frontAnche nel mondo del rock ci sono delle consuetudini, tradizioni, scaramanzie: una di queste recita che per una band il terzo album, solitamente, deve essere quello della svolta. Nel caso dei polacchi Animations, teoricamente, diventa più difficile perché dopo la buona partenza con il lavoro omonimo (2007), sono già riusciti ad alzare considerevolmente il tiro con il capitolo successivo (Reset Your Soul 2009).

Dunque elevare ulteriormente l’asticella non è gioco facile e comunque ci provano con il loro terzo disco, Private Ghetto, in uscita digitale per il momento; auto prodotto sotto la super visione del chitarrista e seconda voce Kuba Dębski, ha richiesto una lunga e faticosa elaborazione che ha condotto a ben quattordici brani, di cui tre brevi strumentali.

La sorpresa (purtroppo negativa) derivante dall’ ascolto sta nel fatto che gli Animations hanno completamente mutato il loro sound, abbandonando quasi del tutto il prog metal al cui posto emergono adesso sonorità ben più aggressive e massicce, a margine delle quali Frantz Wołoch (nuovo singer) canta spesso in scream ed in growl.Potrebbe andare anche bene un cambiamento, pur se davvero radicale in questo caso, a patto che la nuova veste, la nuova dimensione ben si adattino alla band; purtroppo a mio parere non è così e talvolta il quintetto annaspa, non muovendosi a proprio agio. Adesso il perimetro sonoro di azione è quello tra il progressive death metal e il metalcore.

Svaniscono dunque quasi completamente gli accostamenti con i Dream Theater più tonici, il sound si colora di tinte più scure e brutali, i ritmi e la velocità di esecuzione crescono in modo esponenziale, resta però l’impressione di un salto nel vuoto.

Una raccolta di brani piuttosto brevi, solo in un caso si sfiorano i cinque minuti. Poche le variazioni ritmiche, le parti solo a staccare su un tema raramente risultano decisive; una serie di aggressioni sonore nel solco della velocità, con rari momenti a diversificarne una dall’altra.

Proprio qui si consuma, secondo me, l’anomalia e sorge spontanea la domanda: vale la pena, nel nome del cambiamento, stravolgere completamente un impianto sonoro che funziona bene e promette di più? Probabile che l’impostazione vocale del nuovo cantante (peraltro valido) abbia suggerito alla band di intraprendere il cammino in questa direzione ma, ripeto, a mio avviso il risultato lascia quanto meno perplessi.

Fatta eccezione per Silence, la title track, Epiphany Wrath (che conservano ancora tracce del recente passato) il resto dei brani è una sequela di pallottole sparate a raffica, in modo monocorde e prevedibile. La stessa cifra tecnica, sempre di buon livello, sfila nelle retrovie, compressa da un song writing ripetitivo ed ineluttabile.

Dunque tranne qualche bella fiammata la monotonia regna sovrana. Bartek Bisaga (basso) e Paweł Larysz (batteria) si prodigano inutilmente perchè i binari sono segnati, non si esce da quella traiettoria. Tomek Konopka (tastiere) cuce e ricuce ma il suo ruolo in questa uscita pare ridimensionato.

Un vero peccato, gli Animations sprecano un’ occasione per crescere ancora deragliando come un treno in corsa, con una decisione poco comprensibile; ad ognuno però, come sempre del resto, la propria valutazione.

Max

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