frontNel 2010 The Windmill hanno fatto il loro esordio con il più che lusinghiero To Be Continued… Tornano alla ribalta con il secondo album, piuttosto legato al precedente, intitolato Continuation.

Band proveniente dalla Norvegia che propone un sound forse atipico per quelle latitudini, da sempre propense alla brutalità del black metal (Darkthrone, Mayhem) o, per contro, ad atmosfere gelide e solitarie, intimiste (vedi Gazpacho). Pian piano anche nel lontano paese dell’estremo nord si è andato consolidando un drappello di gruppi dediti al progressive, un New prog spesso però contaminato da elementi space e/o comunque psichedelici. Ecco così che hanno fatto la loro comparsa Airbag, Leprous (orientati maggiormente verso il prog metal), Magic Pie, White Willow, Wobbler; tutte formazioni che sono andate ad incidere fortemente su di un versante musicale dove prima la Norvegia non aveva prodotto molto.

In questo scenario The Windmill vengono collocati in una posizione particolare; nel gioco delle etichette e delle categorie vengono segnalati infatti come heavy prog, qualifica che personalmente poco mi dice.Più semplicemente il combo scandinavo suona e mette in campo sonorità progressive che comprendono riferimenti al passato (Jethro Tull e qualcosa dei Pink Floyd) ed altre assolutamente attuali e moderne.

Ne scaturisce un mix interessante e per lo più largamente riuscito; al solito non ci sono invenzioni strabilianti ma comunque, grazie ad esempio all’uso del flauto, il sestetto pare in grado di caratterizzare la proposta, non lasciandola ad un livello meramente derivativo.

Sono solo 5 le tracce che compongono Continuation ma tra di loro compare una suite di 25 minuti circa ed una mini-suite; il modello dunque ricalca quello del disco precedente ma a mio avviso la qualità è migliorata. Line up molto nutrita che alterna oltretutto due voci principali, quella di Jean Robert Viita (tastiere) a quella di Erik Borgen (chitarra); Arnfinn Isaksen (basso), Stig André Clason (chitarra solista), Sam Arne Nøland (batteria) ed il prezioso tuttofare (fiati, chitarra acustica, tastiere) Morten Clason confezionano un Cd piacevole e variato, dove gli spunti e le trovate non mancano.

Piano e flauto, una dolce intro per l’opener …Continuation, brano dall’andamento largo che ha sicuramente punti di contatto con i vecchi Tull e che mette in risalto la personalità del nuovo chitarrista Clason.

Seguono poi i due momenti migliori dell’album: la mini-suite The Masque, forse il passaggio più emozionante, nella quale l’atmosfera che i Windmill riescono a creare è davvero carica di pathos. L’intensità viene scandita dalla voce e da un lento crescendo affidato inizialmente al piano; poi il brano parte letteralmente per la tangente, rimarcando tutti i tipici elementi di un lungo episodio progressive, arricchito da organo e flauto e da uno sfolgorante inciso di chitarra.

L’altro episodio-chiave è Not Alone; ballad dagli orizzonti molto vasti, di ampio respiro, in cui la voce particolarmente ispirata recita un ruolo centrale. Ottimo nuovamente il flauto di Morten Clason come del resto la chitarra. Le tastiere conducono e costruiscono un arrangiamento essenziale ma di qualità mentre basso e batteria si mantengono viva ed indispensabile presenza. Molto bella.

Giant Prize è la traccia che meno mi convince, infarcita di troppe idee appena abbozzate tra le quali persino accenni simil-reggae.

Buon ultima giunge The Gamer, ambiziosa e dilatata suite che al suo interno riserva piacevoli momenti ed altri un pò deludenti. Da sempre nel progressive la “suite” è croce e delizia, quasi una tappa obbligata; per ragioni intuitive è arduo cimentarsi con brani di tale portata e molto spesso, sopratutto nelle epoche più recenti, si sono rilevati più flop che centri perfetti. Nel caso in questione la valutazione rimane sospesa perché se da una parte non mancano felici slanci compositivi e strumentali, da un’altra risente e viene penalizzata da una durata eccessiva. Non è il primo tentativo in cui si cimentano i norvegesi ma, evidentemente, questo è un livello dell’asticella ancora elevato; credo sarebbe bastata maggiore concisione nelle tre sezioni (prologo, sviluppo, finale) perché la trama di per sé è valida.

The Windmill mettono molta carne al fuoco, forse un pò troppa se devo proprio fare loro un rilievo; probabilmente l’entusiasmo, la voglia, possono indurre a commettere qualche esagerazione, qualche errore nel disperdere le idee ma nel complesso il disco è piacevole e degno di nota, sicuramente non annoia.

Max

commenti
  1. Massimo scrive:

    po’ si scrive con l’apostrofo e non con l’accento, è un peccato presentarsi ai lettori con errori di grammatica, passa la voglia di leggere, insomma. A parte questi aspetti lessicali dovresti rivedere le tue cronologie: dove l’hai imparato che in Norvegia è arrivato prima il Black Metal e poi il progressive? Errore storico piuttosto grave.

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