Hibernal The Machine 2013

Pubblicato: settembre 8, 2013 in Saranno famosi
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frontHibernal è un nuovo progetto, un’ idea che fanno a capo al poli strumentista australiano Mark Healy; testi, musica, la produzione e persino l’art work sono a cura del giovane musicista di Brisbane.

La storia narrata, vero fulcro e bussola dell’intero lavoro, è basata su di un breve racconto scritto dallo stesso Healy ed intitolato (guarda un pò…) Welcome to the Machine. L’album in questione, che segna il suo esordio, si intitola sinteticamente The Machine.

Musicalmente è evidente come Healy prenda le mosse dai Pink Floyd ma a mio parere nelle sue sonorità c’è tanto anche di Mike Oldfield, forse pure in quantità maggiore.

Ovvio che essendo nel 2013 i suoni vengano resi attuali e distanti da quelli di decine di anni fa; resta però come traccia l’impianto globale, in fin dei conti The Machine pur essendo diviso in undici segmenti lo si può intendere come una unica suite, sezionata in episodi per una migliore fruibilità all’ascolto.Grande abbondanza di arrangiamenti dunque per un concept album che, volendolo per comodità etichettare, suona post rock e comunque collocabile nell’infinito mare del new prog.

Il tema principale verte su di un ipotetico viaggio attraverso le ambizioni, i momenti di tristezza e la difficoltà nell’effettuare le scelte da parte del genere umano; tutto questo viene esemplificato puntando il mirino sulle vicende di un uomo il quale, mentre si trova a scalare posizioni di rilievo all’interno di una grossa azienda, si rende conto di quanti sacrifici e rinunce al proprio “io” deve accettare.

Ciò che fa da collante, da guida in questo viaggio musicale sono proprio le accentuate parti narrate che recitano in questa occasione un ruolo fondamentale. Non solo tracciano il cammino durante l’ascolto ma disegnano anche gli stati d’animo, le emozioni, i sentimenti. Le voci dell’attore Rowan Michaels (narratore), Samantha Béart (attrice inglese qui nel ruolo di Jane) e Robert Blythe (attore gallese – Mr. Wilkins) dunque giocano un ruolo fondamentale nel plot.

Da un punto di vista strettamente musicale al primo ascolto The Machine mi ha lasciato…tra color che son sospesi, nel senso che non è riuscito a catturarmi con immediatezza, né per intero. Dopo ripetuti ascolti invece la valutazione si è modificata, positivamente; non ci sono veri passaggi a vuoto, orpelli inutili o parti essenzialmente riempitive. Il disco però, pur diviso per tracce, va assorbito nella sua totalità e, possibilmente per intero, pena lasciarlo monco o incompleto.

Volendo addentrarsi nelle pieghe, nei dettagli, ci sono comunque alcuni episodi che musicalmente mi hanno maggiormente colpito. Primo tra questi, senza dubbio, Downward dove riecheggiano chiaramente i richiami di cui fatto cenno poco prima, uniti a sonorità e a un “sentire” moderno. Un lungo strumentale in cui per la verità abbondano anche suoni programmati, interrotto dalla voce narrante e che ha la prerogativa di cominciare con un’atmosfera (sognante, inquieta) e di evolvere verso un’altra, molto più dura ed elettrica.

No Return segna uno dei momenti più drammatici della storia; un lento crescendo grazie ad un basso ipnotico, un fluido e montante magma che, inevitabilmente, riaggancia la psichedelia dei Floyd.

Di tutt’altra pasta è fatta One Last Glimpse, malinconico e breve passaggio giocato tra due chitarre ed un tappeto di tastiere in sottofondo.

Per concludere voglio poi ricordare Disconnection che a mio parere si può considerare “la vetta” del Cd ed è qui che, in alcuni momenti, si fa più vivido il parallelo con alcuni lavori di Mike Oldfield.

Pur con tutti i richiami ed i parallelismi citati The Machine rimane a mio avviso un disco singolare ed atipico, assolutamente non indifferente come debutto, oltretutto realizzato con pochi mezzi ed in “solitaria”. Resta da vedere se e come evolverà il progetto Hibernal.

Max

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