FrontPer la dinamica etichetta Freia Music è in uscita The Gift of Anxiety, primo lavoro della band olandese Sylvium, L’album fa seguito ad un iniziale EP intitolato Purified realizzato nel 2010 e mi è parso valesse la pena evidenziarlo, sia per la qualità proposta sia perché è incanalato in quella corrente denominata heavy prog che, a mio parere, può avere ancora qualcosa da dire.

Se il primo approccio, strumentale, era sostanzialmente basato sull’ingegno musicale del mastermind Ben van Gastel (chitarra e tastiere), il progetto adesso ha preso forma definita e più elaborata. Il gruppo da duo si è trasformato in un quartetto e la scaletta prevede pure due parti cantate grazie all’ingresso di Richard de Geest, voce e seconda chitarra.

Proprio di recente una data a supporto dei Galahad, in tandem con i compagni di scuderia The Aurora Project, è stata organizzata per la presentazione live di The Gift of Anxiety.Tornando al motore centrale della band (Ben van Gastel) bisogna notare come il compositore tenda a spaziare tra più generi, con accenti e sonorità che talvolta toccano sponde psichedeliche e sopratutto ambient; in questo debutto ufficiale tali caratteristiche permangono ma non più prevalenti come in precedenza. Indubbiamente il fatto di potere contare su di un gruppo vero e proprio ha permesso di dare maggiore profondità e spessore al suono, varcando ed espandendo i confini già tracciati.

Il tema dell’ansia è il punto centrale del disco e viene sviluppato in sei segmenti. Gijs Koopman (basso, ex Knight Area), Greg Geurtsen (batteria), Janroel Koppen (piano) e le tastiere aggiunte di Antal Nusselder disegnano architeture di un prog ardito che, se può pescare qualcosa dai contemporanei (Anathema , Porcupine Tree Riverside su tutti), non esita a spingersi oltre, quando appesantendo i ritmi e quando dilatando oltremodo le atmosfere.

In apertura ho definito la loro musica heavy prog ma potrei azzardare anche ambient prog; è il solito giocare con le definizioni ma trattandosi di un gruppo emergente può essere utile a spiegare la tipologia di sound.

Disposable, brano di apertura, declina istantaneamente gli intenti sonori del gruppo, fatti di “tiro”, fitti tappeti di tastiere, riff ipnotici di chitarra ed importanti e profonde linee di basso. Ottimo esordio !

Surround registra così il primo brano cantato dei Sylvium; la calda voce di Richard de Geest si disimpegna efficacemente su di un tessuto molto ritmato, circolare nel suo andamento, punteggiato da un bel break di chitarra che conduce ad una parte conclusiva più evocativa.

Sylvium riescono a tirare fuori dal cilindro il proverbiale coniglio. Falling infatti ha il potere di riassumere in sé i due pezzi citati, ampliandoli ed espandendoli secondo una traiettoria dapprima prevedibile e poi decisamente più oscura ed aggressiva. Quando tutto sembra già scontato ecco che il mood cambia repentinamente, dirigendosi, grazie agli accordi del piano prima e della chitarra poi, verso un sentire malinconico e nostalgico. Il solo della sei corde riannoda i fili del tempo, rimandando a passaggi di Gilmour.

Ominous riprende la sua corsa e, nuovamente, si presentano lontani riverberi floydiani, dei tempi di Meddle frammisti ad indicazioni più vicine al lavoro di Steven Wilson & Co.

Si continua con Heaven, i suoni sono perennemente cupi e senza scampo a rappresentare perfettamente il tema trattato. Musica assolutamente non “figurativa”, composta e permeata di sensazioni.

Questo viaggio senza respiro viene chiuso da Weathering con la quale torna la voce del singer. Inevitabilmente la melodia prende il sopravvento, esaltata e supportata dal buon lavoro della chitarra, per un finale meno claustrofobico.

Considerando che è il primo lavoro in studio trovo The Gift of Anxiety molto promettente, Ben van Gastel con i suoi Sylvium propone sonorità ben amalgamate tra loro, seppur appartenenti ad epoche diverse ma quel che più conta è che riesce a tirarne fuori qualcosa che, seppur derivativo, sembra mostrare dei propri connotati.

Max

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