Placebo Loud Like Love 2013

Pubblicato: settembre 10, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontOgni tanto è piacevole concedersi una digressione musicale più disimpegnata, a patto che di base ci sia comunque un pò di sostanza. Quale migliore occasione allora per tuffarsi su Loud Like Love. settima fatica dei Placebo !

Quattro anni dopo l’uscita di Battle for the Sun la band capitanata da Brian Molko si riaffaccia sulla scena alternative rock con un disco al 100%…Placebo; niente di nuovo dunque né di diverso, il trio di base a Londra procede imperterrito lungo il proprio cammino, tracciato dal 1996 sulla voce nasale e la personalità del front man lussemburghese.

A ben guardare però qualche differenza rispetto al predecessore esiste; innanzitutto la produzione, affidata in questa occasione ad Adam Noble, ha contribuito a ricondurre il sound della band verso il passato, sottolinenado l’utilizzo degli archi ed eliminando in pratica quello dei fiati e di strumenti meno convenzionali.

Anche la durata complessiva del disco si aggira su 5 minuti in meno rispetto a Battle che aveva abbondantemente sforato i cinquanta minuti.Si ha dunque come la sensazione di un ripensamento, di un riposizionamento su di una piattaforma più familiare e meno “sperimentale”. Questo non penso vada interpretato come il rinnegare il capitolo precedente (che ha goduto di vendite molto consistenti) ma più probabilmente come la volontà di ripartire da un punto del passato che magari, negli intendimenti, potesse riallacciarsi a Meds (2006).

Missione compiuta quindi, nel senso che Brian Molko, Stefan Olsdal e Steve Forrest inanellano con facilità buone ed immediate melodie, imperniate come sempre sulla voce e la presenza molto particolare del singer e chitarrista.

 Loud Like Love è una raccolta di canzoni con l’amore come tema sullo sfondo, raccontato e vissuto ai nostri giorni; l’amore vero e disperato, l’amore virtuale vissuto sul filo di una chat o di un social network davanti ad un monitor e dunque pure il senso di isolamento e di irrealtà che ne può derivare. Musicalmente il disco scorre via piacevolmente, senza particolari intoppi, mantenendo una linea di galleggiamento sempre oltre la sufficienza.

Tra i dieci brani che lo compongono voglio comunque segnalarne in particolare tre; il primo si intitola Scene Of The Crime ed è tra l’altro il più corto del lotto, tre minuti e mezzo circa. La nota androginia di Molko si trasmette qui alla perfezione, permeando il pezzo della consueta aria malinconica e decadente grazie anche all’incedere del piano. Ma è forse anche uno dei brani con più cambi di tempo e sonorità.

Hold on to Me è un altro passaggio fondamentale e tra quelli che più rimandano alla produzione classica del gruppo. Un tempo cadenzato, ipnotico, accompagna le tastiere ed il successivo intervento degli archi, sui quali spicca la voce in questo caso narrante di BM.

Da un punto di vista melodico l’episodio migliore a mio avviso rimane A Million Little Pieces dove il pathos e l’atmosfera creati dal suono del piano trovano naturale coronamento nell’incontro/scontro con il timbro del front man, qui inconfondibile e coinvolgente. Bello l’arrangiamento a cura di archi e tastiere, un pezzo che può entrare di diritto tra gli anthem del trio.

Too Many Friends (presentata come singolo), la title track, Exit WoundsBegin the End Bosco (dal testo piuttosto intimo e personale) sono tutte tracce piacevoli, completamente in Placebo’ s style.

Rob the Bank Purify i momenti che invece meno mi hanno convinto.

Anche volendo cercare, il capello da spaccare in quattro non si trova. Loud Like Love conferma tutto quanto si sapeva sul trio inglese, nel bene e nel male. Chiamatelo alternative rock oppure pop/rock ma il loro è un sound che oramai possiede il marchio di fabbrica; le atmosfere si ripetono, le immagini corrono via veloci, il consueto velo di malinconia è sempre presente. Assolutamente nulla di stupefacente ma, complice la natura crepuscolare, adatto alla stagione autunnale alle porte, leggero ma non frivolo.

Max

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