Tarja Turunen Colours in the Dark 2013

Pubblicato: agosto 6, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontScrivendo di musica può capitare di imbattersi in situazioni per certi versi complicate o, comunque, poco agevoli; parlare di Tarja Turunen per l’appunto crea in me una situazione di quasi imbarazzo perché a fronte di buone produzioni (anche prescindendo dal suo passato con i Nightwish), album nel complesso positivi ed una grande professionalità…la sua voce, proprio il suo pezzo forte, da sempre non trova in me uno dei suoi più calorosi estimatori.

Affermando questo so di andare contro corrente, verso un impatto frontale e a tale proposito cerco di spiegarmi meglio; non ho mai messo in discussione le notevolissime doti vocali della singer finlandese, piuttosto l’uso che ne fa da sempre. Quando il lirismo finisce per divenire quasi esasperato, personalmente, non riesco più ad apprezzarlo, a mio gusto va a cozzare troppo violentemente con l’impalcatura sonora e stride.

E’ pur vero che una caratteristica peculiare e distintiva in ambito gothic è proprio questa e se ne potrebbero citare esempi a bizzeffe; ecco, forse a mio avviso Tarja in passato con il suo registro ha accentuato in eccesso questo contrasto, debordando troppo.

Chiusa per onestà intellettuale questa premessa eccoci davanti a Colours in the Dark, quarto album della carriera solista della soprano; pubblicato da EarMusic e mixato da Tim Palmer (U2, Pearl Jam) è composto da dieci brani intensi nei quali, finalmente a mio parere, l’esuberanza vocale della cantante riesce a trovare un buon punto di equilibrio con le strutture musicali.

Corposi arrangiamenti enfatizzati dai cori, un sound piuttosto abrasivo ed aggressivo, consentono a Tarja di lasciare esplodere la sua incredibile estensione vocale riuscendo finalmente a fondersi, a compiere quell’unità che sin qui a mio parere è spesso mancata. La musica dunque non da più l’impressione di essere totalmente al suo servizio ma piuttosto di trovarsi, di venirsi incontro. Ed i risultati, secondo me, sono migliori.

Tra i musicisti presenti segnalo il bassista Doug Wimbish (ex Living Colour), il batterista Mike Terrana (già con Y.Malmsteen) e Justin Furstenfeld (voce).

Il sound è divenuto più spesso, a tratti decisamente più duro e spigoloso e questo ha beneficiato globalmente sull’esito del lavoro. I brani di Tarja percorrono traiettorie più vicine al symphonic metal che in passato, pur rilevando che accenni gothic restano chiari ed imprescindibili ma la costruzione sonora è molto vibrante.

E’ presente pure una cover, di tutto rispetto; il pezzo in questione è Darkness di Peter Gabriel e Tarja ne offre una versione suggestiva e davvero alternativa se pensiamo al timbro dell’ ex Genesis. Forse si tratta anche di un azzardo ma devo riconoscere che l’interpretazione offerta è sicuramente di effetto.

L a partenza è affidata a Victim of Ritual, traccia nella quale forse più di altre la singer si lascia andare con impeto al suo slancio operistico. Come sempre i gusti sono del tutto soggettivi, personalmente è il lato di lei che sul piano musicale meno mi convince.

Dopo di che sfilano una serie di brani in cui, come accennato, si compie meglio che in passato la compenetrazione tra voce e suoni. 500 Letters dura e malinconica, Never Enough oscura e martellante, Mystique Voyage mistica e romantica, Deliverance epica e maestosa, Neverlight con il suo andamento cupo e claustrofobico, Until Silence che resta forse il passaggio più emozionante e commovente.

Discreti episodi ma di minor impatto risultano Lucid Dreamer e la conclusiva Medusa.

Colours in the Dark finalmente riesce laddove i lavori precedenti, a mio parere, non erano arrivati, grazie anche ad una maggiore sintesi (rispetto a What Lies Beneath è più breve di circa 12 minuti). Il talento immenso della cantante finlandese si sposa al meglio con il sound della band, Tarja Turunen si prende i suoi meritati spazi ma con maggiore misura.

Max

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