frontAndando a presentare Le Ver dans le Fruit, ottava e ultima fatica dei Nemo, mi è assolutamente necessario fare una premessa, finalizzata ad evitare fraintendimenti di qualsiasi natura.

Pur avendo orecchie “aperte” ad ogni genere di proposta, dovunque arrivi, anche io ho i miei gusti o, forse meglio, i miei limiti: uno di questi risiede nel fatto di non fare mio e quindi non gradire l’idioma francese nel rock, in qualsiasi sua forma. Questo solo perché le sonorità spesso morbide della lingua e una certa mancanza di sintesi fanno sì che le parti cantate…non mi “arrivino” come dovrebbero.

Il discorso fatto in questa sede per i Nemo vale ad esempio anche per i Lazuli ma, ribadisco, va considerato solo come una mia mancanza e niente di più.

Ciò detto vale comunque la pena segnalare questa nuova uscita del quartetto francese, estremamente prolifico se si pensa che l’esordio discografico risale solo al 2002.Magniloquenti e spesso infiniti nelle loro produzioni, autori di dischi mediamente sempre lunghi, i Nemo tornano alla carica due anni dopo Revolu$ion e lo fanno in pompa magna, con un doppio CD della durata di un’ora e mezza. Autori di smisurate suite, lunghe anche 25 minuti, in questa occasione diluiscono il carico sui due dischi ma, in ogni caso, proprio il brano conclusivo ne oltrepassa comunque i 17.

L’impronta tipicamente progressive della band si allaccia poi a sonorità new prog ed a vecchie e mai sopite reminiscenze metal che ogni tanto, timidamente, si riaffacciano.

Jean Pierre Louveton (chitarre e voce), Guillaume Fontaine (tastiere e voce), Lionel-B Guichard (basso) e Jean Baptiste Itier (batteria) riescono a fondere con maestria il sound prog di due ere ormai lontane tra loro; la tecnica di cui dispongono permette di spaziare a piacimento tra fughe, contrappunti ed innumerevoli cambi di ritmo. Variazioni continue sul tema, sezioni dilatate come nella migliore tradizione, sono tutti elementi tipici del progressive ed anche questa volta non ne manca neppure uno.

Le Ver dans le Fruit infatti conferma le doti conosciute del gruppo transalpino e, a mio avviso, anche i limiti. Musica tecnicamente indiscutibile, molto ben costruita ma che personalmente trovo poco coinvolgente; sento di nuovo una certa freddezza di base pur apprezzando l’impianto sonoro che è indiscutibilmente di qualità.

E’ possibile che nella mia valutazione influisca quanto premesso da principio, tant’è che non a caso prediligo maggiormente le lunghe sezioni strumentali.

Ad ogni modo, entrando più in dettaglio, credo di poter dire che il CD 1 sia più piacevole,organico e meno prolisso grazie ad una maggiore sintesi e compattezza. Nel secondo i Nemo cedono alla loro più grande tentazione, dilatando a dismisura i brani come nel caso della suite Arma Diania che, pur ben strutturata, poco aggiunge a ciò che già si conosce della band.

Tra le tracce meglio riuscite voglio citare  Milgram, 1960Verset XV  Un pied dans la tombe. Qui a mio parere i Nemo offrono il meglio, sviscerando i temi musicali in modo complesso, con grande qualità e ottimi suoni. Sono i passaggi in cui più si mette in luce la chitarra di Louveton, quelli in cui la ritmica da dimostrazione di ottimo affiatamento e buona varietà di “colpi”.

Sempre di buona filigrana, anche se forse un gradino sotto, indico Trojan (Le ver dans le fruit),  Neuro-Market Le fruit de la peur .

Per quanto riguarda invece il CD 2 A la une e sopratutto Allah Deus a mio avviso ingranano meglio; discorso a parte per Arma Diania che se avesse beneficiato di una durata minore sarebbe stata probabilmente un altro momento topico del disco. In questo modo invece pare come una coerente “ostinazione”, un tassello che assolutamente non deve mancare.

Sensazioni contrastanti dunque: da una parte (musicalmente) un senso di gradevolezza e compiacimento, pur se frustrato da una durata eccessiva e alla fine un pò penalizzante. Dall’altra le difficoltà (mie) a rapportarmi con il canto in francese.

Ad ognuno il proprio responso ma, sicuramente, da ascoltare.

Max

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