Bruce Soord with Jonas Renske Wisdom of Crowds 2013

Pubblicato: giugno 11, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontUna collaborazione a sorpresa e non priva di fascino quella tra Bruce Soord, leader indiscusso dei Pineapple Thief Jonas Renske, cantante e mastermind degli svedesi Katatonia. Il frutto ne è Wisdom of Crowds, album uscito per la label Kscope.

Grazie alla tecnologia odierna i due, entrati in sintonia artistica, hanno cominciato ad inviarsi file contenenti basi sulle quali lavorare e gradualmente il progetto ha preso piena identità.

Guardo sempre con curiosità a questi progetti “estemporanei” perché talvolta sono stati in grado di regalare autentiche sorprese, a patto di essere disposti preventivamente alla contaminazione e dunque a tralasciare in buona parte le rispettive band di appartenenza.

Due punti di partenza comunque differenti: new prog con digressioni psichedeliche per Soord, ambiente metal con risvolti “decadenti” e malinconici per Renske.Mentre al singer svedese è affidata solo la parte vocale (ed i testi), tutto il resto è appannaggio di Bruce Soord, eccettuata la programmazione dei suoni (in particolare della batteria) a cura di Steve Kitch. Come avrò modo di dire questo aspetto è stato caricato ed enfatizzato eccessivamente, il ricorso ai suoni programmati è stato a mio avviso ridondante.

L’aura malinconica presente nei due gruppi di provenienza viene qui mantenuta ma al tempo stesso stravolta da questo tipo di sonorità. Diventa faticoso collocare questo lavoro in territorio progressive, probabilmente la sua vera dimensione è in ambiente synthpop.

Belle melodie, molto dirette, ambientazioni soffuse e ricercate, la voce di Jonas Renske sembra andare a nozze con i brani composti da Soord. Apparentemente tutto sembra funzionare ma ad un’analisi più attenta non è proprio così perchè purtroppo la noia tende ad affacciarsi.

Il leader dei Pineapple Thief (che è anche il produttore del disco) si prodiga indubbiamente in una sapiente e raffinata tessitura sonora ma i conti tornano solo e sopratutto in alcuni passaggi.

La prima parte dell’album, composto da otto tracce, è a mio avviso la più discutibile e debole; l’introduttiva Pleasure è il brano meglio riuscito tra i primi quattro, traducendo subito in note lo spirito principale che anima i due artisti. Ciò detto però non si può tacere come da subito l’uso di sonorità sintetiche sia davvero “all’ ingrosso”. Buona la chitarra di Bruce a vivacizzare un’atmosfera piuttosto raccolta mentre la voce di Renske è catalizzante.

La title track, a parte una piacevole melodia, si rivela piuttosto inconsistente. Radio Star muta radicalmente andamento scivolando come accennato verso sonorità synthpop che possono ricordare alla lontana i Depeche Mode. Il timbro di Renske, comunque, rimane una costante positiva.

Frozen North, presentata in qualche modo come il brano trainante, indugia ancora su suoni programmati; il piglio è maggiore ma l’impatto continuativo con certo tipo di sound non giova più di tanto.

Si progredisce con la seconda quaterna aperta da The Light,a mio parere migliore brano del lotto. Gli spazi si dilatano così come la durata del pezzo, gli arrangiamenti comprendono un uso più equilibrato degli strumenti e l’accoppiata di musicisti riesce a confezionare una bella song, ricca di atmosfera e con la chitarra di Soord in primo piano.

Stacked Naked è un altro episodio di buona fattura e qualità, un paesaggio di grande atmosfera in cui ancora una volta la voce magnetica del singer svedese svetta nettamente.

Una chitarra languida e sognante accompagna la voce di Jonas per The Centre Of Gravity, traccia molto soft e corredata di un bel testo.

Il finale è affidato a Flows Through You e purtroppo è come riavvolgere il nastro, si ritorna indietro e si ripropone un mood electronic che nonostante gli ascolti non riesce a fare breccia più di tanto.

Volendo azzardare un paragone, l’album di Richard Barbieri e Steve Hogarth alla fine risultava comunque più suonato e più vero. Wisdom of Crowds mostra il suo limite proprio qua, restituendo netta l’impressione di un disco molto pensato ma poco vitale, con poca anima. Sconta a mio avviso anche un’ eccessiva lunghezza.

Max

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