A differenza della recensione di un album il report di un concerto è maggiormente incentrato sulle emozioni suscitate dalla musica; l’aspetto tecnico è vivo, ben presente ma nell’economia della serata spesso finisce per passare in secondo piano.

E ieri sera le emozioni sono fioccate a grappoli in Piazza Duomo a Pistoia per una delle serate più attese di questa edizione di Pistoia Blues che prevedeva in cartellone la concomitante presenza di Van Der Graaf Generator Steven Wilson.

Una calda serata di luglio ha tenuto dunque  a battesimo questa prestigiosa e strana accoppiata tanto da instillare nel sottoscritto qualche timore prima del via; cresciuto musicalmente con i maestri del prog e amante devoto del leader dei Porcupine Tree, temevo preventivamente infatti questa sorta di strano e imminente incrocio tra un passato glorioso ed un presente sfavillante.

Con ogni probabilità erano solo mie sensazioni ma sta di fatto che vedere una band come quella capitanata da Peter Hammill “aprire” per qualcun altro…confesso che mi ha fatto sentire il peso dell’età !

Van Der Graaf Generator

C’è ancora abbastanza luce quando i tre salgono sul palco quasi alla chetichella, senza clamore; compaiono ancora considerevoli vuoti tra le file di poltroncine blu e questo, in parte, mi amareggia.

Hammill è se possibile ancora più magro ed emaciato del solito, nella consueta camicia bianca; dopo un caldo e rapido saluto al pubblico prende posto al piano, al centro la batteria con Guy Evans mentre sul lato opposto le tastiere e Hugh Banton si trovano su di una pedana rialzata.

Poche note, i primi accordi ed è subito magia, come sempre; passano gli anni e la voce di Peter rimane ancora quanto di più drammaticamente espressivo si possa trovare in una progressive band. Certo, su alcune tonalità altissime del passato oggi comprensibilmente si aiuta con il mestiere ma l’intensità, la tensione e l’oscurità del timbro e dei suoi testi permangono intatti.

Evans, forse uno dei batteristi più sottovalutati della storia, prende posizione e sciorina il suo repertorio fatto di accenti, trame convulse, pause sospensive; come sempre regala poco allo spettacolo, il suo drumming è e rimane essenziale, asciutto ma perfettamente funzionale al suono del gruppo.

Di Banton cosa dire ancora, ormai da anni svolge il lavoro di due (Dave Jackson) ed anche ieri sera ha confermato eclettismo e versatilità, un vero pilastro del sound VDGG.

La scaletta ha subito modifiche rispetto alle date precedenti a causa di tempi ristretti ma hanno comunque trovato spazio,tra l’altro, due suite: Flight dall’album solista di Hammill A Black Box (1980) e l’annunciata A Plague of Lighthouse Keepers da Pawn Hearts (1971), qui riletta in modo lievemente alternativo causa l’assenza del sax. Personalmente sulle prime note di Eyewitness mi sono commosso, travolto poi dal “maelstrom of my memory“.

Tra le produzioni più recenti una splendida Lifetime con Hammill in versione chitarrista ed una sostanziosa Bunsho.

Tempi stretti come dicevo (e come temevo) e dunque niente bis; PH nel suo buon italiano ha tenuto a ribadirlo per due volte, quasi scusandosi per l’ineluttabilità della decisione, di sicuro non sua.

Non era ovviamente la prima volta che assistevo ad un loro concerto, mi sono parsi ancora attivi ed in forma ma ritengo che il ruolo di “opener” non sia quello loro più adatto, non solo per la storia infinita che si portano dietro ma proprio per il tipo di musica e di show che sono soliti rappresentare.

Steven Wilson

Un’attesa dovuta alla sistemazione degli strumenti sul palco, una musica ipnotica e lugubre in sottofondo, hanno preceduto l’ingresso di Mr. Wilson e la sua band che attualmente presenta alla batteria Chad Wackerman in luogo di Marco Minnemann. La piazza si è andata facendo quasi del tutto gremita e lo spettacolo, nel vero senso della parola, è cominciato.

Sono stati già utilizzati un’infinità di aggettivi per definire questo musicista, sia con i Porcupine Tree che nella sua più recente carriera solista; sono tutti meritati !

Steven si muove sul palco, rigorosamente scalzo, come un vero e proprio direttore d’orchestra e con la sua gestualità dirige e da i tempi, indica stacchi e ripartenze, pause e crescendo. Raramente ho visto un musicista immerso così totalmente nei suoni, quasi algido ed al di sopra delle cose. Da tempo sostengo che per molti motivi ha una personalità che mi ricorda da vicino quella del grande Robert Fripp.

Una band oliata alla perfezione che dispone di elevata qualità e talento. Nick Beggs, messi da parte certi personalismi, si conferma uno dei bassisti più quotati della scena attuale. I fiati di Theo Travis sono oramai una garanzia, così come l’apporto discreto ma sostanzioso delle tastiere di Adam Holzman. Il giovane Guthrie Govan certifica una volta di più il suo funambolismo, in grado però di rimanere all’occorrenza regimentato; le pelli di Chad Wackerman svolgono alla perfezione il delicato compito anche se, a volere essere pignoli, il tocco di Minnemann rimane decisamente di un’altra levatura.

Su tutti il “maestro” che cambia chitarre, canta, suona le tastiere ed in un paio di occasioni si cimenta gustosamente al basso.

L’ultimo album (The Raven That Refused to Singè stato eseguito in maniera impeccabile e con un’energia incredibile, a cominciare da una tiratissima Luminol. Splendida per atmosfera l’attesa Drive Home che ha visto tra l’altro il solo finale di Govan suonato in modo torrenziale, unica occasione in cui il chitarrista degli Aristocrats ha avuto “licenza di uccidere”.

Citazioni impossibili da tralasciare anche per The Holy Drinker con Travis in grande spolvero, Beggs allo Stick e Wilson al basso, così come per The Watchmaker, evocativa ed emozionante. La title track, sempre accompagnata da un video in forma di cartoon, ha segnato uno dei passaggi più lugubri e malinconici.

Andando indietro nel tempo invece Wilson ha presentato (in ordine sparso) una eccelsa e da me attesa Harmony Korine e alcuni brani da Grace for Drowningla breve e soffusa Postcard, una struggente Deform to Form a Star ed infine l’epica e dilatata suite Raider II, vero tuffo all’ indietro tra sonorità di matrice King Crimson Soft Machine.

Non c’è molto da aggiungere, Wilson ho avuto modo di vederlo con i “porcospini” ed in veste solista, in ambedue i casi ci troviamo di fronte ad una certezza, la genialità del musicista.

Max

Advertisements
commenti
  1. Paolo Carnelli ha detto:

    Ciao Max, peccato non esserci incontrati… volevo solo aggiungere alla tua puntuale cronaca dell’evento, che Wilson come bis ha eseguito la mitica Radioactive Toy, Un bel tuffo al cuore per chi, come me, ha conosciuto i Porcupine Tree proprio grazie ai passaggi su Radio Rock di questo brano…

    • Max ha detto:

      Ciao Paolo, mi spiace non avere presenziato al Museo, purtroppo per quell’ora non ero in grado di arrivare.
      Si, come encore un bel balzo all’indietro 🙂

  2. Pietro Meloni ha detto:

    Ciao, anche io ero a Pistoia….
    sottoscrivo ogni parola letta qui sopra e aggiungo che tra le 3 date live di Steven alle quali ho assistito quest’anno, quella di Pistoia mi ha entusiasmato di più dal punto di vista della qualità del suono e della location…eccellenti entrambi !
    Io sono di Roma e ho iniziato ad amare visceralmente il Porcospino e la sua musica dal lontano 1992, tramite proprio Radio Rock 106.600 Roma, da allora una miriade di concerti, il primo al Palladium 1995….che certificò la completa mia fulminazione per i suoi progetti, per finire all’altro ieri sera.
    Per Peter Hammill e tutto ciò che concerne la sua arte e le emozioni che da 40 anni trasmette, bè, non trovo più davvero parole….solo lacrime a fine esibizione! Immane.
    Serata memorabile per me…..due geni incredibili tutti in una volta….pensavo di non farcela a sopportare tante emozioni e in certi momenti, devo essre sincero, ho vacillato.
    Grazie di cuore e per sempre a chi ha permesso che un sogno personale così meraviglioso si sia potuto avverare, grazie davvero !!!
    Pietro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...