Ghost of Echoes Ghost of Echoes 2013

Pubblicato: giugno 17, 2013 in Saranno famosi
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frontGiusto una breve segnalazione per Ghost of Echoes, album eponimo di esordio per il giovane musicista inglese Michael Trunks.

Il nome del progetto non deve ingannare, non si tratta di una band ma di una realizzazione interamente a nome dello one man band britannico, coadiuvato soltanto in alcuni brani dalla voce femminile di Louise Body.

Volendo dare una definizione dell’album e della musica proposta d’istinto direi prog metal ma a ben vedere compaiono anche altri elementi a rendere più complessa (e talvolta confusa) la tela.

C’è molta voglia di sperimentazione nel lavoro di Trunks e questo lo porta a deviare spesso e volentieri dal sentiero tracciato. Dunque muovendo i passi da un’idea sonora non lontana dai Dream Theater si dipartono diramazioni verso rivoli più intimisti e di atmosfera (Porcupine Tree, Opeth) oppure, all’esatto contrario, derive death metal sullo stile dei Between The Buried And Me. Tanta carne al fuoco quindi, molti spunti non sempre ben amalgamati tra loro e talvolta assemblati con molto impeto e poca pragmaticità ma l’idea, nel complesso, mi pare promettente.

Con l’ausilio di una chitarra, tastiere e tanta tecnologia Trunks ha dato vita in solitario a questo Ghost of Echoes, otto brani per un album abbastanza breve e graffiante. Dotato di una certa estensione vocale (se mai un pò calante sui toni molto alti) e di buon eclettismo su vari strumenti, schiaccia sull’acceleratore del ritmo anche brutale, imponendogli a momenti delle brusche frenate.

Si alternano dunque passaggi fortemente aggressivi nei quali esibisce anche una discreta voce growl come Reaching Out, Encounter, la spietata Tatsumaki dove compare anche il canto femminile come contraltare, ad altri altrettanto sostanziosi ma meno cupi come Torn Apart Resolve, nelle quali si affacciano qua e la anche riverberi degli Opeth.

Ed ancora, brani invece decisamente tesi alla creazione di atmosfera come l’iniziale Watching, l’ottima Calm (quasi un quadretto acustico molto nostalgico), la ballad Pushing On; pezzi che rivelano come pure i Porcupine Tree facciano parte del retaggio di ispirazioni di Michael Trunks. 

Un album leggermente labirintico, nel quale ci si può anche perdere ma che proprio per questo di sicuro non annoia. Ci sono coraggio, passione, entusiasmo, tutti elementi preziosi ma che possono non bastare. Trunks vi aggiunge anche una buona dose di talento, pur se ancora da sgrezzare; se queste sono le premesse credo sia un nome da seguire.

Max

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