frontCi eravamo lasciati nel 2010 sulle note di We Are the Void, album dal destino controverso e contrastato, non amatissimo da una buona parte dei fans; accolto invece in modo più possibilista dalla stampa specializzata che comunque, in parte, ha storto il naso.

Personalmente l’ho apprezzato, pur riconoscendone i limiti oggettivi ed evitandogli paragoni impietosi con dischi (The Gallery) che difficilmente possono essere ripetuti. A distanza di qualche anno devo ammettere però che  We Are the Void  ha perduto molto del suo smalto, lasciando non troppa memoria di sé. Dunque devo concluderne che se non ha retto la prova del tempo, in effetti qualche pecca se la porta dietro.

Così ho affrontato con non poca curiosità Construct, decimo e nuovo lavoro del quintetto svedese; nel frattempo Daniel Antonsson ha lasciato i Dark Tranquillity che si sono appunto “riposizionati” a 5.  Martin Henriksson infatti ne ha rilevato il posto, sdoppiandosi tra basso e chitarra ritmica; per il resto la formazione è rimasta invariata.Construct registra l’arrivo in cabina di regia di Jens Bogren, nume tutelare del metal con all’attivo una quantità impressionante di produzioni ( Katatonia, Opeth, Soilwork, Paradise Lost, Amon Amarth, Kreator e potrei continuare) ed è pubblicato al solito da Century Media.

La probabile consapevolezza di Mikael Stanne e compagni della necessità di una sterzata, la puntuale e vivace opera dell’esperto producer e la voglia di riscatto da parte della band hanno prodotto un disco abrasivo, che in qualche modo va a recuperare quella grinta e quella “cattiveria” dei tempi d’oro. Il lato melodico c’è, è presente ed è giusto sia così ma questa volta i DT non vi si crogiolano oltre il dovuto, sferrando anzi un attacco diretto, senza indugi.

Dieci brani veloci come saette, potenti ed aggressivi, che dimostrano come tutto sommato sia possibile per una band aggiustare la rotta dopo qualche uscita al di sotto delle aspettative oppure, particolare e bisognosa di tempo per essere digerita ( Fiction 2007).

Sin dalla iniziale For Broken Words la partenza è fulminante, con il consueto growl di Stanne in primo piano e riff durissimi delle chitarre di Niklas Sundin e di Martin Henriksson. Sound sempre più veloce e spietato con la seguente The Science of Noise nella quale risalta il drumming impazzito di Anders Jivarp.

Uniformity è la track più lunga, introdotta da un arpeggio di chitarra molto aperto. Stanne alterna voce growl e clean, il brano trasuda urgenza e drammaticità nella migliore tradizione del quintetto.

Il primo incredibile squillo di tromba arriva con The Silence In Between. Grandissimo tiro, ritmo infernale ed inarrestabile, una linea melodica precisa e perfettamente calata nel tessuto armonico del pezzo. Le tastiere di Martin Brändström e le chitarre ingaggiano un duello apocalittico con la sezione ritmica.

Senza un attimo di respiro si prosegue con Apathetic che davvero rimanda ad un’ altra stagione della band; la cavalcata, furiosa, plana leggermente su What Only You Know, up-tempo ballad interpretata con voce pulita alternata a growl da Mikael Stanne.

Endtime Hearts riprende a martellare con forza; State of Trust rimarca qualche lieve ma gradita concessione melodica in più, sottolineata dal piano e da un’interpretazione intensa di Stanne. Weight of the End è un altro massiccio assalto sonoro, dirompente ma velato di malinconia.

Al termine giunge il secondo sigillo, None Becoming, vero e proprio lascito ai posteri di questo album; un quadro di solitudine, tristezza ed oscurità in continuo crescendo che non può assolutamente lasciare indifferenti.

Capostipiti della scena metal di Goteborg e del melodic death metal, in pista oramai da 20 anni, i Dark Tranquillity a mio avviso tornano a  pieno titolo con un Cd di alto livello, emozionante e potente. Compatto, diretto, rinvigorito nel suono e con buone idee, contiene tra l’altro almeno due pezzi destinati a mio parere a divenire imperdibili. Bentornati !

Max

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commenti
  1. Dario Lo Cascio ha detto:

    Molto curioso di ascoltarlo. Sono un grande fan dei DT vecchia scuola, e li ho particolarmente apprezzati fino a Character. Gli ultimi due dischi invece mi hanno lasciato alquanto perplesso. Soprattutto We Are the Void mi è sembrato assolutamente senza mordente, ed è quasi un paradosso per il genere che i nostri suonano. Spero di ascoltarlo per intero a breve. Complimenti per la recensione 🙂

    • svake ha detto:

      Ammetto di non aver ascoltato l’album più di un paio di volte ma sinceramente non sono per niente d’accordo con la recensione; ” Sound sempre più veloce e spietato” è vero che son fuori dalla scena metal da anni ma ancora mi ricordo i vecchi DT (per intenderci fino a damage done) e a paragone questo cd pur sufficiente manca veramente di mordente le canzoni hanno un bel crescendo che però non riesce a sfociare nell’energia che un tempo sapevano trasmettere nelle loro opere.

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