frontUna storia strana quella degli Haze, band progressive inglese formatasi a Sheffield ad opera dei fratelli McMahon verso la fine degli anni ’70. Il debutto discografico risale al 1984 (C’est La Vie) e da allora, tra scioglimenti, silenzi e reunion, hanno pubblicato pochissimi album, l’ultimo dei quali Wilderness of Eden (as World Turtle) nel 1997.

Dunque, con un altro salto temporale arriviamo ad oggi; l’ ennesima resurrezione, quando oramai venivano dati per “scomparsi” artisticamente, si materializza con The Last Battle, sesto album della serie considerando però che due di questi sono sotto il moniker World Turtle.

Una vicenda intricata dunque, fatta di abbandoni e ritorni, basata comunque costantemente sulla passione e sulla perseveranza dei due fratelli, Paul McMahon (voce, chitarre, basso) e Chris McMahon (tastiere, basso,  chitarra 12 corde). Negli anni pochi sono stati i riscontri di successo, sia di vendite che come seguito al di fuori dell’ Inghilterra; molti avrebbero definitivamente gettato la spugna, anche perché, obiettivamente, i titoli precedenti non si erano rivelati particolarmente interessanti.Insomma, una band minore, destinata a rimanere oggetto di culto tra pochi adepti; tornano davvero a sorpresa con questo album che dico subito, è ben lontano dall’essere un capolavoro new prog ma è con ogni probabilità il loro migliore lavoro; molto lungo, poco meno di un’ora e un quarto, vede la partecipazione del batterista Paul Chisnell qui alla sua ultima comparsa, mentre in futuro il suo posto verrà preso da Danny McMahon, figlio di Paul. Ceri Ashton (flauto, clarinetto, viola e violoncello) e Catrin Ashton (flauto e violino) completano la strumentazione donando un tocco di folk molto adatto agli arrangiamenti.

Visto da vicino The Last Battle (esce per Gabadon Records) vive di due anime e complessivamente, come anticipato, non è un album che riesca ad entusiasmarmi. Una prima fase composta dalla metà esatta delle tracce (14 in totale) vive degli spunti promettenti della title track, primo brano in scaletta, con molti accenti folk e sonorità che collocano la scena tra il medioevo ed il rinascimento; dopo di che comincia una vera e propria parata di richiami storici evidenti, dai Camel (Grey to Blue) a E.L.P. in versione semi-acustica (parti di Over the River). Viene poi il turno di Rick Wakeman ( il synth in  Dragon Fly), un ibrido Jethro Tull/Genesis/A.O.R. Classic Rock Bar) ed un passaggio prog venato di hard rock ( Long, Long Gone).

Sulle qualità dei musicisti niente da obiettare ma il senso di questo “fritto misto” francamente mi sfugge e mi lascia perplesso, mezzo disco se ne è già andato !

Per fortuna le cose migliorano nella seconda parte. The Barrister And The Bargast è popolata da venature prog-folk che rimandano direttamente ai Tull e per certi versi,tra le pieghe dei suoni, anche ai Pentangle. Il brano si sviluppa in modo cadenzato, una folk ballad con accenti elettrici ma ha il pregio di avere una sua sostanza.

Rock blues per la seguente Train, punteggiata dal suono di un flauto che ricorda da vicino quello di Ian Anderson; gradevole filler acustico, Silent Water, conduce a The Edge of Heaven, piacevole brano di atmosfera nel quale il timbro di Paul McMahon ricorda a più riprese quello di Greg Lake.

Is That It ? coglie di sorpresa con un ritmo sin qui imprevedibile, sincopato; una chitarra carica di distorsione e con una generosa dose di wah-wah lo rendono piuttosto atipico.

Balder And The Mistletoe riporta verso le atmosfere prog-folk grazie al suono del flauto; buono il tema che fonde parti acustiche ed elettriche, in particolar modo nel finale.

The Red Room è il brano di arrivo, il traguardo di questo lungo viaggio; pezzo di non molto peso per un finale abbastanza scontato.

Un castello in lontananza, un cavaliere sulla riva di un fiume, nel cielo le sagome di strane e minacciose creature volanti; nella grafica un insieme di citazioni che si ritrovano poi musicalmente, affastellate tra loro. Molto meglio la seconda parte ma nel complesso un disco che mi ha deluso, privo di momenti davvero decisivi e che poco apporta nel variopinto mondo del prog. Va dato atto comunque alla band di una grande tenacia e volontà.

Max

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