Vienna Circle Silhouette Moon 2013

Pubblicato: aprile 24, 2013 in Saranno famosi
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frontCercando in giro, solito cane da tartufo, mi sono imbattuto in questo album, Silhouette Moon,  a nome del duo inglese Vienna Circle. La considerazione che mi viene da fare, prima di ogni altra, è come sia possibile portare a termine un buon disco, pieno di spunti interessanti, con estrema semplicità e modestia, senza troppi squilli di fanfare. Basta guardare il sito della band e le poche interviste disponibili per poter percepire la semplicità e l’umiltà dei protagonisti.

Tutto viene fuori con grande passione ed entusiasmo ma allo stesso tempo col sorriso e quel disincanto che di questi tempi, a mio parere, non può passare inosservato.

Premetto che come accade spesso non sono qui a decantare il ritrovamento di un tesoro di inestimabile valore, o della perla nascosta per anni nelle profondità marine, niente di tutto questo; credo però di essere in grado di individuare almeno la validità di un progetto, sicuramente perfettibile e magari lacunoso sotto alcuni aspetti ma, nella sostanza, di buona levatura.

Ecco che dunque, sommerso nel mare smisurato delle uscite che arrivano quasi quotidianamente, ho ritenuto segnalarlo.

Vienna Circle sono chiaramente collocati in ambito progressive, una delle molteplici ramificazioni odierne che vanno a comporre il filone new prog; il nucleo originario è basato sui due fratelli Davis, Jack e Paul ed il loro debutto discografico risale al 2008 con il Cd White Clouds. Ci sono voluti dunque ben 5 anni per arrivare a questo secondo capitolo che vede l’apporto alla batteria di Alex Micklewright.

Riferimenti che vanno ai Pink Floyd ma ancor più direi trapelano echi di quel lontano e gentile sound che era proprio di Canterbury, in una mescolanza di paesaggi sonori che talvolta rimanda a qualcosa dei Caravan o a certi Camel. Una cinquantina di minuti di buona musica che vede Paul (chitarra, voce e tastiere) e Jack Davis (basso,piano) affiancati dal suono di fiati (sax, clarinetto, flauto) oppure da una voce femminile (Gemma Davis). E’ rimasto qualcosa ma non molto delle sonorità più graffianti ed orientate verso il prog metal appartenenti al primo album; il suono, ripeto, si è ingentilito e divenuto più proteiforme, meno monotematico.

Dalla breve e dolce introduzione di Strangers alla sognante Envy che peraltro porta con sé ancora qualche lieve sfumatura più aggressiva.

La lunga ed importante  Dreams Presage in cui la presenza dei fiati si irrobustisce, andando a colorare decisamente il brano più articolato e complesso del disco, l’unico nel quale l’afflato progressive di nuovo si congiunge a rapide incursioni metal. Gli scenari però mutano rapidamente e con continuità, il sax suonato da Patch Morrison si incunea talvolta tra le varie fasi di quella che è in pratica una mini-suite. Significativa anche l’orchestrazione  e l’arrangiamento a cura di Paul Davis. La parte finale non è immune da qualche analogia “wilsoniana”.

L’atipica ma tutt’altro che disprezzabile  Scarlet Dance mostra un altro lato di questa band, capace di collegare tra loro input di origine distante. Woven Wings fa pensare istintivamente ai Jethro, con il suo andamento lento e cadenzato e gli inserti del flauto in sottofondo; ben presto però il quadro si fa più mosso, frequenti cambi di tempo ed improvvise “aperture” vedono però permanere la presenza del flauto che finisce per caratterizzare il pezzo.

Ancora un passo lento inaugura Ballad of Night e questa volta tocca al piano dettare il tempo; pezzo che riprende come schema il precedente, salvo mettere maggiormente in luce la chitarra e in generale uno spunto più vivace e deciso. La parte del flauto in questo caso è deputata al sax.

Ancora due tracce piuttosto brevi: Sea, romantica e del tutto “gilmouriana” nel suono della chitarra mentre Eternity, corto ed enfatico strumentale, resta invece un pò come appesa li.

Ripartendo dalla melodia iniziale di Strangers, Together risulta probabilmente come il momento migliore dell’ album; ad una prima parte acustica e scarna segue una seconda morbida ed intensa, una vera e propria prog-ballad.

A chiudere Departure, altro episodio strumentale di prog romantico-psichedelico in grado di emozionare.

Probabilmente aggiungere altro diventerebbe un inutile esercizio di stile; credo vada così interpretata la proposta di questo duo inglese, con semplicità, lasciandosi cullare dalle note. L’aspetto che più colpisce è la capacità di tenere insieme, in modo organico, input e riferimenti tra loro piuttosto diversi. Interessante.

Max

commenti
  1. bel servizio da provare, complimenti per il blog😉 Aspettiamo nuovi aggiornamenti al Blog !!

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