Intervista: Andy Thommen (bass guitar) & Zenit

Pubblicato: maggio 22, 2013 in Interviste
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Zenit1D – The Chandrasekhar Limit: se ho ben capito il titolo si riferisce  al limite della massa di una stella nana bianca oltre il quale questa collassa per formare una stella di neutroni. A parte il significato astronomico, qual è rispetto al disco?

IVO BERNASCONI (tastiere): Ivo: Comunque sia siamo in un momento in cui si impongono alcuni cambiamenti e si dovranno fare alcune scelte, o provare anche nuove possibilità. Questo porterà ad una trasformazione del modo di impostare il nostro lavoro e gli obiettivi da raggiungere, a meno che permanga uno status quo, che però diventerebbe una scelta.

D – Sono passati ben sette anni dal  precedente Surrender, un lasso di tempo importante. Quali i motivi?

ANDY THOMMEN (basso): Tecnicamente ci sono stati un paio di eventi che ci hanno rallentato un pochino. Nuovi figli nella grande famiglia Zenit hanno ridotto temporaneamente la disponibilità, inoltre ho avuto un problema di salute che ci ha anche frenato un po’, ed infine c’é stato il cambiamento alla batteria. Anche il contratto con la Galileo Records ci ha ancora rimandato di mezzo anno (l’album era già pronto in agosto 2012…), ma il risultato ci dice che ne é valsa la pena.

D –  Cosa hai trasferito negli Zenit dell’esperienza con i Clepsydra?

ANDY THOMMEN: Ben poco. Per quanto riguarda la mia tecnica di basso, i progressi li ho fatti in sostanza solo con gli Zenit. Chiaramente mi sono rimasti i contatti i fan e le amicizie. Inoltre l’esperienza di produzione in studio e sul palco fatte con i Clepsydra sicuramente mi fanno ancora da fondamento.

D – Con Gabriele Schira (batteria) formi una coppia ritmica molto dinamica, con vari accenti che si distinguono in una trama symphonic prog: quasi una giusta e riuscita “contrapposizione”…

ANDY THOMMEN: Con Gabriele mi diverto un sacco. È una sfida continua! Lui mi stuzzica a migliorare ed a oltrepassare i miei limiti.

GABRIELE SCHIRA: Più si suona assieme, più si crea affiatamento. Lo scopo è quello di tessere una vera e propria tela ritmica che tenda ad avere un senso compiuto anche senza le melodie e le armonie.

D – Ho individuato nel vs. sound un mix tra richiami new prog inglese anni ’80 e derivazioni più attuali verso il prog americano stile Spock’s Beard, senza contare che non mancano qua e la echi Floyd. E’ una fotografia veritiera?

IVO BERNASCONI: Vero. Ma dovrebbe far pensare il fatto che le prime stesure di gran parte dei brani risalgono agli anni tra il ’75 e l’80. Più tardi li ho ripresi su sequenzer e arrangiati, ma mantenendo al massimo lo spirito originale. Infine ognuno di noi apporta il suo feeling personale.

LUIGI BIAMINO (chitarra): Per quanto mi riguarda se da un lato è inevitabile che vi siano qua e là delle influenze, anche inconsce, di artisti con i quali sono cresciuto d’altra parte mi è stato spesso attribuito un ascendente da parte di chitarristi di bands progressive come appunto gli Spock’s, ma anche altri, quando in realtà questi non li conoscevo nemmeno al momento in cui sono entrato a far parte degli Zenit. In realtà il mio background musicale è piuttosto radicato nel Rock “classico” con alcuni excursus nel Jazz, nella Fusion e pure nel Metal.

Alla fine credo che quello che gli altri vedono come richiami o influenze, per quanto riguarda il mio strumento, in realtà non è altro che il risultato di come le composizioni di Ivo mi ispirino a dare un certo arrangiamento o sound con la chitarra. Se poi questo richiama per certi versi a come lo avrebbero fatto chitarristi ben più conosciuti del sottoscritto…beh tanto meglio.

LORENZO SONOGNINI (voce): Hanno spesso paragonato il mio timbro vocale a Fish. La cosa mi lusinga dato che i Marillion hanno segnato profondamente un periodo della mia vita nel quale i miei gusti musicali si sono avvicinati al prog. Ma anche i Pink Floyd e i Genesis di Gabriel fanno parte del mio DNA musicale. Probabilmente tutto questo passa anche a livello di interpretazione canora oltre che nell’arrangamento dei pezzi (rigorosamente corale a 5)

ZENIT

D – Matrimandir ed il testo in Sanscrito. Come è nata e si è sviluppata l’idea?

LORENZO SONOGNINI: Il testo in sanscrito è in realtà un mantra che è anche un augurio (Auguro il bene a tutti, auguro la pace a tutti, auguro a tutti di vivere per la perfezione, e possano tutte le esperienze essere di buon auspicio). L’idea di utilizzare un mantra deriva da un interesse filosofico oltre che emotivo verso l’oriente, che accomuna me e Ivo. Matrimandir è un luogo simbolico situato al centro di Auroville, comunità indiana fondata da Sri Aurobindo. Di Aurobindo è anche una poesia che forma il testo di I Ching (brano del nostro secondo disco, che cita esplicitamente uno dei testi principali del taoismo). Del secondo CD era pure il brano Yin & Yang, che rimanda al Tao e il cui testo parla di un padre che guardando il proprio  figlio teme per le ombre che potranno oscurare la sua vita, ma capisce anche che cercando di proteggerlo gli impedirebbe di godere delle luci che la vita offre. Ricordo infine che il nostro primo disco si intitolava “Pravritti” termine sanscrito che significa “evoluzione nell’azione”. Dunque una vena di oriente percorre sia la nostra musica, sia i nostri testi e ne forma una trama che può essere letta lungo tutta la nostra produzione musicale.

D – Più di una volta ho notato nel disco incursioni in ambito fusion (la stessa Matrimandir, Pulsar, una sezione di The Daydream Suite). Passione irrefrenabile o volontà di caratterizzare maggiormente la proposta?

IVO BERNASCONI: Benchè il “prog” sia chiaramente uno sviluppo che parte essenzialmente dal rock, ha la peculiarità di saper assimilare mote forme musicali diverse, almeno come stimolo e variazione; la fusion (ma partirei dal primo jazz rock) aveva nella sua espressione ritmica l’aspetto più interessane ed innovativo, ed inserito appropriatamente nel prog é un vero valore aggiunto.

GABRIELE SCHIRA: Ho suonato ed ascoltato tanti generi differenti: jazz, musica brasiliana, afro-cubana, balcanica, medievale… Inoltre certe parti nelle composizioni di Ivo portano naturalmente ad esplorare linguaggi musicali meno spiccatamente prog. La fusion, intesa come processo di creazione musicale, spaziando tra diversi generi è senz’altro una delle mie referenze

D – Ho notato anche che contrariamente a molte produzioni attuali nel vs. album il basso (finalmente) si sente !!..

ANDY THOMMEN: Grazie! Questo mi fa piacere. Effettivamente con Gabriele sto imparando a lasciare la visione del basso che accompagna e che deve essere sempre sulla grancassa. Mi sento molto più libero di ‘divagare’ spensieratamente. Inoltre, secondo Etienne Bron (tecnico che ha mixato i nostri ultimi 2 album ed i primi 3 dei Clepsydra) la mia esecuzione é diventata molto più precisa da permettere il posizionamento del basso molto più in avanti senza offuscare il suono generale.

D – Giro da anni per concerti prog in Italia e verifico che, tranne in rari casi, spesso il pubblico è composto dai soliti irriducibili. Tanto entusiasmo ma ho la netta impressione che a dispetto di un ritrovato interesse verso il movimento molte band nuove, peraltro assai dotate tecnicamente, facciano fatica ad imporsi. Quale la tua idea al riguardo?

ANDY THOMMEN: Dipende cosa si intende per ‘imporsi’. Nel prog non esiste la ‘star’. Questo é un termine in contrapposizione alla filosofia prog. Quando ricevo commenti o email da fan in giro per il mondo, mi dico ‘questo é successo’. Il bello della musica come la facciamo noi é che non abbiamo legami, contratti, obblighi vari, il che ci permette di fare quello che veramente ci piace. Il fatto che poi piace ad un sacco di altra gente é un effetto collaterale piacevole!

IVO BERNASCONI: Il problema è  che se riuscissero ad imporsi maggiormente sarebbero fagocitati dalla grande industria discografica ( ELP, Yes etc.) e probabilmente farebbero una fine prematura. Penso sia anche una questione di spazi appropriati, non solo in senso fisico: per il rock il prog è troppo sofisticato, per il jazz o l’ambiente della musica accademica (classica, contemporanea etc.) troppo grezzo od infantile! In realtà sarebbe un ottimo ponte che potrebbe congiungere questi due mondi ancora troppo separati.

D – Con l’avvento di internet credi sia più importante fare date live per promuovere le vendite dei CD o esattamente il contrario, dando ampio spazio alla rete per fare conoscere le nuove uscite e poi ottenere visibilità maggiore sul palco? Al proposito infatti esistono più scuole di pensiero…

ANDY THOMMEN: Cosa sia importante non lo so. Noi seguiamo ambedue le strade. La rete permette di far vivere la scena prog che consiste in una grande quantità di gente sparsa per tutto il mondo. I concerti permettono di arrivare anche all’ascoltatore occasionale oltre che ai fan sfegatati.

D – Avete in programma qualche data in Italia nel prossimo futuro?

ANDY THOMMEN: Ci stiamo lavorando. Sono in contatto con due persone, ma é presto per dare dettagli. Comunque se qualcuno dei lettori del blog ci vuole contattare al riguardo ci farebbe immensamente piacere.

Ringrazio Andy Thommen e tutti i ragazzi degli Zenit per la cortesia, la pazienza e la disponibilità.

ZENIT

Max           22 Maggio 2013

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