Joe Satriani Unstoppable Momentum 2013

Pubblicato: maggio 5, 2013 in Recensioni Uscite 2013
Tag:, , , , , , , , ,

frontImpossibile a mio parere stilare classifiche di merito tra i grandi della chitarra, tra quel pugno di veri e propri axe-man che da qualche decennio imperversa sui palchi di tutto il mondo incendiandoli con prestazioni funamboliche. Impossibile perché il loro livello qualitativo è tale da giocarsela alla fine sul filo della preferenza personale, dell’empatia, di ciò che arriva istintivamente dal musicista ma anche dalla persona.

Precisato questo quando poi però si trasferiscono le valutazioni relativamente ad un lavoro in studio allora entra pesantemente in gioco un’altra variabile che, in un certo senso, viene in soccorso e cioè il song writing, lo spessore e la struttura dei brani proposti, indipendentemente dalle doti tecniche.

Ecco forse l’unico aspetto che può segnare la differenza in un album e, sotto questo profilo, Joe Satriani talvolta ha mostrato a mio avviso una marcia in più; messi in evidenza (giustamente) l’enorme talento e la fantasia, davanti alla fatica di un disco si devono poi…scrivere e cercare di amalgamare dei brani, cercando di evitare che l’operazione si limiti soltanto all’esposizione dell’intero catalogo delle meraviglie. E’ un tema questo che in passato ho già affrontato ma che non mi stanco di sottolineare perché in questi casi il rischio del “fine a sé stesso” è sovente dietro l’angolo.

Satch dunque presenta  Unstoppable Momentum, sua quattordicesima e nuova fatica e come al solito cambia squadra intorno a sè, optando per un drappello di musicisti comunque navigatissimi. Tra loro il solo Mike Keneally alle tastiere faceva già parte della truppa nel precedente Black Swans and Wormhole Wizards (2010); per il resto, sono arrivati Vinnie Colaiuta (!!) alla batteria e Chris Chaney al basso (già con Alanis MorissetteSlash, Jane’s Addiction).

Il Cd, registrato in California, esce per Epic e vede la co-produzione del sempre più presente Mike Fraser; undici strumentali veloci, come traccianti nel cielo, nei quali il guitar-hero ottimamente assecondato sciorina tecnica unita a gusto. Come già accaduto in passato, è difficile tenere viva costantemente la tensione in questo tipo di situazioni e penso di potere dire che il buon Joe sia riuscito, almeno per buona parte nell’intento, contemplando un riuscito mix tra tecnica e struttura dei brani.

La sua Ibanez urla e graffia sin dalla title track iniziale ma l’apporto e la classe infinita del drumming di Colaiuta, il duro lavoro del basso di Chaney, la “presenza” delle tastiere di Keneally sono ben vive, non recitano solo la parte dei comprimari.

Se ne giova dunque la struttura dei pezzi come nel caso della seguente Can’t Go Back che è uno dei momenti che più mi sono piaciuti; sapiente uso dei pedali, fantasia e la capacità di donare anche un certo equilibrio ai suoni ne fanno un episodio vincente.

Affinchè le cose funzionino al meglio è necessario anche lasciare spazio agli altri strumenti, come nel caso di Lies And Truths che prevede larghe parti di keyboards ed una ritmica variatissima e senza tregua. A costo di essere monotono voglio nuovamente sottolineare il lavoro alle pelli di Vinnie, finissima qualità; potrò sbagliarmi ma in alcune ristrette sezioni del pezzo colgo pure qualche lontana eco crimsoniana…

Three Sheets to the Wind dilata ed estremizza il concetto precedente con un andamento quasi rocambolesco, sospeso tra lo spirito giocoso della band e gli inserimenti laceranti di Satch; mutamenti di tempo repentini, scenari sconvolti  a rotazione, tutto condensato in poco più di tre minuti.

Un filler ma di rara intensità (I’ll Put A Stone On Your Cairn) conduce a A Door into Summer, brano rilasciato come “battistrada” lo scorso aprile.” Riffone” naturalmente molto catchy per una linea melodica abbastanza facile ed intuitiva; a controbilanciare c’è la qualità comunque espressa dal quartetto, davanti alla quale c’è poco da dire. Brano piuttosto easy ma che affidato a questi musicisti riesce a prendere un altro sapore.

Si prosegue con Shine On American Dreamer nella quale il ritmo si fa più serrato, Satriani regala gioie con la sua chitarra senza indulgere però in prodigi convulsi. La band sprigiona tiro senza lasciarsi andare ad orpelli eccessivi, cercando di seguire un filo logico.

A seguire due brani in pratica collegati, Jumpin’ In Jumpin’ Out. Il primo, più lungo, si segnala per una trama hard rock vecchio stampo, forse troppo dilatata mentre il secondo risulta decisamente più corrosivo e fulminante.

The Weight Of The World pesca nuovamente da quello che può essere il classico repertorio del chitarrista e mette in luce la splendida macchina ritmica composta da Chaney & Colaiuta.

Si chiude con A Celebration che ripiega su una linea melodica accattivante e di facile presa, senza particolari ambizioni.

Tanta classe, ottimi musicisti, estro e tecnica messi però al servizio di un discorso più ampio,un disco. C’è qualche passaggio magari meno illuminato, più impalpabile e questo credo sia difficile da evitare tout court in questo tipo di performance. Detto questo però il lavoro proposto dal chitarrista rimane gradevole, per i chitarristi sarà un ‘altra leccornia da gustare.

Max

Annunci
commenti
  1. Franz ha detto:

    Adoro Satriani e non mi lascero’ sfuggire la sua prossima e imminente turne’ italica!!!!!!

  2. traslochi ha detto:

    Ho semplicemente aggiunto il tuo feed RSS Reader. Grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...