frontDopo il vero e proprio esordio col botto di due anni fa (One 2011), ecco il ritorno dei TesseracT che si ripresentano alla ribalta con il nuovo album intitolato Altered State per Century Media.

Raramente a mio avviso si è potuto riscontrare un debutto così convincente e dunque attendevo con estrema curiosità la seconda uscita, per verificare lo stato delle cose intorno al gruppo originario di Milton Keynes; nuova linfa per la scena prog metal inglese e ancor di più per quel movimento djent metal che va diffondendosi con sempre maggior convinzione.

Rispetto a One si è verificato un avvicendamento importante seguito alla fuoriuscita dalla giovane band del cantante Daniel Tompkins; il suo posto ora è occupato stabilmente dal nuovo singer Ashe O’Hara che come avremo modo di vedere si mostra pienamente all’altezza del compito.

Il suono del quintetto si conferma una perfetta fusione tra i dettami più canonici del prog metal e le varianti, spesso estreme, del djent; dunque un caso un pò atipico il loro che concorre ormai a farne un vero e proprio marchio di fabbrica.Dunque passaggi intricati e vorticosi possono venire attraversati da improvvise aperture melodiche, a loro volta lacerate da improvvisi picchi. Un groviglio sonoro apparentemente inestricabile che in realtà è la vera struttura, il vero tessuto connettivo della band. La sostituzione del front man ha comportato anche la scelta di non utilizzare più parti in growl/harsh ma una voce totalmente pulita, questo probabilmente per segnare ancora di più l’essere fuori dagli schemi da parte dei TesseracT; comunque non è detto possa essere la soluzione definitiva, le idee di Acle Kahney e soci sono in continuo fermento !

Il resto dell’allegra brigata è pienamente confermata e dunque oltre al chitarrista Acle Kahney (anche produttore del disco) rispondono all’appello Jay Postones (batteria), Amos Williams (basso e seconda voce) e la chitarra di James Monteith.

Il lavoro si divide in quattro parti che rappresentano 4 stati o fasi di cambiamento, ognuno di essi trasmette musicalmente sensazioni differenti: Of Matter, Of Mind, Of Reality e Of Energy.

Of Matter : ne fanno parte Proxy, Retrospect Resist. Proxy, brano iniziale, funge da vero banco di prova per il nuovo singer che si mostra subito a suo agio; brano che meglio di altri forse si sposa ai precedenti, distillando un’infinità di note e  tutta la classe di cui dispone la band. Retrospect ne è in parte la prosecuzione in uno scenario che muta, più evocativo ed onirico, con il timbro di Ashe O’Hara in crescita strofa dopo strofa. Resist completa questa triade in modo perfetto, nel senso che pare come un coronamento ideale delle due parti precedenti.

Of Mind : composta da due tracce tra cui la più lunga del disco. Riff oscuro e drumming secco per Nocturne che poi esplode letteralmente grazie ad un tiro micidiale. Ma i brani dei TesseracT sono spesso imprevedibili, conditi di pause, ripartenze, radicali mutamenti di paesaggio e Nocturne ne è uno dei più riusciti esempi. Exile come dicevo è il pezzo più lungo con i suoi quasi 9 minuti; partenza al fulmicotone ed un andamento ondeggiante, fatto di sali-scendi infiniti ed un’altra prova convincente di O’Hara.

Of Reality: di nuovo tre pezzi a comporre questa sezione, Eclipse, Palingenesis Calabi-Yau. Il primo mette in luce le buone qualità del bassista Amos Williams ed i toni altissimi del cantante mentre gli altri sono un rapido lampo di djent metal rivisto alla maniera TesseracT (Palingenesis) e un episodio estremamente singolare, impregnato di un’atmosfera rarefatta cui contribuisce notevolmente il suono di un sax (Calabi-Yau).

Of Energy: due tracce a chiudere il Cd, Singularity ed Embers. La prima vede un’apertura sparata, fatta dei consueti riff intrecciati delle due chitarre; di li a poco un ritmo spurio conduce e dilata il tema verso un’altra dimensione, talvolta inafferrabile, peculiare della band. Embers ha il compito di chiudere il cerchio ed assolve sorprendentemente il suo dovere giocando la partita su una prima parte molto serrata ed un finale, inaspettato, condotto nuovamente dal sax.

Altered State è un passo in una direzione alternativa rispetto a One, non solo perché sprovvista di parti cantate in growl ma anche perché la sonorità è volutamente differente; mancano forse quelle zampate ferine del primo album ma il suono mi pare abbia acquisito spessore e profondità, ricorrendo talvolta anche a soluzioni a sorpresa. Dunque probabilmente c’è meno impeto, non è suonato con il coltello tra i denti ma, di contro, denota una maggiore maturità ed una accuratezza superiore; non è più o meno bello, è semplicemente diverso, un’ ulteriore evoluzione tesa a coniugare tecnica ed emozioni.

Max

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