frontOk, ci siamo..nonostante le tumultuose vicende accadute (e la conseguente separazione) tra i Queensrÿche Geoff Tate siano oramai note a tutti, dopo l’uscita del nuovo album solista del cantante di cui ho avuto modo di scrivere lo scorso novembre, arriva sugli scaffali Frequency Unknown, primo album della versione Queensrÿche facente capo al cantante di Stoccarda.

Anche qui regna la confusione perché, dopo la battaglia tra le due parti inerente il “brand” che si è chiusa sostanzialmente con un pareggio a tempo…determinato, questo album sulla cover mette in bella mostra (oltre al titolo) logo e dicitura inequivocabili. Dunque un mostro a due teste, un aquila bicipite, del quale possiamo assaggiare ora il primo prodotto, in attesa della risposta del resto della band originaria.

La storia poi stabilirà non tanto le ragioni, conosciute nei dettagli e nelle pieghe solo dai protagonisti, quanto la validità o meno degli esiti scaturiti a seguire; quel che è certo è che Tate non ha mai avuto un carattere malleabile, è dotato di una personalità che definirei abbastanza “spiccata” ed il malumore in casa al gruppo serpeggiava da tempo.

Frequency Unknown è stato velocemente inciso in California ed è stato missato e prodotto da Jason Slater, già artefice degli ultimi 4 dischi della band e anche lui, in qualche modo, pomo della discordia con gli altri membri della band. Anche in questo frangente non sono mancate le difficoltà in quanto il missaggio in un primo momento era stato affidato a Billy Sherwood ma il risultato raggiunto non è stato giudicato gradito. Tate ama la vita movimentata evidentemente…

Ad ogni modo il Cd prevede dieci brani oltre, come bonus tracks, ben quattro vecchi classici del combo americano qui ri-registrati con la nuova formazione (tra essi le indimenticabili I Don’t Believe In Love Silent Lucidity del grande Chris DeGarmo ).

Quanto alla formazione, per chi ancora non ne fosse a conoscenza, oltre a Geoff questa prevede Rudy Sarzo al basso (O.Osbourne, Quiet Riot, Whitesnake), Kelly Gray alla chitarra, Randy Gane alle tastiere (ambedue con un passato nei Queensrÿche), Robert Sarzo alla chitarra (Quiet Riot) Simon Wright (AC/DC, Dio) alla batteria. Come se non bastasse si aggiunge un nutritissimo nugolo di ospiti e collaboratori trai quali segnalo Chris Poland (Megadeth), K.K. Downing (Judas Priest), il “martello” Paul Bostaph (Slayer, Testament, Exodus), Brad Gillis (O.Osbourne) Craig Locicero (Forbidden).

Una parata di stelle impressionante dunque, forse anche in esubero, per un album dalla gestazione quanto mai travagliata e sul quale si sono avvicendate varie mani.

Tocca al tagliente riff di Cold aprire le danze e la voce inconfondibile di Geoff Tate si impossessa subito della scena; pezzo molto diretto, “catchy”, giocato sull’interpretazione del singer e in grado di suscitare una buone dose di entusiasmo (Gray alla solista, Locicero alla ritmica).

Partenza decisa anche se non col botto. A stretto giro di posta arriva Dare ed inaspettatamente il pallone si sgonfia: nonostante un gran lavoro di basso e batteria ed il prodigarsi di ognuno il brano è un pò farraginoso e stenta a decollare.

Tocca a Give It To You riportare immediatamente nel corretto assetto di volo il sound della band. Il giusto tocco di cattiveria, una linea melodica azzeccata, l’interpretazione decisa di Tate e dei riff di chitarra come carta vetrata donano forza ed intensità ad una up-tempo ballad.

Aumentano i giri con Slave che ad una prima parte preparatoria fa seguire una seconda più esplosiva e tirata anche se il refrain è troppo centrale e viene ripetuto alla noia.

Uno dei momenti migliori, con un song writing degno del nome dei protagonisti, è senz’altro rappresentato da In the Hands of God; qui finalmente si riescono a ritrovare non solo le sonorità ma anche le intenzioni e le coordinate più tipiche della band americana. L’unica pecca, a ben vedere, è la durata troppo breve del brano che a mio avviso aveva spazio per uno sviluppo maggiore.

Running Backwards ripropone un lato molto heavy metal di questa versione dei Queensrÿche; paiono lontane le contaminazioni e le aperture prog  che avevano reso celebri la band, ora molto è giocato sulla centralità di Tate e del suo cantato, strofe e ritornelli si susseguono in modo più schematico. L’impatto è buono ma, fatalmente, manca qualcosa.

Di nuovo con Life Without You prende corpo sempre più una strana sensazione e cioè che l’impianto sonoro, nella sua globalità, sia di buon livello ma in realtà carente di ciò che ti aspetteresti. Lungi da me l’ascolto basato sul pregiudizio (non mi appartiene e lo trovo senza senso), sarà un differente intento del front man, una diversa chimica con questi musicisti…fatto sta che anche questo è un buon passaggio ma pare sempre carente di quella capacità di travolgere tipica del marchio Q.

E’ il piano ad introdurre Everything, presto doppiato da aggressivi riff della chitarra. Una ballad quasi corale contenente un interludio solista della sei corde, imperniata nuovamente però su di una eccessiva ripetitività del refrain.

Fallen, ancora a firma di Slater-Tate (come la maggioranza dei brani), continua a porre al centro le doti del vocalist con una band che lo accompagna, lo sostiene, lo esalta in certi momenti ma raramente ritorna l’impressione di una entità ben definita. Anche questo è un esempio tutt’ altro che da disprezzare, è molto ben suonato ma alla fine scivola via, non si ferma dentro.

Ben venga dunque a chiudere The Weight of the World, episodio più lungo del disco e forse più riuscito. La voce di Tate torna a regalare brividi cantando per due minuti quasi da solo; quindi tutta la band fa il suo ingresso con grande enfasi, andando a segnare il momento più bello in assoluto e, aggiungerei, degno dei fasti di un tempo.

Musicisti di ottima levatura, un front man indiscutibile, un produttore con il quale è viva una consolidata intesa; sulla copertina un nome ed un logo di grande peso, pagine fondamentali scritte (tanto tempo fa) per la nascita e l’evoluzione di un genere (il prog metal). Un album partorito da una situazione difficile, complicata, sofferta e probabilmente rabbiosa: contiene un paio di lampi accecanti e qualche discreto passaggio ma alla resa dei conti è fatto più di ombre che di luci.

Max

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...