frontCol tempo la scena polacca prog metal sta assurgendo a livello di scuola, per un sound nettamente connotato ed un numero di band in crescita esponenziale. Non è la prima volta che faccio una considerazione simile ma è innegabile che il movimento locale abbia assunto proporzioni sempre maggiori e dunque sia in grado di sfornare nuove proposte quasi a getto continuo.

E’ il caso questa volta dei Keep Rockin’, gruppo all’esordio discografico con Into the Unknown, lavoro probabilmente ancora acerbo e da sgrezzare ma comunque promettente, pubblicato per Lynx Music.

I testi sono a cura del cantante Marcin Wojciechowski mentre Remigiusz Bregier (uno dei due chitarristi) è l’autore della musica; il Cd è stato co-prodotto con la collaborazione di Zbiszek Florek, tastierista dei Quidam, ospite in 4 brani.

Dopo la registrazione del disco Piotr Majerski, l’altro chitarrista, ha lasciato la band.

Dieci tracce per poco meno di un’ora di durata in cui il sestetto “srotola” con entusiasmo capacità e desiderio di cogliere nel segno; il sound è quello tipico di questi gruppi, dunque fonde un mix di energia e melodia con eventuali richiami ai soliti noti.

La voglia di fare, di emergere, l’ entusiasmo alle stelle talvolta possono in parte tradire ed è ciò che più o meno credo sia avvenuto ai Keep Rockin’. Into the Unknown comincia molto bene, diretto e deciso, salvo poi perdere mordente nella parte finale, in particolar modo nelle tre tracce conclusive.

La direttrice principale è quella di un prog metal melodico ma ci sono anche sconfinamenti nel prog e persino nell’ hard rock, realizzati con gusto ma che al tempo stesso possono risultare “destabilizzanti”.

Si passa così dalla sognante introduzione delle chitarra acustica in The Leaves (molto caldo il timbro del singer) a tessiture più variopinte ed articolate, cupe e drammatiche, che echeggiano da lontano certi Riverside (Powerless).

Passing, buon episodio dal ritmo serrato, una up-tempo ballad ben realizzata e poggiante su più temi. Migliore passaggio a mio avviso rimane Traces of the Past, brano dove più che in altri si sottolinea l’inclinazione “prog” del gruppo. Aggiungo anche che il “colore” vocale del singer in questa occasione ricorda da vicino quello di Ian Gillan.

Tracce gradevoli come My Destiny (nette linee del basso di Alexander Kruszewski) o come la seguente I Was Just Feeling Sorrow (un omaggio al caro e vecchio hard rock) conducono ad un altro momento importante, quella Seven Past Midnight che si segnala come uno dei frammenti migliori del lavoro, bollente ed appassionata ballad chiusa da una spumeggiante parte chitarristica.

Dopo di che purtroppo cala la tensione, i nostri a mio avviso si perdono un pò. The Treason sfiora la banalità per la fragilità della costruzione, un pò meglio si disimpegnano su Awakening confermando l’impressione che si muovano meglio su atmosfere rarefatte. Il finale con My blood – Your tears non riserva particolari sorprese salvo un andamento piuttosto mosso ed in controtendenza rispetto al resto. In ogni caso il mood si fa più serrato ed incisivo.

I Keep Rockin’ non mettono in evidenza funamboliche doti tecniche ma una buona e massiva coesione di insieme; nota particolare per il cantante, a mio avviso molto interessante e per qualche bel solo di chitarra. Il song-writing pare ancora piuttosto ondivago e frammentario anche se non mancano cose buone; c’è da lavorare sodo per smussare e costruire ma, ripeto, mi pare un inizio incoraggiante.

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...