Iron Maiden / Megadeth / Mastodon Sonisphere 2013 MIlano 8 Giugno 2013

Pubblicato: giugno 9, 2013 in Recensione Live Shows
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Il mio report della giornata comincia da poco prima delle 17,30, ora del mio ingresso nell’affollata arena di Rho; sulle performance dei Ghost e delle band che li hanno preceduti dunque non posso riferire niente non essendo presente.

Pubblico delle grandi occasioni dicevo, voci semi-ufficiali parlavano di 35/40.000 persone che in questi tempi di crisi non sono davvero poche. In ogni caso anche a colpo d’occhio la stima visiva dava l’impressione di una partecipazione più robusta rispetto al Gods Of Metal di un anno fa.

Superati i tempi lunghi inerenti il parcheggio, pagamento anticipato alla cassa automatica, interminabile maratona podistica per giungere sul luogo del delitto e ben blocchi con funzioni di “filtro”, stava proprio per cominciare il set del “Mastodonte”. Per fortuna se non altro la giornata non era torrida ed il cielo, seppure coperto, ci ha risparmiato la pioggia…

Mastodon

Una doverosa premessa: a suo tempo ho acquistato il ticket appositamente per gli Iron Maiden, anche perché il bill era ancora in via di formazione. Successivamente, quando è stata comunicata la presenza dei Mastodon, pur se con un set ridotto come in ogni festival, la mia attesa era diventata febbrile tanto era il piacere di vedere in azione il quartetto di Atlanta.

La mia delusione dunque è stata di portata biblica quando i 4 ragazzi hanno cominciato; non si sentiva NIENTE ! Un volume confuso, rimbombante come in un palasport, solo a tratti percepibile in modo almeno dignitoso. Non un granché davvero per un festival metal con pretese di evento dell’anno, almeno in ambito italiano. Deprimente dunque constatare che di ciò che producevano sul palco Brent Hinds e gli altri giungeva davvero poco; altrettanto sconsolante constatare che buona parte del pubblico (forse nelle prime file non era così per fortuna) poco considerasse i Mastodon o addirittura li conoscesse a stento.

C’est la vie…In una situazione del genere dunque ha poco senso commentare la set list perché posso assicurare che io stesso ho avuto talvolta difficoltà a riconoscere un pezzo dal suo incipit. Molto belle comunque, per quel che può valere in una situazione simile, Crack the SkyeThe SparrowBlasteroid, Thickening.

Megadeth

La situazione acustica è lievemente migliorata con l’arrivo on stage dei Megadeth; sottolineo che il miglioramento avvenuto non è stato comunque definitivo ma se non altro si distinguevano gli strumenti e (a tratti) la voce di Dave Mustaine. Nonostante questo i cori “vo lu me – vo-lu-me” hanno appaiato e preceduto quelli attesi e scontati “me ga deth “.

Dunque vuoi per la situazione tecnico-acustica, vuoi per il carattere non proprio accomodante del chitarrista americano, vuoi anche e sopratutto per l’infelice impatto del nuovo album appena uscito Super Collider, non credo che la loro esibizione si possa ritenere epica o destinata a rimanere nei sacri libri del rock. La prima parte del live set comunque nettamente pregiudicata dai soliti inconvenienti tecnici.

Tra i brani del nuovo disco una buona Kingmaker è riuscita ad elevarsi su passaggi quasi imbarazzanti come la title track Super Collider; tra quelli storici segnalo Countdown to Extinction, una appena udibile Hangar 18, l’esecuzione di A Tout Le Monde che ha visto la presenza sul palco di Cristina Scabbia (Lacuna Coil) e le travolgenti Peace Sells Holy Wars.

Purtroppo poco altro da aggiungere.

Iron Maiden

Sulle note di Moonchild è partita la performance di Dickinson e compagni ed è stato un boato impressionante ! Come per magia il volume era finalmente regolato (o quasi) ed il concerto ha offerto una girandola di emozioni incredibili. L’aspetto principale che voglio evidenziare è come una band con questa storia e questa lunga militanza sia ancora in grado di sfoderare gli artigli in un contesto live: in una parola, impressionanti ! Fermi discograficamente da tre anni (The Final Frontier è del 2010) si sono rivelati tuttora una perfetta macchina da guerra, corredata come sempre dei suoi effetti spettacolari e talvolta grotteschi ma imprescindibili (Eddie protagonista assoluto).

Scaletta basata come noto sulla riproposizione dell’ album Seventh Son of Seventh Son (1988) ma che andava a ripescare altri classici senza tempo della band. Così sono arrivate The Prisoner, una incendiaria Two Minutes to MidnightThe TrooperThe Number of the Beast (delirio), addirittura Phantom of the Opera, una tiratissima Run to the Hills e  Wasted Years.

Momento quasi mistico con Seventh Son of a Seventh Son, utile per tirare un pò il fiato e poi di nuovo di corsa, senza mai un attimo di sosta con The Clairvoyant, la martellante Fear of the Dark e, dulcis in fundo, Iron Maiden.

Tre i brani del bis con la conclusiva Running Free che ha sancito l’apoteosi on stage della band oltre che il saluto conclusivo.

Concerto durato circa un’ora e tre quarti in cui i Maiden hanno dato tutto, con Steve Harris Janick Gers in veste di mattatori, mai domi. Bruce Dickinson continua a stupire per quanta energia e fiato ha in corpo, Nicko McBrain è il consueto infaticabile “martello”, Dave Murray Adrian Smith si inseguono con le loro chitarre.

Prosegue così questa interminabile maratona del Maiden England Tour, cominciata giusto un anno fa e che si concluderà il prossimo ottobre; per quanto mi riguarda felice di essere stato presente e tanto rispetto per una grande band !

Max

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