Virgil Donati In This Life 2013

Pubblicato: agosto 14, 2013 in Recensioni Uscite 2013
Tag:, , , , , , , , ,

frontRapida ma doverosa segnalazione per In This Life, quarto album solista di Virgil Donati, a mio avviso uno più elettrizzanti batteristi dell’era moderna. Molte le collaborazioni di prestigio effettuate dal drummer australiano (una delle più recenti sul bellissimo Solipsistic dei Semantic Saturation). Planet X Ring of Fire le principali band di appartenenza; poi il lavoro a proprio nome, centellinato e quasi abbandonato per molti anni, per poi essere finalmente ripreso e tornare con il nuovo capitolo, In This Life.

Celebre per la sua tecnica indiscutibile e per l’incredibile velocità e presenza che ottiene con l’uso dei piedi, il batterista di Melbourne ha sempre gravitato nell’ orbita fusionprog metal, suonando con alcuni dei migliori interpreti in assoluto dei generi: Ric Fierabracci, Scott Henderson, Derek Sherinian, Tony MacAlpine, Billy Sheehan, Franck Gambale da una parte, Steve Vai, Eric Norlander, Allan Holdsworth dall’altra.

Un prodigio di tecnica ed esperienza, tanto studio ed applicazione, ottimi collaboratori, fanno si che contrariamente a quanto spesso avviene, un album solista di un batterista si riveli interessante e, sopratutto, non noioso.Non vi è dubbio che comunque In This Life sia un disco particolare, dedicato sopratutto agli amanti dei generi cari a Donati ed a tutti i suoi potenziali emuli; gli va però dato atto di una notevole cura dei suoni e del song writing stesso, non finalizzato solo ad esaltare le qualità ben note del protagonista. In ogni caso, sopratutto per chi è dedito alle “pelli”, si possono trovare qua e la veri e propri gioielli, prodigi tecnici presentati comunque con gusto e tanto mestiere.

Quanto ai musicisti reclutati in questa occasione l’elenco è lunghissimo, tra loro mi limito a citare il “nostro” (ottimo e sempre più gettonato) Marco Sfogli alla chitarra, Doug Shreeve (basso), Alex Argento (tastiere). Dennis Hamm (piano).

Dieci brani articolati, complessi e molto tecnici nei quali però il buon Virgil, intelligentemente, costruisce una vera e propria impalcatura, non dimenticando di cercare anche sottili linee melodiche che servono a rendere coeso ed approcciabile l’album.

Eleven Trinity sono a mio parere i passaggi più entusiasmanti, un compendio di tecnica e gusto; resta inteso che ci muoviamo in ambiti musicalmente particolari, non c’è né ci può essere l’immediatezza di altre proposte ma, ripeto, la sensazione di distanza e freddezza scaturita in altre occasioni in questo caso è notevolmente contenuta.

Di grande levatura comunque è tutto l’impianto, cito così la title track, The Fall of DreamsIceland e la lunga e conclusiva The Empire.

Virgil Donati compie mirabilie a ripetizione (stacchi e contro tempi da capogiro) ma ben inserite nel contesto sonoro, lasciando oltretutto doverosi spazi agli altri strumenti; un ottimo ritorno solista dopo davvero tanto tempo.

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...