The Inner Road Ascension 2013

Pubblicato: giugno 6, 2013 in Saranno famosi
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frontThe Inner Road sono un duo inglese artefice di un new prog sinfonico nella migliore tradizione d’oltre Manica.

Due anni dopo il buon debutto (Visions) tornano alla carica con il secondo episodio intitolato Ascension. Come nel caso precedente si tratta di un album interamente strumentale, non prevedendo parti cantate; scelta particolare perché se da una parte non è così rivoluzionaria è anche vero che può presentare il rischio di avvitarsi su sé stessa.

Ad ogni modo Steve Gresswell Jay Parmar, valenti musicisti, decidono di proseguire sulla strada intrapresa, mettendo in mostra tutte le loro qualità che a ben vedere, sopratutto da un punto di vista tecnico, non sono poche.

Mentre Parmar suona essenzialmente chitarre e sitar, Gresswell (proveniente dai Coalition) ricopre il ruolo di poli strumentista in quanto suona tastiere, basso, batteria e cura le orchestrazioni.Per completezza di informazione è bene ricordare che sul primo disco il ruolo di chitarrista era invece ricoperto da Phil Braithwaite, chitarrista forse più eclettico ma meno incisivo e graffiante; Parmar a mio vedere reca già le stimmate del guitar hero.

Le scarne biografie richiamano il suono dei PallasKnight Area Steve Hackett come pietre fondanti di questo progetto a due ed in effetti mi trovano concorde, sopratutto per quanto riguarda questo nuovo disco, più grintoso del precedente.

Steve Gresswell è l’autore del materiale inciso che vede una grande elaborazione ed interpretazione da parte del sodale chitarrista, sempre al centro della scena. Forse anche troppo a mio parere e qui giunge il limite di questo album; ottimamente eseguito, brani ben strutturati ma spesso con un eccesso di “chitarrismo” che alla lunga stanca. Inoltre, come accennato, il fatto che si tratti di un Cd interamente strumentale secondo me penalizza l’ascolto, trattandosi di progressive sinfonico.

La chitarra di Jay Parmar è in grado di ricordare da vicino Steve Vai (The Awakening)Mark Bogert (Ascension)Niall Mathewson (Troubled Memories); un ventaglio di possibilità in cui muoversi davvero esteso e che conferma le doti ed il talento dell’ axe man inglese.

Altered Reality ne è un altro splendido esempio.

Il problema però a mio vedere sta proprio nel ricorrere eccessivamente a questa soluzione, facendo sì che il lavoro tenda ad appiattirsi. Via via perdono smalto e lucidità anche le ottime tastiere e le orchestrazioni di Gresswell, cui evidentemente deve essere sfuggito qualcosa nel bilanciamento delle parti.

A proposito di sitar va citata anche la lunga e conclusiva Flight Through Eternity dove influenze della lontana India, tastiere che vanno a ricercare la timbrica di Rick Wakeman (come già per la title track), un arrangiamento molto corale e una chitarra squillante concorrono a farne uno dei momenti migliori.

In definitiva Ascension rappresenta un buon disco ma al tempo stesso è la saga delle occasioni mancate; tanta carne messa al fuoco, tanti spunti importanti dai quali partire per potere sviluppare i brani (alcuni dei quali a lambire quasi il prog metal) ma, a conti fatti, una dose di equilibrio in più tra le parti avrebbe senza dubbio giovato alla causa. Da seguire comunque l’evolversi della carriera di Jay Parmar.

Max

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