frontStrana e lunga storia quella dei Nektar, vecchia band inglese formatasi sul finire degli anni ’60 in…Germania. Dopo gli inizi space -rock il gruppo si spostò successivamente sul versante progressive rock, salvo poi rimanere quasi stritolato dai grandissimi nomi dell’ epoca.

Alterne fortune dunque sino allo scioglimento avvenuto dopo Man in the Moon (1980). Una lunghissima pausa, oltre venti anni di stop, poi la reunion del 2002 ed il ritorno sulla scena per una seconda vita musicale.

Sotto la spinta di un rinnovato interesse verso un gruppo rimasto spesso confinato come di culto, oggi propongono Time Machine, dodicesimo album della loro collezione (escludendo dal conto quello di cover pubblicato lo scorso anno).

Il gruppo facente capo ai due membri storici Roye Albrighton (chitarra e voce) e Ron Howden (batteria) ha nuovamente rivoluzionato la propria formazione, completata adesso da Klaus Henatsch alle tastiere e dall’ onnipresente Billy Sherwood al basso.Quest’ultimo, come sempre più spesso accade, appare anche in veste di produttore e autore del mixing. Time Machine è stato inciso nel suo studio a Los Angeles ed esce per Cleopatra Records.

I numerosi impegni di Sherwood però gli impediscono di essere con la band nei tour e dunque il suo posto, on stage, viene rilevato da Lux Vibratus, bassista americano.

L’album arriva dopo un silenzio discografico (l’ennesimo) durato cinque anni e a mio vedere mostra un deciso scatto in avanti, grazie alla sapiente opera di Billy Sherwood che in questo periodo, evidentemente, vive musicalmente un momento magico. Il sound della band ne esce attualizzato, più fresco e godibile, con degli spunti davvero interessanti.

Vorrei soffermarmi su questo aspetto perché credo sia basilare per un gruppo che proviene da un’altra stagione e un altro tempo, la volontà e la capacità di essere maggiormente aderenti alla nostra epoca. Ritengo siano indispensabili per potere offrire ancora proposte stimolanti altrimenti, rimanere totalmente ed unicamente ancorati al passato, a mio vedere, spesso è una scelta suicida.

Non per questo i Nektar rinnegano la loro storia e le loro sonorità,  rimangono certamente riconoscibili ma provano a spingersi avanti. Si combinano dunque elementi progressive, psichedelici e piccole dosi di pop-rock melodico e proprio questi (pochi per fortuna) sono i momenti più deboli.

Set Me Free, Amigo, inspiegabile passaggio permeato da un’aria messicana e Mocking The Moon, prevedibile e forse inutile ballad di stampo americano, sono realmente gli unici momenti da semaforo rosso.

Per il resto c’è da scegliere, nel senso che il livello qualitativo del lavoro si mantiene sempre piuttosto apprezzabile; tracce più brevi come Talk To Me (appoggiata alla voce intensa di Albrighton ed a un solo di chitarra molto “caldo”) oppure Juggernaut, splendido strumentale dalle tinte fusion nel quale si mette in luce il piano elettrico di Klaus Henatsch.

Ancora, Destiny in cui la chitarra di Albrighton regala i migliori agganci con i Nektar più conosciuti e storici mentre Tranquillity non può non rimandare al suono di Steve Hackett e, parzialmenteai Genesis era Collins.

Sul fronte dei brani di più ampia durata invece buone notizie dalla introduttiva A Better Way molto mossa e variata, con una sezione finale travolgente. If Only I Could lascia nuovamente spazio alle tastiere ed a una lunga e riuscita digressione strumentale.

La title track, molto ritmata nella prima parte registra un gran solo di chitarra in seguito, per poi riprendere un andamento decisamente movimentato, punteggiato dal suono dell’ Hammond.

Diamond Eyes, il brano conclusivo, rivela invece una poderosa tessitura di basso e batteria che gradualmente trasportano in un’atmosfera spaziale, sospesa, autentico marchio di fabbrica della band.

Se c’era un modo per celebrare l’ennesimo ritorno di certo i Nektar ne hanno scelto uno indovinato; belle trame musicali, un bilanciato mix di suoni collaudati ed altri più freschi. Time Machine è un titolo ideale per chi ama riattivare a ritroso la macchina del tempo, trasferendosi sul presente; utile e gradevole anche per chi li conoscesse poco o per gli appassionati di prog più giovani.

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...