The Aristocrats Culture Clash 2013

Pubblicato: luglio 24, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontSfruttando ogni piega e minuto libero avuto dai tour con Joe Satriani Steven WilsonGuthrie Govan, Bryan Beller Marco Minnemann hanno miracolosamente trovato modo di ricongiungersi per incidere Culture Clash, secondo capitolo a nome The Aristocrats.

Artefici di una fusion in chiave e sonorità moderne questi talentuosi ed iper attivi musicisti tornano a riproporre i loro raffinati fraseggi in una formazione ristretta e particolare, quelle di un power trio.

La formula rimane quella sperimentata nell’ album di esordio (The Aristocrats 2011); dunque scorribande jazz rock, ovviamente soltanto strumentali, con qualche occasionale richiamo ad un rock’n roll di annata.

L’art work a firma Tom Colbie non deve ingannare perché in realtà. dietro una facciata comics e ilare, si nasconde un album di peso specifico notevole.La tecnica è nuovamente al centro della scena, espressa in modo impeccabile dai tre musicisti che in questo progetto, libero e svincolato da obblighi di qualsiasi tipo, si riservano mano libera, inventiva e fantasia.

I nove brani contenuti mostrano infatti un vero e proprio uragano di suoni, di tecnicismi di altissimo livello e a mio parere segnano anche un passo in avanti rispetto al debutto; eccettuato per l’iniziale Dance Of The Aristocrats, quasi giocosa e immersa completamente nello spirito fusion di qualche decennio fa, per il resto passa in rassegna una vera e propria galleria di perle di talento.

Come spesso accade in questi frangenti l’intercettazione del feeling non risulta immediata, una peculiarità del genere a mio avviso rimane sempre proprio questa e cioè un velo di freddezza latente che pervade tutti i brani incisi. Credo anche però che in Culture Clash gli Aristocrats abbiano compiuto un balzo da questo punto di vista, riuscendo almeno in parte ad “umanizzare” maggiormente le cascate di note ed accordi suonati.

Dunque linee di basso spesse e mirabolanti (Beller lo si ricorda anche come bassista di Steve Vai in un paio di album) declinano tempi che vanno dal funk al jazz rock, accompagnando la batteria del tentacolare Minnemann. Govan, quasi un battitore libero, approfitta di un sostegno di tale portata per enfatizzare il sound con continue ed esasperate improvvisazioni.

Gemme fusion come la title track, citazioni di antico dixieland in chiave rock’n roll come Louisville Stomp, passaggi intricati con frequenti cambi di tempo come Ohhhh Noooo oppure Gaping Head Wound.

Ritmica da fantascienza per Desert Tornado in un classico esempio della forza che è in grado di sprigionare questo trio. Cocktail Umbrellas amplifica e dilata questo concetto per uno dei migliori episodi dell’album con Govan protagonista indiscusso.

Cadenze decisamente più aggressive vanno a connotare Living The Dream mentre And Finally chiude in modo più morbido la carrellata.

Da un punto di vista tecnico Culture Clash è un lavoro impeccabile, di qualità finissima e testimonia una ulteriore elaborazione per gli Aristocrats; il genere è molto particolare, assolutamente non diretto e quindi richiede vari “assaggi” per essere apprezzato sino in fondo. Sicuramente può fare felici gli amanti della tecnica più esigenti.

Max

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