frontCome ormai ampiamente risaputo il breve interregno di Mike Portnoy con gli Avenged Sevenfold si è consumato davvero rapidamente: al solito troppi gli impegni del batterista e forse anche troppo “ingombrante” la sua presenza.

Nightmare (2010) aveva segnato uno snodo cruciale per il giovane gruppo californiano, con la prematura scomparsa del drummer Jimmy “The Rev” Sullivan ed il successivo avvento on stage dell ‘ex Dream Theater.

A distanza di tre anni gli A7X si ripresentano belli carichi con il loro sesto album intitolato Hail to the King. Il posto dietro le pelli, rimasto vacante, è occupato adesso dal giovanissimo Arin Ilejay con un passato nel metalcore.

Il disco è prodotto, come il precedente, dall’ottimo Mike Elizondo (Mastodon) e conferma a tutto tondo il passaggio ad un sound heavy metal, piuttosto lontano dal metalcore degli esordi. Probabilmente la gioventù è in grado di garantire quell’entusiasmo, quel “sacro fuoco”, quell’energia che con la maturità tendono un poco ad assopirsi, magari a favore dell’esperienza.Fatto sta che Hail to the King è un disco che “spinge” moltissimo, un campionario di metal moderno e fresco, una versione aggiornata al nuovo millennio di quell’ heavy metal che affonda le proprie radici negli anni ’80. Se si può muovere un’ obiezione sulla scelta effettuata dal quintetto questa può essere di essere andati un pò generalizzandosi, di avere lasciato per strada parte di quegli elementi che li caratterizzavano al debutto; dopo ripetuti ascolti, personalmente, penso di poter dire che invece la strada imboccata sia quella giusta.

I dieci brani contenuti nell’album sono vere e proprie rasoiate metal dove, partendo da un impianto storico, classico, gli americani innestano tutta il loro vigore con sonorità attuali e graffianti.

Un uno-due travolgente inaugura il Cd. Dapprima Shepherd Of Fire, aperta da sinistri rintocchi di campane e dall’inconfondibile timbro di M. Shadows, sempre più particolare. L’antico sodale Zacky Vengeance non è da meno, sostenendo come seconda voce il front man e come chitarra ritmica i ripetuti ma mai banali solo di Syn, reale variabile impazzita della band.

Poi tocca alla title-track ribadire, affondando il colpo; Synyster Gates guida la pattuglia sin dalle prime battute, sostenuto da una ritmica incessante. Johnny Christ (basso) ed il nuovo arrivato Arin Ilejay alla batteria erigono un vero e proprio muro, solido e granitico come nelle migliori tradizioni.

Altri ottimi momenti sono rappresentati da This Means War (aggressiva e di matrice piuttosto “purpleiana”), Crimson Day (immancabile mid-tempo ballad), Coming Home (tiratissima, grondante sudore e fatica) e la terminale Acid Rain, malinconico episodio di notevole atmosfera nel quale il singer offre un’ottima prova.

Interessanti e riusciti passaggi sono pure Requiem (con accenni gothic) e Planets, forse la traccia più articolata e complessa del disco, la quale vive una partenza un pò stentata per poi invece evolvere positivamente.

Doing Time (un proiettile) ed  Heretic (dall’andamento un pò scontato) completano il lotto di pezzi.

Non è solo oro ciò che luccica dunque ma a mio avviso Hail to the King si pone come una delle migliori uscite heavy metal degli ultimi tempi; grande carica, grinta, una bella voce (sporca quanto basta), il giusto spazio lasciato a soli di chitarra incendiari ed una freschezza inebriante lo rendono molto piacevole. I richiami a grandi nomi del passato ci sono sicuramente ma, a onor del vero, gli Avenged Sevenfold ci mettono parecchio anche del loro.

Max

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...