Roger Waters “The Wall” (Padova, Stadio Euganeo Nereo Rocco, 26 Luglio 2013)

Pubblicato: luglio 27, 2013 in Recensione Live Shows
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Ci possono essere molti modi per raccontare un concerto, entrare nelle pieghe dei brani eseguiti, descriverne l’aspetto tecnico o soffermarsi sul lato emozionale ma quello tenuto ieri sera a Padova (Stadio Euganeo Nereo Rocco) da Roger Waters a mio parere fa storia a sé, esula dai cliché più usuali e ha vissuto momenti assolutamente peculiari.

L’ultimo giro di valzer per la riproposizione completa di The Wall, storico album dei Pink Floyd datato ormai 1979, ha rappresentato la trasposizione in scena totale e totalizzante di uno dei sogni, o meglio, di un incubo che ha storicamente accompagnato il bassista per decenni. Potrei descrivere minuziosamente ogni brano suonato ma lo ritengo esercizio inutile, sia perchè stiamo parlando di un album storico che oramai anche i più giovani conoscono a memoria, sia perché l’ormai collaudatissima e nutrita band di Roger ne ha fornito una versione impeccabile, davvero poco distante da quella originale.

E dunque ciò che ha fatto la differenza è stato quel muro bianco, lungo una ottantina di metri, lungo il quale si è giocato e vissuto l’intero concerto e buona parte dei ricordi, delle emozioni e dei momenti salienti della vita del musicista inglese. Un concerto che si ascolta ma che forse più ancora si osserva, si studia, perché la musica, sicura e precisa, va da sé, avanza regolare e continua come un treno sui binari.

Anche per questo forse contrariamente al solito per potere apprezzare la miriade di immagini, effetti e animazioni mai come in questo caso era importante non trovarsi troppo vicino al palco, pena perdere buona parte dei contenuti visivi; e se ne sono viste davvero di tutti i colori !

Dagli scoppiettanti fuochi artificiali che hanno accompagnato il roboante attacco dello show (In the Flesh?) in poi è stato un continuo susseguirsi di colpi di scena con maiali aerostatici, aerei caccia bombardieri dal cielo a schiantarsi sul muro, un folto coro di bambini (Another Brick in the Wall Part 1) a sfidare l’enorme sagoma semovente del tirannico “teacher”.

Momenti lirici ed appassionati come in Mother (altra figura chiave della storia) o in Goodbye Blue Sky (terrificante il lento scorrere sul muro delle immagini animate di un bombardamento), passaggi “duri” come per Empty Spaces, amari e tragicomici (Young Lust), drammatici (Don’t Leave me Now), fondamentali come Goodbye Cruel World che segna la ricostruzione totale del muro e la fine della prima parte dello spettacolo.

Dopo un intervallo di circa una ventina di minuti, utile per rifocillarsi in una serata che definire torrida è un eufemismo, gli inconfondibili accordi di Hey You hanno aperto la ripresa del concerto.

L’ apertura di un varco, una coppia di mattoni, e gli antichi e striduli “gabbiani” di Echoes (pelle d’oca !!) hanno introdotto Is There Anybody Out There? per poi lasciare spazio ai primi malinconici accordi di Nobody Home. La band nel frattempo si sente ma non si vede, nel senso che il folto gruppo di musicisti (ben 11) rimane nascosto al di la del muro, mentre Waters canta mollemente seduto di fronte ad un televisore, all’interno di una casa, illuminato dalla luce di un abat-jour.

Siamo probabilmente nella sezione più delicata a livello emozionale e, puntuale, arriva il turno di Vera, carica di pathos, come ed ancor di più risulta l’epica e successiva Bring the Boys Back Home; a far raggiungere lo zenith alla platea immensa che affollava gli spalti provvede come prevedibile Comfortably Numb, dove ancora una volta Dave Kilminster prova con successo a non fare rimpiangere troppo David Gilmour.

The Show Must Go On, rapido episodio caratterizzato da un bel coro, lascia spazio rapidamente ad una arrembante In the Flesh, vera trave portante del plot, nella quale Pink (Roger Waters) acquista definitivamente le sembianza del dittatore nazi-fascista, fasciato in un lungo cappotto nero di pelle, stivali ed occhiali, sovrastato dal volo di un maiale.

La graffiante Run Like Hells prepara al delirio del tiranno che puntualmente arriva con Waiting for the Worms, tra segmenti cantati al megafono e spari di mitra; alle spalle il muro proietta la minacciosa marcia dei martelli. La band intanto è di nuovo di scena a fianco di RW, lasciandosi il muro alle spalle.

L’operistica The Trial chiude di fatto lo spettacolo con il crollo del muro; la sgangherata Outside of The Wall rappresenta solo il congedo, il momento dei saluti.

Uno show che rimane impresso nella mente non tanto per ciò che ha rappresentato nel tempo ma per la sua attualità. Waters alla “tenera” età di 70 anni alla fine è stravolto, provatissimo (complice anche il caldo) ma si conferma quel musicista e personaggio indiscutibile che è da sempre, scomodo ma irrinunciabile. La voce è quella (talvolta un pò sgraziata) che ha sempre avuto ma c’è ancora, come sopratutto la sua capacità interpretativa e di trasmettere le proprie emozioni, ansie, manie, paure.

Band rodatissima, perfettamente all’altezza. La musica ? Come doveva essere, semplicemente come doveva essere.

Max

commenti
  1. chezliza scrive:

    L’ha ribloggato su Chezlizae ha commentato:
    Un Italia pina di Miracoli musicali……..

    • chezliza scrive:

      ops…”piena”…ho ribloggato…perchè questa estate è davvero un Miracolo musicale in ogni regione italiana….hai visto il mio post sull’incontro cn due Deep????
      Se può interessare cerca due post che si chiamano una settimana da dio…..🙂
      bellissimo blog!

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