frontStessa città e dunque stessa nazionalità (Stavanger, Norvegia), una decisa assonanza nel nome ( Tristania – Sirenia), il medesimo genere musicale che a grandi linee si può identificare nel gothic metal e/o symphonic metal, ambedue le formazioni prevedono anche una voce femminile di origine latina (italiana per i Tristania, spagnola per i Sirenia).

Inoltre sussiste, non a caso, un elemento in comune al 100 % e cioè quel Morten Veland, vero mastermind dei Sirenia e già membro fondatore dei precedenti Tristania.

Non sono pochi dunque i punti di contatto tra le due band che pubblicano i loro nuovi lavori a pochi giorni di distanza; dei primi ho già avuto modo di raccontare, ora l’attenzione si sposta su Perils of the Deep Bluesesto album dei Sirenia.

Esaurite le curiosità e le similitudini è doveroso chiarire che esistono pure differenze abbastanza marcate. Il neo-quartetto capitanato da Veland suona probabilmente più melodico e sinfonico, grazie anche all’impostazione vocale dell’iberica Aylin, decisamente più lirica rispetto alla “nostra” Demurtas.

Jonathan Pérez (batteria) e Jan Erik Soltvedt (chitarra) completano adesso la line-up nella quale il leader Morten Veland suona basso, chitarra, tastiere e canta in harsh o con voce chiara. Lo stesso musicista ha interamente composto testi e musiche, oltre a curare la produzione dell’ album inciso tra OsloMarsiglia che esce per Nuclear Blast.

Ricordando la città francese una menzione meritata va spesa per il coro locale, davvero portentoso, che affianca in più occasioni la brava singer spagnola con risultati significativi. Il soggetto musicale è trattato dai Sirenia in modo più magniloquente rispetto ai Tristania, lo spazio per le orchestrazioni ed i cori è maggiore, una pietra di paragone credibile possono essere senz’altro i Nigthwish.

Ci si addentra dunque in un territorio musicale, a mio vedere, al limite ormai della saturazione in cui spesso diventa complicato emergere o fare la differenza; troppi oramai gli stereotipi, le coordinate precise da rispettare, gli elementi imprescindibili di genere. Perils of the Deep Blue in effetti poco aggiunge o modifica a quanto già metabolizzato ma gli va dato atto di essere un lavoro tosto e melodico, molto ben equilibrato tra le due consuete anime; fa uso di arrangiamenti corposi ma non ne abusa, esalta la dicotomia tra le due voci senza caricarla eccessivamente, alterna fasi in cui il metal si fa più pesante ad altre dove le linee melodiche prendono necessariamente il sopravvento senza per questo cadere in tentazioni eccessive.

In linea di massima un disco senza un momento di stanca, le undici tracce corrono via veloci nonostante una durata complessiva di oltre un’ora. Senza stare a passarle al setaccio singolarmente preferisco soffermarmi su alcune; prima di ogni altra Stille Kom Døden, quasi 13 minuti nei quali i Sirenia passano in rassegna tutte quelle che sono le loro possibilità e modi di esprimere musica, alternando passaggi tenui e dolci ad altri duri, graffianti e tirati. Il timbro di Aylin, come detto, è abbastanza operistico e va a contrastare, smorzandolo, quello “cattivo” e di carta vetrata di Veland. Brano policromo, cantato in norvegese, con belle parti di chitarra ed emozionanti orchestrazioni, davvero bello.

Ditt Endelikt comincia con un lieve arpeggio di piano per poi lasciare spazio ad un crescendo orchestrale e melodico, forse anche scontato ma di grande risalto. Un altro bel solo di chitarra viene spezzato da una fase sospesa in cui Aylin sussurra pochi versi per poi andare a riprendere il tema principale.

Cold Caress avanza minacciosa con cupi riff delle chitarre ed il contrasto giunge puntuale dalla voce ispirata della singer spagnola, sostenuta a gran forza dalla potenza del coro. A ribadire, al contrario, Veland esibisce un terrificante growl.

Altro passaggio centrato è Decadence, impostata sul consueto schema ma arricchita anche da suoni programmati; la prestazione della cantante è intensa e lascia il segno, basso e batteria si muovono compatti all’unisono creando una struttura molto solida.

In ultimo voglio segnalare A Blizzard Is Storming, pezzo di chiusura, epico e trionfale come di prammatica.

Dunque un gran lavoro di preparazione, stesura e produzione da parte di Veland che premia i Sirenia. Perils of the Deep Blue a mio avviso raggiunge la vetta del loro catalogo ed è un’ottima risposta alla band-cugina (Tristania). Con ogni probabilità il genere rischia di rimanere confinato nel perimetro dato ma questo Cd mi pare abbia dalla sua passione e freschezza.

Max

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...