frontCi sono gruppi che pur essendo sulla piazza da tempo e avendo al loro attivo un discreto curriculum non riescono a spiccare il volo, a risolversi in qualche modo; e questo nonostante sia dalla loro anche una buona cifra tecnica. E’ il caso dei Osada Vida, band polacca il cui debutto discografico risale ormai al 2000 che presentano il loro sesto titolo, Particles (i primi due Cd sono cantati in polacco, dal terzo la band ha adottato l’inglese).

Perennemente in bilico tra prog metal new prog, per chi non li conoscesse si può azzardare un timido parallelo con i Rush per cercare di illustrarne meglio il tipo di sonorità, in particolar modo vanno a ricordare i canadesi sotto il profilo della costruzione ritmica (con le debite distanze, ovviamente).

Dunque un impianto solido che ad oggi ha prodotto con questo sei titoli, tutti degni di attenzione; ad onor del vero però ai polacchi è sin qui mancato il guizzo, il riuscire a salire lo step decisivo per emergere dalla pletora di band che oggi popolano la scena prog metal. I numeri hanno dimostrato di averli potenzialmente, sin qui però le attese sono state soddisfatte solo in parte. Prima citavo i Rush come influenza principale ma vanno considerate pure le bands storiche inglesi del progressive; unire queste due matrici tra loro non è sempre facile.
Ad ogni modo il lavoro precedente ( Uninvited Dreams  2009) mostrava un gruppo in via di crescita, compattato e consapevole delle proprie possibilità.

Molta dunque la mia personale curiosità verso questo nuovo lavoro, Particles, che registra l’ altro un cambio dietro al microfono:  Łukasz Lisiak, bassista e cantante ha lasciato il ruolo di cantante a Marek Majewski, entrato in pianta stabile ed autore di buona parte dei testi mentre per il resto la formazione è rimasta inalterata, potendo contare su Rafał Paluszek (tastiere), Bartek Bereska (chitarra) e Adam Podzimski (batteria).

Il Cd esce per Metal Mind Records, è composto da nove brani e presenta come bonus track una particolarissima cover di Master of Puppets dei Metallica. A differenza che in passato Osada Vida scelgono di non indulgere in tracce eccessivamente dilatate e optano invece per pezzi mediamente brevi e diretti, cercando così di sfrondare il sound da qualche orpello di troppo.

Passando dunque in rassegna la musica, il lavoro si apre con Hard-Boiled Wonderland che fotografa subito tutte quelle che sono le influenze della band, orientandosi in questo caso verso lidi prog metal prima e progressive nella seconda parte.

Stronger risulta un episodio piuttosto atipico con un riff di chitarra quasi hard rock ed il basso in buona evidenza. A questo proposito voglio sottolineare come il disco non sia figlio delle consuete iper-produzioni moderne ma, al contrario, goda di suoni ben bilanciati: il basso, ad esempio, finalmente si sente !

Fear alza decisamente il tiro, sanguigna e mordace, coriacea nella sua articolazione.

Those Days è un ottimo esempio di cosa possa produrre il quintetto se ispirato; atmosfera giusta, sospesa tra buona melodia, ottima ritmica ed un brillante solo conclusivo di chitarra.

Con Shut fa la sua comparsa persino il growl, affidato a Majewski, per un episodio quasi adiacente ad un melodic death metal..rivisto e corretto.

David’s Wasp è introdotta dalle tastiere di Rafał Paluszek subito accompagnate dalla chitarra a disegnare un quadro che rimanda ai connazionali Riverside; strumentale molto interessante. 

Different Worlds offre un passaggio tipicamente in stile Rush, terreno dove Osada Vida sembrano muoversi a proprio agio ma che in questo caso pare un pò a margine del contesto. Da notare comunque il lavoro del duo ritmico, davvero di rilievo.

Until You’re Gone, quasi inspiegabilmente, prende un andamento tipicamente A.O.R. e mostra che ancora la band non riesce a darsi un indirizzo preciso. Al solito, di per sé non è inaccettabile ma fatico a comprenderne il senso.

Meno male che a terminare l’opera giunge uno dei brani più riusciti, Mighty World, dove finalmente il gruppo si lancia in una cavalcata prog metal annunciata da un grintoso riff di chitarra.

Nel suo complesso disco gradevole e ben prodotto ma purtroppo poco di più; si evidenziano dei punti interrogativi riguardo ad esempio l’eccessivo ondeggiare tra un riferimento e l’altro, tra un genere e l’altro, mettendone insieme alcuni troppo distanti che tra loro non legano. L’album così perde di omogeneità, avanzando a sprazzi ed un pò alla cieca, alternando cose buone ad altre decisamente inferiori.

Max

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