Niacin Krush 2013

Pubblicato: aprile 7, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontUscite e produzioni di altissima qualità, distillate nel tempo come un vino pregiato; da sempre gli album dei Niacin si offrono all’ascolto con le stimmate di lavori selezionati e di gran classe grazie allo splendido talento degli interpreti, veri e propri virtuosi ed acrobati del loro strumento. Un limite, se mai va trovato, risiede proprio nel fatto che talvolta una tale abbondanza di estro e capacità finisce per comprimere l’immediatezza e la fruibilità del sound, rendendolo a tratti un pò freddo e distaccato, quasi irraggiungibile (mia personalissima valutazione).

Detto questo giova ricordare come il trio statunitense abbia davvero capitalizzato la propria fama a fronte di poche uscite: Krush infatti è il sesto album in studio e se si pensa che l’esordio data ormai 1996 è facile comprendere come quello dei Niacin sia un progetto basato essenzialmente sulla qualità.

Sicuramente incidono anche i plurimi impegni dei singoli musicisti: Billy Sheehan, uno dei più grandi e tecnicamente dotati bassisti viventi. Dennis Chambers, la cui batteria appare in una miriade di Cd jazz rock e con un’ infinità di tour alle spalle (Santana, un nome per tutti). John Novello, un vero drago, un’ artista dell’ Hammond che ha dalla sua collaborazioni con Chick Corea.

Dopo otto anni di reiterato silenzio (Organik 2005) il power-trio pubblica dunque Krush, registrato in California con la super visione di Ara Sarkisian ed il mixing a cura di Dino Herrmann (Scorpions), esce per  Prosthetic Records. 14 tracce, ovviamente strumentali, con le quali di nuovo infiammare di entusiasmo gli appassionati del genere.

Al solito si tratta di un lavoro molto particolare, di grana sopraffina ma non è e non può essere destinato a tutti; non è un disco immediato o che può abbracciare una platea molto vasta, dai gusti eterogenei. Qui o si ama con totalità la neo-fusion con le sue caratteristiche di unicità (ma anche profondamente settoriali) e si è in grado di apprezzare sino in fondo i virtuosismi dei tre musicisti oppure si è destinati a rimanere spiazzati e perplessi.

Non è un sound, ripeto, che viene incontro, accomodante grazie alla melodia o comunque a strutture armoniche intuibili, per quanto articolate; non ci sono solo tempi spezzati, duelli tra basso ed Hammond, una batteria sopraffina in grado di reggere l’urto o di imporsi a secondo dei momenti. C’è tutto un substrato musicale su cui poggia l’ intera architettura che o si comprende, facendolo proprio, oppure può rimanere distante anni luce, senza arrivare al cuore e all’anima di chi ascolta.

Non credo sia un limite di chi ne fruisce ma come ho già detto è proprio di questo tipo di sonorità, indubbiamente non è un “prodotto” studiato a tavolino per scalare le classifiche internazionali.

Entrando nel dettaglio Krush mostra un trio sempre all’apice, in grado di sorprendere con una tecnica elevatissima ma anche con un song writing solido e di sostanza; l’ascolto al solito richiede attenzione per potere seguire e godere di tutti i passaggi intricati dei quali è costellato. Oltretutto è un lavoro molto corposo, un’ora e un quarto circa, durante la quale sono poche le pause ed il fatto che sia interamente strumentale alla lunga può stancare un “orecchio” poco abituato.

Cercando di indicare un riferimento possibile nei passaggi più rock il primo e unico che mi viene in mente sono indubbiamente Emerson, Lake & Palmer. Stesso tipo di formazione (ove si eccettui la mancanza di parti cantate), l’ Hammond debordante, un drumming pastoso e frenetico, linee di basso quasi…”esoteriche”. Questo parallelo, per quanto azzardato e da prendere con le dovute cautele, si può cogliere meglio in brani come la title track, Stormy Monday Car Crash Red.

Altri splendidi passaggi rimandano invece all’incredibile periodo della fusion anni ’70, basti ascoltare Low Art che richiama assolutamente quel capolavoro che fu Spectrum di Billy Cobham; oppure a momenti davvero jazzy con Electrocity.

Ci sono poi quegli episodi che sono tipici e caratterizzano maggiormente la band, quali Tone Wheels, Drifting, The Gnarly Shuffle, Prelude & Funky Opus (potrei continuare). Ognuno dei tre musicisti compie mirabilie, quando singolarmente e quando di insieme ( Billy Sheehan ancora una volta ai vertici della categoria).

Tre maestri, tre veri portenti in grado di catturare l’attenzione grazie alla inverosimile abilità; i Niacin confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, tutte le loro immense doti e potenzialità. Krush si rivela come uno dei loro migliori episodi, omogeneo e catalizzante; piuttosto lungo ed impegnativo, probabilmente rimarrà una gemma destinata ai cultori della band e del genere.

Max

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