The Custodian Necessary Wasted Time 2013

Pubblicato: aprile 8, 2013 in Saranno famosi
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frontSolo di recente mi è capitato a tiro Necessary Wasted Time, primo e sinora unico lavoro della band inglese The Custodian; in realtà il Cd è uscito in gennaio ma è passato abbastanza sottotraccia ed è un peccato. Giusto segnalarlo quindi anche perché la genesi e l’identità della band restano oscure: ottima strategia di marketing, voglia di stupire, qualche  noto personaggio facente parte…non è dato sapere più di tanto, le notizie al riguardo a dir poco scarseggiano.

Non si conoscono i nomi dei protagonisti all’infuori delle loro iniziali (almeno in un primo momento) né si conoscono i loro volti; sulla pagina FB di riferimento oltre alla cover del disco campeggia una foto nella quale i 4 musicisti hanno il volto totalmente o almeno parzialmente nascosto. Successivamente sono apparsi dei nomi e cioè Richard, Michael, Owain e Nariman che però non corrispondono alle iniziali indicate in un primo momento.

Se sia una strategia ben studiata o meno in tutta franchezza non lo so, è possibile ed in ogni caso sarebbe geniale perché, certo, non passa inosservata. Il tratto saliente però resta la qualità e la tipologia della musica contenuta, davvero interessante, sospesa tra correnti psichedeliche di stampo floydiano, sonorità distorte ed improvvise aperture, peculiari del progressive. Il richiamo ai PF passa anche attraverso rumori, voci “fuori campo” stile speaker radiofonico ed atmosfere talvolta inquietanti.

Il disco è uscito per Laser’Edge Records ed è composto da otto brani, la formazione come sopra “indicata” vede: batteria-tastiere-voce, basso, chitarra acustica, chitarra elettrica. Ne scaturisce un sound abbastanza personale, l’uso della chitarra acustica è frequente e crea a più riprese interessanti sensazioni di attesa e di contrasto verso le tastiere e l’elettrica.

Vengono così snocciolate in sequenza 8 tracce molto gradevoli, pur non estremamente facili da definire, con un sound sempre in bilico tra antichi riferimenti ed atmosfere new prog cupe e tese, alternando passaggi vocali ad altri puramente strumentali, molto intensi, come Things We Tell Ourselves Departure.

Movimentate prog ballads come The Sun Is God con le chitarre in evidenza ed un’ottima scelta dei suoni; momenti più complessi e variegati come la conclusiva title track, brano più lungo in scaletta.

Pezzi di stampo molto attuale, con sonorità più aggressive quali Other People’s Lives oppure Persona, giocata invece su frequenti e rapidi arpeggi delle chitarre con un mood che in qualche modo rimanda a Riverside e ultimi Opeth, in particolar modo nel timbro vocale.

Altrettanto si può dire per The Man Out of Time mentre Stop Talking è l’unico episodio che trovo prevedibile e forse pure fuori contesto.

Un album solido, di sostanza, considerando che si tratta di un debutto; un modo di presentarsi e di porsi davvero insolito e curioso, che nasconde però piacevoli sorprese. Da ascoltare.

Max

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