frontMusicista eclettico, apprezzato tastierista e compositore, Vivien Lalu era salito alla ribalta già otto anni fa con Oniric Metal sotto il moniker Lalu. Un interessante e stimolante prog metal, prodigo di valide linee melodiche che non mancò di segnalarlo all’attenzione degli appassionati.

Dopo un lungo periodo impiegato nella composizione di colonne sonore, l’attività con la band Shadrane e numerose collaborazioni prestigiose (Shadow Gallery, Derek Sherinian), il musicista parigino ha deciso di rimettere mano al progetto originario.

Pubblicato da Sensory Records esce così Atomic Ark che mostra all’opera un cast di rilievo, corroborato da alcune presenze “aggiunte” davvero di peso; partendo dal nucleo centrale del gruppo si segnalano Martin LeMar (voce, Mekong Delta), Mike LePond (basso, Symphony X), il nostro validissimo Simone Mularoni (chitarra, DGM) ed alla batteria, dulcis in fundo, Virgil Donati.

Ad alzare la posta concorrono in un brano Jordan Rudess (DT), il sempre più vivace e presente Marco Sfogli alla chitarra e Jens Johansson (Stratovarius).Le note informative sul CD spiegano che Atomic Ark è stato inciso tra Stati Uniti, Germania ed Italia e mixato a Parigi nello studio di Lalu. Artwork a cura dell’artista californiano Travis Smith, già noto e riconoscibile nel tratto per i suoi lavori con AmorphisRiverside, Katatonia e molti altri.

Un’operazione frammentata dunque nella sua elaborazione ma resa oggi possibile dalla tecnologia che riesce ad annullare le distanze; come sempre in questi casi difficile ipotizzare di avere un riscontro live, i molteplici impegni dei musicisti rendono improbabile che ciò si concretizzi.

Un sound compatto, granitico, sottolineato dallo splendido lavoro del drummer apre le danze con Greed, gustoso inizio; nota di merito anche per Mularoni che con la sua chitarra dispiega immediatamente le sue credenziali.

War on Animals prosegue sulla scia, aumentando semmai i giri mettendo in luce anche l’ottima prova vocale di LeMar. Impressionante il lavoro della ritmica.

E così, passando attraverso la dinamica Tatonka, giunge un passaggio breve e delicato, una ballad malinconica intitolata Mirror Prison nella quale chitarra acustica, tastiere e controcanto accompagnano la voce di LeMar, qui non troppo distante da un Geoff Tate di annata. Di qui poi prende le mosse, suadente ed appassionata, la successiva Deep Blue nella quale suggerisco di prestare comunque attenzione al lavoro di Donati.

Un potente episodio con risvolti orchestrali (Bast) anticipa l’ingresso di Momento, frammento che racchiude perfettamente in sé le due anime del genere. Si prosegue con Follow the Line in cui è il turno del basso di LePond di mettersi in primo piano, con linee nette e decise.

Slaughtered, come anticipato, vede la presenza di Jordan Rudess Marco Sfogli; il pezzo è molto aggressivo, movimentato e fantasioso ma dotato di una melodia (a mio parere) non tra le più convincenti.

In ultimo una suite, Revelations con i suoi venti minuti scarsi. Vivien Lalu da sfogo alla sua immaginazione con una ouverture estremamente cinematografica e di atmosfera ed un lungo e coinvolgente segmento solista al piano. E di qui in poi va un applauso alla prestazione vocale del cantante, realmente degna di nota, in un’ atmosfera epica e crescente. Credo di poterlo indicare come il momento migliore del disco.

Ad ogni buon conto  Vivien Lalu si conferma tastierista ed autore di pregio nel panorama prog metal, Questo secondo episodio trova un musicista più maturo e con un invidiabile bagaglio di esperienze al proprio attivo. La scelta dei collaboratori risulta vincente perché a dispetto della “precarietà” il sound sembra appartenere a quello di una band vera e propria e non è merito da poco.

Ottima cifra tecnica ma dispiegata con gusto e misura, evitando di indugiare in impossibili fraseggi che finiscono per essere puramente auto referenziali. Davvero interessante.

Max

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