frontQuando hai in squadra due pesi massimi come Myles Kennedy Mark Tremonti indubbiamente parti avvantaggiato, come si suol dire “sei già un pezzo avanti”. L’ascesa degli Alter Bridge è stata rapida ed inarrestabile, i primi due album sono stati veri e propri traccianti nel cielo della scena alternative metal o, se preferite, alternative rock; il terzo episodio è coinciso con il passaggio sotto le insegne della Roadrunner Records ed ha sancito la definitiva esplosione della band di Orlando (forse andrò contro corrente ma pur avendolo molto apprezzato mi ha entusiasmato meno).

Poi, credo a ragione, è seguita una pausa durante la quale comunque Kennedy ha pubblicato Apocalyptic Love in coppia con Slash, mentre il chitarrista ha inciso l’ottimo debutto solista (All I Was); per non restare al palo il batterista Scott Phillips nel frattempo si è unito ai Projected.

Dopo altri tre anni dunque il gruppo della Florida presenta il quarto lavoro in studio, intitolato Fortress e prodotto nuovamente da Michael “Elvis” Baskette.Dodici pezzi, tirati, per un’ora abbondante di hard rock o come meglio lo si voglia definire.; uno di questi vede come voce solista Mark Tremonti (Waters Rising).

Una sezione ritmica rocciosa e collaudata (Brian Marshall-Scott Phillips), un front man con una voce cui ormai non servono più appellativi (Myles Kennedy) ed un chitarrista molto cresciuto tecnicamente e come presenza, in grado adesso di rivelarsi anche buon cantante (Mark Tremonti).

Fortress vive di questi elementi e riporta a mio parere gli Alter Bridge ad un alto livello all’interno del perimetro sonoro specifico; limate alcune “compiacenze” presenti sul disco precedente, ripartono spediti a martellare come sanno senza mai perdere di vista la melodia ma, al tempo stesso, senza troppi indugi e concessioni.

Tipici esempi di questo sono identificabili proprio in Waters Rising che come detto vede Tremonti anche in veste di cantante (davvero niente male) oppure nella lunga title track di chiusura; due pugni d’acciaio, potenti e senza compromessi che non mancano comunque di denotare costruzioni accurate, né semplicistiche né scontate. A mio avviso due passaggi assolutamente degni delle migliori cose fatte dagli AB.

Non ci sono veri filler, riempitivi messi a a casaccio, il livello si mantiene sempre ragguardevole ed è da notare come si sia dilatata la durata di alcuni brani, Cry Of Achilles spinge moltissimo, senza sosta (Tremonti in gran spolvero), se possibile Bleed It Dry si sporge oltre con riff pesanti e oscuri, tra pause e ripartenze quasi thrashLover è una sontuosa up tempo ballad perfettamente calata nello stile del quartetto.

The Uninvited insiste su di un ritmo più cadenzato, le due chitarre creano ottimi intrecci e la voce di Kennedy sale a dismisura mentre per Peace Is Broken Myles e Mark si dividono il microfono in uno degli episodi più metal in scaletta,

Ancora, Cry A River tiene la corda del sound bene in tiro, il refrain forse è un pò prevedibile ma l’impatto è assicurato; Farther Than The Stream esibisce un’altra prova vocale stellare di MK ed un sound più pesante rispetto al passato.

All Ends Well è una rock ballad morbida, Calm The Fire ha quasi le stimmate dell’inno e vede il singer dare sfogo alla sua immensa estensione vocale, Addicted To Pain (brano scelto come singolo) è forse l’unico che trovo meno convincente.

Con Fortress indubbiamente gli Alter Bridge hanno sfoderato gli artigli, assestando una bella zampata. Detto delle indiscutibili individualità ciò che più mi ha colpito è stata la cresciuta consapevolezza, il sound divenuto più heavy ed a tratti oscuro; trovo la scelta perfettamente azzeccata, il pericolo di scivolare su qualcosa di eccessivamente easy poteva essere dietro l’angolo. Consigliato.

Max

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