Arabs In Aspic Pictures In a Dream 2013

Pubblicato: maggio 9, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontQuartetto proveniente dalla Norvegia, gli Arabs In Aspic presentano Pictures In a Dream, nuovo lavoro che porta il conto a 5 se si considerano le due identità, 3 tenendo presente solo l’ultima formazione (AIA e AIA2).

Un cammino musicale del tutto particolare, quello della band, che mancava all’appello dal 2010 (Strange Frame of Mind); improbabile riuscire nel consueto gioco di etichettare il loro sound perchè questo attraversa con disinvoltura elementi tipici del prog (l’uso di synth, mellotron) incrociandoli con altri caratteristici dell’ hard rock vecchio stampo.

Ci si trova dunque a mescolare tra loro richiami ai King Crimson con molti altri che rimandano senza dubbio a gruppi del passato come Uriah Heep, Deep Purple, senza dimenticare decise virate nella psichedelia cara ai vecchi Floyd.

Il risultato di tutto questo ad un primo ascolto può apparire anche discontinuo e sconclusionato ma in realtà non è assolutamente così, a patto di non fermarsi al primo step.

Per queste connotazioni sono stati definiti heavy prog, non so se sia esattamente calzante ma comunque può rendere l’idea della proposta piuttosto alternativa rispetto ai canoni più tradizionali. Come detto la band di Trondheim è formata da 4 elementi cui, in questo caso, si aggiunge un membro: Jostein Smeby (chitarra e voce), Stig A. Jørgensen (tastiere e voce), Erik Paulsen (basso) e  Eskil Nyhus (batteria). Rune Sundby, detto Ruphus, è una voce aggiunta.

Edito per Black Widow Records, Pictures In a Dream è forse il loro lavoro più compiuto e c’è da dire che se molteplici sono stati i punti di partenza e di ispirazione, con questo disco probabilmente si caratterizzano per una loro dimensione. Una decina di brani che spaziano tra percorsi anche distanti tra loro ma che gli Arabs In Aspic hanno la capacità di legare, dando continuità; la durata dei pezzi è generalmente breve o comunque media, la traccia più lunga dura meno di 7 minuti.

L’album scorre tra mille rivoli ed in molteplici direzioni; i pezzi che più mi hanno colpito sono Let U.S. Pray, dall’incedere molto sabbathiano per poi improvvisamente trasformarsi in una ballad psichedelica e dunque ondeggiare, grazie ad un sontuoso inserimento delle tastiere, tra i due mood. Mi rendo conto della difficoltà nel cercare di trasferire qui le sensazioni ricavate ma, davvero, in questo caso è un’operazione complicata.

Altro gioiellino è rappresentato dai tre minuti di Felix, uno strumentale intenso e languido, guidato dalla chitarra di Jostein Smeby. Brano che gira benissimo, una ballad intrisa di una malinconica ed avvolgente atmosfera.

Ancora, la conclusiva Prevail To Fail aperta dal suono di una acustica subito appaiata dalle tastiere molto “old style”; buone anche le parti cantate, solista di Smeby e i cori di Jorgensen e Paulsen. Esempio del lato più progressive del gruppo, sempre però ammantato di riverberi lontani che provengono da altro tipo di sonorità.

Lifeguard@Sharkbay coniuga di nuovo flash psichedelico e semi prog in un lento crescendo che si fa più determinato nella seconda parte del brano, andando a ritrovare similitudini con alcuni storici passaggi in stile Purple e/o Uriah Heep.

Da sottolineare pure la validità di tracce quali l’iniziale Rejected Wasteland / Pictures In A Dretrasportatram, dapprima sinuosa e poi trasportata in alto dalla chitarra e dalla voce di Smeby; viene mantenuto un mood chiaramente seventies.

Interessante pure Difference In Time, pezzo dotato di buon tiro e caratterizzato da lunghi fraseggi tra chitarra e Hammond; anche questo è un episodio dal sapore simile ai due precedenti, strizzando l’occhio all’ hard rock di vecchia scuola (lo stesso dicasi per You Are Blind e per la veloce Hard To Find).

E’ dunque una strana commistione quella che portano a compimento gli Arabs In Aspic, strana ma efficace; difficile potere considerare Pictures In a Dream un lavoro progressive nel senso più classico, sono troppi e di peso gli altri elementi che vanno a comporre il loro “muro del suono”. Un ibrido piacevole, che sicuramente può fare felice chi è in cerca di qualcosa di diverso.

Max

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