FrontUna delle band iconiche del new prog è e resta indubbiamente The Tangent, gruppo-laboratorio dal quale è transitata una quantità impressionante di validissimi musicisti; il comune denominatore, il perno intorno al quale è sempre ruotata l’inerzia del progetto è tutt’ora l’imprescindibile Andy Tillison, tastierista (e voce) e vero mastermind del combo.

Dopo l’uscita di COMM (2011) The Tangent hanno attraversato un periodo abbastanza instabile, dovuto come al solito ai molteplici impegni dei vari musicisti sino a ventilarne il definitivo scioglimento; in seguito Tillison è riuscito a recuperare il filo del discorso e, rimescolando le carte per l’ennesima volta, è stato in grado di dare vita ad una nuova versione della band.

Le Sacre du Travail esce dunque con il solo Theo Travis (fiati) reduce dalle pubblicazioni precedenti; l’ attuale line up, di nuovo stellare, prevede così David Longdon (Big Big Train) voce, Jakko Jakkszyk chitarra e voce, Gavin Harrison (!) batteria, l’ottimo Jonas Reingold al basso, Guy Manning chitarra acustica e la voce narrante di Rikard Sjoblom (Beardfish).Per Jakkszyk, Reingold e Manning si tratta di un ritorno in quello che è il settimo lavoro per la band, pubblicato per Inside Out, co-prodotto da Tillison e Paul Brow.

Le Sacre du Travail è dunque un concept, basato sulle relazioni tra l’uomo ed il lavoro e si compone di una vera e propria sinfonia divisa in 5 movimenti; non a caso il sottotitolo recita An Electric Sinfonia by Andy Tillison. Vengono idealmente prese in esame molte professioni e mestieri, passati sotto la lente di ingrandimento delle emozioni nelle varie ore della giornata, dall’ alba al riposo serale.

Di qui l’ideale analogia, dichiarata dallo stesso Tillison autore in toto dell’opera, con i Moody Blues di Days of Future Passed (1967); la similitudine ovviamente è solo sul piano concettuale perché musicalmente ci sono…45 anni in mezzo.

Disco non facile da analizzare momento per momento, considerando che vive essenzialmente dell’integrità totale. Seguendo comunque la separazione in movimenti vive un irrefrenabile crescendo sino alla terza sezione, vero capolavoro. Una breve pausa con la fase successiva per riprendere e chiudere trionfalmente con il quinto e ultimo segmento.

 1st movement: Coming Up On The Hour (Overture). Si apre con il ticchettio di una radiosveglia, il mattino ed il momento di cominciare la giornata. La voce fuori campo di Sjoblom introduce brevemente l’argomento e prende così il via la sinfonia, letteralmente costellata di suoni dalle tastiere di Andy Tillison. Ottimo il lavoro a fianco della chitarra mentre il duo ritmico comincia a disegnare geometrie imprevedibili.

2nd movement: Morning Journey & The Arrival. Circa ventitre minuti per la seconda sezione che comincia in modo dolce e languido, in un duetto tra i fiati di Travis e le tastiere. Una parte corale di canto mentre in sottofondo il piano, accompagnato da un lieve battere di Harrison, contribuisce a comporre un’atmosfera suggestiva e levigata al tempo stesso, fino ad un decisivo break della chitarra di Jakkszyk. Una vera e propria suite che non dimentica anche molti elementi psichedelici, con veloci passaggi che rimandano ai King Crimson e per altri versi ai Pink Floyd. Splendida in ogni caso la parte di Tillison con l’Hammond mentre nei minuti conclusivi si intrecciano tra loro più temi.

3rd movement: Afternoon Malaise. Altri venti minuti di fuoco, nei quali basso e batteria offrono un tale affiatamento, classe ed eleganza, da potere essere portati ad esempio nelle scuole di musica ! A mio parere qui la premiata ditta Reingold & Harrison si è superata. Sicuramente questo è il segmento che più mi ha entusiasmato, letteralmente trascinante. Dopo una prima parte introduttiva di chiara matrice crimsoniana (e Soft Machine) comincia la giostra; la band inserisce il turbo e diventa davvero difficile descrivere cosa questi musicisti siano in grado di produrre. Nuovamente Travis sugli scudi in un brano che cresce gradualmente, senza sosta, tra ritmi impossibili di Harrison ed aperture melodiche imposte dai vocalist oppure dal piano. Finale epico.

 4th movement: A Voyage Through Rush Hour. Episodio brevissimo, solo tre minuti che giungono come una pausa rigenerante, essenzialmente guidata dal piano di Tillison.

5th movement: Evening TV. Andamento pirotecnico per l’ultima parte che completa in modo grandioso la sinfonia, con un rincorrersi di due trame indipendenti tra loro. Apoteosi compositiva ed esecutiva per Andy Tillison.

Progressive ambizioso e raffinato con elementi fusion, composto ed eseguito da musicisti dotati di talento, tecnica e gusto. L’accoppiata ritmica Jonas ReingoldGavin Harrison è quasi imbarazzante per l’altissima qualità, la quantità di soluzioni di cui dispone, la varietà e la presenza. Theo Travis al solito si destreggia con una classe impareggiabile tra flauto, sax e clarinetto. Non molto spazio purtroppo per la bellissima voce di David Longdon, puntuale ed efficace come sempre la chitarra di Jakko Jakkszyk. Il plauso finale, quanto mai meritato, deve andare però alla mente musicale di Andy Tillison, capace anche stavolta di stupire con un lavoro di altissimo livello che ne fa una tra le migliori uscite dell’anno in corso.

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...