Annihilator Feast 2013

Pubblicato: settembre 1, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontDopo alcuni decenni Jeff Waters è ancora li, alla testa degli Annihilator, a menare fendenti e solidi riff con la sua chitarra. Sono trascorsi tre anni dall’album eponimo e la band canadese si ripresenta con il nuovo lavoro, Feast, quattordicesimo in studio per il gruppo thrash metal di Ottawa.

Giusto per completezza di informazione ricordo che tra gli innumerevoli musicisti transitati da queste parti ci sono il cantante Joe Comeau (Overkill) ed i batteristi Mike Mangini (Dream Theater) e Randy Black (Primal Fear).

Un passato glorioso alle spalle ed un’infinità di cambi di formazione non hanno inficiato comunque più di tanto la qualità dei lavori prodotti; chiaro che in un arco di tempo così ampio non tutte le ciambelle siano uscite col buco e qualche caduta (anche pesante) sia avvenuta ma in linea generale i risultati portati a casa depongono a loro favore.

Tornando all’attualità c’è da dire che se il capitolo precedente aveva tutto sommato ben impressionato (bisogna scordarsi però il livello dei primi due dischi), questo va oltre in positivo.

Il sodalizio ormai consolidato tra Jeff Waters (chitarra e seconda voce) e Dave Padden (voce e chitarra ritmica) è divenuto ultimamente il vero fulcro della band; intorno ruotano musicisti che possono cambiare di volta in volta. In questo frangente a completare la line-up troviamo Mike Harshaw alla batteria ed il venezuelano Alberto Campuzano al basso.

Feast è un disco solido, compatto, fatto di una serie di assalti all’arma bianca in perfetto stile thrash ma ciò che più conta è un lavoro che ancora sprigiona forza. Inutile andare alla ricerca di novità o di qualcosa di alternativo parlando di una band che suona questo genere da quasi venticinque anni, Vale per gli Annihilator come per qualsiasi altro gruppo; quel che tuttora può fare in qualche modo la differenza è l’impatto, la forza d’urto che un nuovo lavoro in studio può generare.

E quanto a questo Feast non delude; a cominciare dall’introduttiva Deadlock è un susseguirsi di proiettili sparati ad altissima velocità, frutto di riff incessanti e maligni e di una ritmica inarrestabile. Ma ha un ruolo decisivo la voce spietata di Dave Padden, graffiante ed incisiva lungo tutto il corso dell nove tracce.

Il basso e la chitarra funky di No Surrender sorprendono e regalano dapprima una ventata di novità, per lasciare poi spazio ad un ritmo inesorabile. Ecco che la band cerca anche di apportare qualche variante ed un pò di freschezza al proprio sound nel quale, ad ogni buon conto, i solo della sei corde di Waters si sprecano.

Wrapped appesa ad un filo, sospesa in bilico tra il classico thrash e tentazioni heavy/hard rock. L’andamento quasi sconcertante di Fight the World che vive di una introduzione in forma di ballad per poi improvvisamente scatenarsi con il più classico ed impazzito dei blast beat.

Di buon impatto si rivelano anche No Way Out (il testo magari non si segnala per la brillantezza), Demon Code (oscura e malvagia) e One Falls, Two Rise, pezzo più lungo in assoluto con i suoi otto minuti abbondanti nei quali i canadesi sciorinano anche una buona e variata vena compositiva.

E se Smear Campaign procede come un inflessibile schiacciasassi, il colpo di teatro arriva invece con Perfect Angel Eyes, immancabile ballad che sposta radicalmente gli equilibri sonori. Il canto di Padden si fa ispirato e quasi accorato, l’atmosfera languida e bollente.

Al tirare delle somme dunque gli Annihilator tornano in gioco con rinnovata energia e grinta, frutto forse anche dell’inserimento di una coppia ritmica giovane, fresca e “combattiva”. Feast probabilmente non aggiunge niente di indimenticabile al loro repertorio né al mondo thrash metal in generale ma è innegabile che la volontà e la forza per riproporsi ci siano ancora tutte.

Max

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