trovare un livello qualitativo così notevole nella totalità dei brani contenuti in un Cd: volendo andare per esclusione probabilmente a Time’s Motet And Galliard (parziale rifacimento di un antico brano di Thomas Tallis) tocca la palma di quello meno riuscito, un pò perché forse pretenzioso ed anche perché fa parte di quel tipo di operazioni musicali oramai desuete. Inoltre il fatto di racchiudere in sé due brani poco giova nell’economia musicale. A margine di ciò va detto comunque che il pezzo è ben suonato.

Dopo di che..non c’è che da scegliere. Si può cominciare con The Cause, a mio parere vero pezzo forte dell’album, nel quale tra mellotron e soli di chitarra incandescenti, si viene proiettati all’indietro nel tempo, in un’ atmosfera magica contrappuntata dal timbro dolce della voce di Joe Cairney (in questo caso ricorda da vicino Benoit David dei Mistery). Qui i richiami sono chiaramente quelli sopracitati, contro-tempi e fughe si sprecano, la chitarra di Spalding prende a ruggire nella seconda metà del brano con un solo trascinante ed interminabile, come spesso il prog di stampo britannico sa regalare. Chiusura in diminuire, sognante.

L’introduttiva Fanfare For The Broken Hearted dall’incedere Yes (era Trevor Rabin) con la chitarra ancora protagonista può essere legata per un comune denominatore (Yes)Going For a Song, stupendo gioco di parole dove però a dire il vero emerge pure molto di Marillion e IQ.

Ed ancora, romanticismo allo stato puro con Remembrance, quasi Procol Harum nell’incipit del piano e con delle vocalità da pelle d’oca (sono ben tre le backing vocals); la conclusiva e possente The Answer, prestigioso epilogo retto da fantasiose trame di mellotron e moog, unite a parti di chitarra mozzafiato. Solenne, suggestiva, un affresco completo delle potenzialità della band. Il solo di chitarra che chiude il pezzo vale il Cd.

Sono di ottima levatura anche Something She Said dove i riferimenti agli Yes sopratutto ed in minor misura ai Genesis sono piuttosto evidenti. In A Lifetime impreziosita dall’ennesimo solo di Spalding e Merry Dance, la traccia dove il lavoro della ritmica si mette più in evidenza.

I brani sono mediamente lunghi salvo rare eccezioni, così come recita l’ortodossia prog ma non c’è una vera e propria suite; chi ad ogni uscita cerca disperatamente di imbattersi in una novità probabilmente potrà rimanere deluso. Tutti coloro che invece sono amanti irriducibili di un prog sinfonico fatto di chitarre liquide e molto presenti, frequenti soli, abbondanti tappeti di tastiere tra accordi sognanti, sospesi o epici, con Fanfare & Fantasy avranno assolutamente di che soddisfare il loro palato. Imperdibile !

Max

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commenti
  1. David ha detto:

    Ho ascoltato Disobey dalla sua uscita per non so quante volte….album meraviglioso….l’attesa per il seguito ne è valsa la pena…disco eccezionale nuovamente
    molto bella la recensione, hai gusti molto simili ai miei (vedi Cosmograf, ecc.)

    P.S. hai mai recensito Peter Gee – East of Eden? altro album che mi ha ipnotizzato

    • Max ha detto:

      Ciao David,
      riguardo ai Comedy Of Errors hai già detto tutto tu..
      L’album di Peter Gee non l’ho recensito perché sono partito con il blog diversi mesi dopo. In compenso non dovrebbe essere lontana l’uscita del nuovo Cd; in maggio lo vedremo nuovamente a Verona con i Pendragon !

      • David ha detto:

        purtroppo è di domenica, ora abito un po’ distante da verona
        conosci qualche promoter per far suonare i comedy of errors in italia?

        P.S. dove trovi i titoli da ascoltare? su progarchives?

        P.S2 fatta base 100, quanti cd che ascolti realmente ti colpiscono? a me molto pochi, un 30% se è tanto

      • Max ha detto:

        Promoter, sale o spazi dove suonare…c’è da considerare che per musicisti che arrivano da Inghilterra, est o nord-Europa, un rimborso spese minimo garantito ci deve essere e qui spesso possono nascere le prime difficoltà ma non solo.Sarebbe un discorso lungo, legato sì al denaro ma anche alla voglia di mettersi in gioco e rischiare, per puntare su nomi fuori della schiera dei soliti noti.
        Le fonti dove attingere in rete oramai sono tante, utili come spunto per procedere poi all’acquisto dei Cd, la qualità ovviamente è quella che è.
        Non ho mai realizzato una percentuale in positivo tra tutto ciò che ascolto; certo è che oggi di materiale ne viene pubblicato davvero tanto e dunque, forse, un 30 % non sarebbe da valutare come risultato negativo. Considera poi che ascolto anche album i quali magari non recensisco, o per mancanza di tempo o perché non riescono ad arrivarmi proprio come genere; pur avendo orecchie molto “aperte” anche io, come ognuno credo, ho le mie inclinazioni.

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